Biglietto a 2 euro: quello che la LETTERA DI SALA non dice

Il Sindaco Sala spiega in una lettera aperta l’aumento del biglietto ordinario. Qualche domanda e alcune idee su come risolvere strutturalmente il deficit del servizio pubblico milanese

Credits: nuovosistematariffario.atm.it
Credits: nuovosistematariffario.atm.it

Nel giorno dell’entrata in vigore dell’aumento del prezzo del biglietto dei mezzi pubblici urbani da 1,5 a 2 euro, il sindaco Sala ha inviato una lettera aperta ai cittadini in cui motiva la sua scelta.

La lettera di Sala: l’aumento del biglietto serve per migliorare il trasporto pubblico e per tutelare meglio l’ambiente

Nella lettera il sindaco spiega che “Mezzi pubblici il più possibile efficienti e puntuali sono la condizione per avere una Milano capace di crescere, di rispettare i suoi impegni, di assicurare un ambiente più pulito a noi e ai nostri figli.”.

La decisione di aumentare il biglietto ha come effetto quello di avere “Per la prima volta con lo stesso biglietto potranno muoversi 4,2 milioni di abitanti di Milano e di altri 212 comuni lombardi. Non solo. L’abbonamento annuale non cambierà di prezzo e abbiamo prodotto un articolato sistema di vantaggi riservati agli under 30 anni, a chi è più disagiato

“Ma, direte, e l’aumento del biglietto?”

Così ha risposto il sindaco: “Rivendico il diritto e anche il dovere di un sindaco di guardare al futuro della città e di reperire i mezzi necessari per continuare a mantenere Milano al livello raggiunto oggi e anche a migliorarlo. (…) Guardare avanti, puntare a un futuro migliore, più equo e più rispettoso dell’ambiente: questi sono gli obiettivi che ci siamo proposti e questo è il mio modo di intendere il mestiere di sindaco. […]

“Ogni euro che incasseremo in più si tradurrà, e questo è un mio impegno, in qualità del nostro sistema”.

In sintesi quindi la linea del sindaco è che ci vogliono più risorse per rendere più efficiente il sistema dei trasporti pubblici e introdurre adeguate politiche per migliorare le condizioni ambientali del nostro territorio.

I punti di forza della riforma: la strategia alla londinese di integrazione con l’hinterland

Negli ultimi 7 anni (dal 2011 al 2018) la rete del trasporto pubblico (vetture x km percorso) è cresciuta del 9%, 12 milioni di km percorsi in più ogni anno, oltre a M5 e alla prossima M4 è entrato nel vivo il piano da 1 miliardo di euro per una rete di trasporti 100% elettrica entro il 2030 grazie a nuovi bus e tram.

ATM  incassa da biglietti e abbonamenti solo il 50%, mentre il resto arriva dalla fiscalità generale, dai trasferimenti di stato e regione, che continuano a diminuire (la Regione ha tagliato complessivamente circa 70 milioni di euro), mentre il Comune di Milano ha raddoppiato il proprio contributo da 70 a 140 milioni di euro. In altre parole, il comune di Milano finanzia con circa 100 euro per ogni abitante il trasporto pubblico. Paradossalmente, più il servizio è utilizzato, più costa alle casse pubbliche. (Fonte: GenitoriAntismog)

In queste condizioni il STIBM (Sistema Tariffario Integrato dei mezzi pubblici) e il relativo aumento tariffario, dai biglietti agli abbonamenti mensili, si pone come fine di favorire gli abitanti dell’hinterland. Per quanto riguarda l’abbinamento espresso tra aumento del costo del biglietto e necessità dell’ambiente, cosa che sembra un controsenso logico, i punti a favore dell’intervento sarebbero:

  • Una maggiore fidelizzazione dei passeggeri (dal 2020 è previsto l’abbonamento pluriennale scontato e tessera a vita) incentivando gli abbonamenti e sfavorendo i biglietti singoli
  • Una integrazione tra tutti i mezzi (tram, bus, metropolitane, treni, linee extraurbane) degli operatori di trasporto sul territorio (in futura sulla tessera si avranno anche i mezzi in sharing)
  • Un auspicato aumento sul numero dei passeggeri in entrata e uscita dal Comune di Milano, riducendo contestualmente il flusso di mezzi privati

Il principale punto di riferimento della riforma è la creazione di un sistema tariffario integrato sul modello londinese dal quale il prossimo anno verrà mutuata anche la Oyster Card  in salsa milanese (tessera prepagata dei trasporti che calcola in automatico la miglior tariffa in base ai percorsi fatti, sulla scorta di quello che viene fatto con il pagamento contactless, ma con il calcolo addirittura su base mensile e non giornaliero), che non so se lo sapete, ha il proprio software sviluppato per il 90% da una società milanese.

I punti deboli della riforma: alcune idee su come si potrebbe compensare l’aumento del biglietto

“Ogni euro che incasseremo in più si tradurrà, e questo è un mio impegno, in qualità del nostro sistema” ha dichiarato il sindaco nella sua lettera. Su questo punto però esistono degli interrogativi ancora irrisolti. In particolare da cittadini avremmo apprezzato un impegno maggiore a introdurre compensazioni immediate all’aumento del biglietto in termini di maggiore servizio, soprattutto per colmare le principali lacune che i viaggiatori della metro lamentano.

In particolare ecco cosa avremmo apprezzato che la giunta facesse per compensare l’aumento del prezzo del biglietto:

  • Costruire e rendere gratuiti grandi parcheggi presso i capolinea per rendere più conveniente l’abbandono dell’auto per chi prende la metropolitana
  • Introdurre agevolazioni consistenti per la sostituzione del parco auto inquinanti con auto ibride/elettriche
  • Rendere tutte le piste ciclabili realmente utilizzabili senza improvvise interruzioni
  • Aumentare la cifra di 23 milioni stanziata per la sostituzione di tutte le caldaie private a gasolio (dovrebbe esser circa 3.500 a far data 2017) e accelerarne la dismissione ed il divieto prima del 2023, che risulta essere l’obbiettivo attuale
  • Fare estendere da ATM l’orario di funzionamento della metropolitana, soprattutto nelle ore notturne nel fine settimana
  • Aumentare la frequenza dei treni della metro e abolire l’orario estivo, in coerenza con quanto lo stesso sindaco ha detto di non amare le eccezioni, come quella di abolire i limiti all’area C nel mese di agosto.

Ci sarebbero sufficienti risorse, a quanto pare no…ma forse manca anche la volontà politica.
Sicuramente se Milano fosse già Città Stato e avesse quindi risorse di altro tipo, avrebbe potere e risorse per realizzare politiche meno conservative e più coraggiose.

Se Milano fosse città stato si potrebbe fare una vera politica ambientale: ci sarebbero risorse per rendere gratis i mezzi pubblici per i residenti

Nel mondo, in alcuni stati e città, si sta sperimentando la gratuità dei mezzi pubblici. Se Milano acquisisse l’autonomia e le risorse di una regione, potrebbe disporre tra gli 8 e gli 11 miliardi di euro in più ogni anno, a seconda del criterio utilizzato di suddivisione delle risorse con il resto della Lombardia.
In questo caso potrebbe farsi carico agevolmente in teoria anche dell’intero ricavato dei biglietti, di circa 450 milioni di euro all’anno, ossia pari a circa il 5% delle risorse extra a disposizione come città regione. Milano potrebbe così essere d’avanguardia nella lotta all’inquinamento sperimentando il servizio di trasporto pubblico gratis per tutti i residenti della Città Metropolitana, magari portando a € 3 il biglietto per i turisti, dando un incentivo incredibile a sostituire il mezzo privato con il servizio pubblico.
Le risorse sarebbero in questo caso sufficienti per migliorare il servizio, il comfort e magari per prendersi in carico la gestione di tutto il sistema suburbano indegno di Milano e della Lombardia a causa di TreNord e di chi la gestisce.

Quindi, come arriviamo ad ottenere queste risorse ed i relativi benefici? Votando l’autonomia!

REFERENDUM DAY A OTTOBRE: TUTTI PRONTI A VOTARE

Si tratta di una strada ampiamente percorribile, anche se non sarà un processo banale: la partenza a Ottobre con il Referendum Day, non rimane che accompagnarci in questo viaggio. Chi voglia darsi da fare in modo attivo invece che lamentarsi rimanendo sorpreso per questo e altri problemi derivanti da assenza di risorse e di poteri per Milano, ci scriva: info@milanocittastato.it (Oggetto: CI SONO ANCH’IO). Non sarà facile, ma ce la faremo.

FABIO MARCOMIN

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