L’innovazione a Milano si chiama STARTUP: tutti i passi per avviare un’impresa di successo

Milano è un ecosistema che si autoalimenta, l’unica città in Italia pronta all’innovazione. “Per uno Startupper è un privilegio sviluppare il progetto in città”

startup

Pensiero libero, creatività e volontà nel portare Innovazione, sono questi i connotati di una STARTUP.
Dall’inglese “partire, mettersi in moto”, così viene definita una nuova impresa appena costituita. Una Startup è un’attività imprenditoriale innovativa che risponde al bisogno del mercato, con soluzioni smart e tecnologiche.

Sempre più giovani scelgono di inventarsi il lavoro: molti di loro sono Startupper, attenti osservatori che applicano le loro competenze al fine di sviluppare business capaci di scalare i mercati nazionali ed internazionali.

Milano è l’unica città in Italia pronta all’innovazione e mostra vivo entusiasmo nell’accogliere queste iniziative. Le opportunità qui corrono veloci e per uno Startupper è un privilegio sviluppare il progetto in questo capoluogo tecnologico.

 

“Prima di sviluppare una Startup è fondamentale crearne il valore. Bisogna avere la consapevolezza dei propri strumenti”

Mattia Ferretti, Founder JOJOLLY

 

 

Si va dai sei mesi ad un anno di tempo per impostare il progetto e dare inizio alla fase di sviluppo. Questa è la Business Idea, prima fase. Richiede un’analisi strutturata del settore di riferimento, accompagnata dalla selezione del team di lavoro per garantire un’ottima fase di sviluppo. Sono necessari dei test per verificare la funzionalità del progetto perché spesso capita che ci si innamori della propria idea, non tenendo conto della scarsa richiesta nel mercato.

Nella ricerca dei profili si fa affidamento agli Head Hunter (sono degli scovatori di professionisti e talentuose risorse). L’obiettivo è creare la giusta sinergia nella squadra inserendo profili complementari che presentino delle aree comune di interessi.

Nella seconda fase si converte l’idea in progetto. Viene elaborato il Business Model (modello di Business) e l’Execution (piano d’azione) con cui entrare nel mercato.

In questa fase entrano in gioco organi che prendono il nome di incubatori ed acceleratori. Hanno l’obiettivo di accelerare lo sviluppo dell’impresa e sono volti a fornire una vasta gamma di servizi di supporto, come ad esempio corsi di formazione e un ufficio ove operare.

Le giornate sono ritmate da numerosissimi pitch: consistono nella presentazione del prodotto ad eventuali investitori, il momento della verità in cui lo Startupper dovrà dimostrare l’efficacia dell’impresa, il mercato che andrà a coprire ed i sviluppi futuri.

Quando il prodotto avrà preso forma definitiva si entrerà cosi nella terza fase: dall’inglese, la Seed-Stage (fase di semina), in cui bisognerà ottenere visibilità ed aggredire il mercato. A questo punto entrano in gioco i Business Angel. Sono Investitori informali, con competenze finanziarie e strategie d’impresa. Il loro contributo non è solo economico, ma si estende anche a livello amministrativo. Molto spesso sono partecipi nelle attività dell’impresa, aiutando nella parte gestionale ed offrendo la loro rete al fine di avvicinare ulteriori investimenti.

Ad un anno dal lancio, validato il prodotto nel mercato si entra nella penultima fase, Early-Stage in cui si è trovato il metodo per scalare il mercato e si è raggiunto un elevato potenziale di sviluppo. Il processo è raggiungibile solo all’adempimento di un determinato ricavato e grazie al contributo di una squadra di lavoro ben strutturata che ha permesso la più chiara definizione del prodotto finale. A tal punto è possibile accedere a degli investimenti senza offrire garanzie. Questa forma di finanziamento prende il nome di Venture Capital.

La luce in fondo al tunnel che ogni Startupper segue si chiama Exit, la fase finale come suggerito dal termine stesso. Arriva con la crescita e l’aumento del valore all’impresa. Consiste nella strategia di uscita degli investitori:questi vendono le loro quote sul mercato con la conseguente quotazione in Borsa. L’altra alternativa è cedere le quote ad un gruppo industriale, oppure ad un grande imprenditore.

Dal 2012 ad oggi è stato fatto tanto in Italia per le Startup grazie alle 16 policy di defiscalizzazione, che favoriscono l’incremento di nuove attività sul territorio.

Serve però un netto miglioramento nella pubblica amministrazione.

È necessaria una mentalità aperta da parte di questi organi, favorendo ad esempio la promozione della municipalità.

 

“Il territorio deve presentare attrattiva e facilitare lo Startupper in modo da non andare incontro ad una dispersione di capitale umano ed allo spostamento di sedi legali all’estero”

Luca Calia, Founder & COO DELIVERISTO

 

 

ALBI HOXA

 

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