7 MONETE della storia di MILANO

Le monete a Milano sono state molte: le varie dominazioni hanno portato alla creazione di diverse valute. Scopriamo insieme le monete più famose, alcune trasformate in uno slang diffuso in città

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Secondo la studiosa Enrica Salvatori sono tre le cose che hanno influito sull’impianto urbanistico di Milano: le mura, la cattedrale e la Zecca. Le monete a Milano sono state molte: le varie dominazioni hanno portato alla creazione di diverse valute al punto di rendere necessario un forex medievale per valutare il danaro nuovo. Scopriamo insieme le monete più famose e quanto valevano.

7 MONETE della storia di MILANO

#1 TERZOLO detto anche TERZAROLO: il soldo di Barbarossa (1158 circa)

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Moneta milanese imposta come soldo imperiale dal Barbarossa dopo l’assedio e la distruzione di Milano per evidenziare la sua strapotenza: ne sono derivate poi varianti e micro varianti per tutto il Medioevo.
Venne chiamato così perché doveva valere un terzo di lira imperiale, ma in realtà valeva di più: la metà.
Al forex medievale è plausibile considerare che 2 terzoli permettessero di comprare al mercato 3 stai (misura con cui si pesavano i cereali) di grano o 3 barili di vino.


#2 L’AMBROSINO MILANESE: la moneta del santo coniata nella prima Repubblica Ambrosiana (1250-1350 circa) 

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Dopo secoli in cui la moneta coniata a Milano ha preso il nome di un re o di un imperatore, nella seconda metà del Duecento si cominciò a battere un nuovo nominale in argento, decisamente più pesante di tutte le precedenti e che diede a Milano un passo in più rispetto alle altre città, che forse entravano in una fase di difficoltà economica schiacciate com’erano dalla crescente potenza milanese dell’epoca.

Al forex medievale valeva un soldo. È plausibile che servissero circa 7,5 Ambrosini per comprare uno staio di grano, oppure 8,5 per un barile di vino.

Questa moneta ha su un lato il nome della città insieme ad una croce e dall’altro Sant’Ambrogio seduto di fronte e benedicente. Proprio per la presenza del Santo la moneta fu chiamata ambroxinus e se ne produssero un gran numero di varianti per circa mezzo secolo.



#3 TESTONE: la moneta che ritraeva il Principe e che è entrata a far parte dello slang milanese (1474)

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Così chiamato per la testa del ritratto del Principe incisa su una delle facce. Nasce nel 1474 per volere di Galeazzo Sforza. La moneta è opera di Cristoforo Foppa di Milano, soprannominato Caradosso, che era figlio di un famoso orafo e che seguì le orme del padre.

Il Testone dà inizio ad un’epoca nuova in fatto di monete: un vero e proprio Rinascimento, perché cambia la tecnica di coniazione, praticamente inalterata dai tempi dell’antica Grecia.
Il Testone dell’epoca permetteva di acquistare al mercato quasi uno staio di grano o poco più di mezzo barile di vino.

Il termine è rimasto ancora oggi una degli insulti più divertenti dello slang milanese. Negli anni ’80 del secolo scorso i ragazzi di una volta usavano il “testone” per definire il milione di lire.

#4 SCUDO: la moneta longeva (1500 circa)

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Una delle monete più tipiche del Ducato di Milano. Molto longevo, ha resistito per tutta la dominazione spagnola fino al Regno Lombardo Veneto e ne esistono molte versioni di diverso valore. Coi prezzi delle materie prime nel 1500 si calcola che uno Scudo fosse pari a 7 Lire, ovvero 20 soldi (o 240 denari). Uno staio di grano costava all’epoca poco più di 34 soldi, un barile di vino poco più di 62.

Per la scorsa generazione lo Scudo era il soprannome della banconota da 5000 lire.

#5 DUCATONE: la grande moneta fatta con l’argento americano (1550 circa)

Così come in tardo medioevo c’era l’abitudine di coniare il Soldo ed anche il Grosso (soldo più grande e pesante), anche il Ducato ebbe il suo accrescitivo, nativo proprio di Milano.

Il Ducatone è una grossa moneta forgiata dal 1551 con il primo argento proveniente dalle Americhe. La moneta riporta su un lato lo stemma del Ducato di Milano e dall’altro il busto del Duca (da Carlo V a Filippo IV). Valeva uno Scudo cioè tantissimo grano e altrettanto vino.

#6 LIRA MILANESE: la moneta di Maria Teresa D’Austria (1762)

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Arrivarono gli Asburgo, che con rigore e precisione austriaca tentarono di rimettere in sesto le economie devastate da secoli di peste, caotica dominazione spagnola ed emissione incontrollata di moneta di bassa lega.

In una grida del 1762 si dichiara espressamente che «abbiamo pensato di riaprire questa Regia Zecca e si stanno esaminando i Progetti già avanzatici sovra questo punto» ed in un editto (forse 1778) si vieta la circolazione di moneta erosa (mix di metallo pregiato e non) ed estera.

La lira milanese verrà tenuta come moneta di corso praticamente fino all’unità d’Italia. Mezza lira milanese equivaleva a 10 soldi, vitto e spesa quotidiani dell’epoca.

#7 MARENGO: la moneta napoleonica che dà il suo nome alle 20 lire (1800)

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Il marengo, o napoleone, è una moneta d’oro del valore di 20 franchi coniata inizialmente nel 1801 per celebrare la vittoria di Napoleone Bonaparte contro gli austriaci, avvenuta il 14 giugno 1800 proprio a Marengo (oggi Spinetta Marengo in provincia di Alessandria). La vittoria permise a Napoleone di riprendere il controllo di gran parte del Nord Italia.

Il Marengo era diventato di uso comune, tanto che rimase utilizzato anche dopo l’esilio di Napoleone e a seguito dell’istituzione dell’Unione Monetaria Latina, verrà chiamata marengo anche la moneta da 20 Lire italiane.

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LAURA LIONTI

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