La SPIAGGIA di ENEA: la più “LEGGENDARIA” d’Italia tra grotte, coralli e… vipere

Considerata tra le più belle d’Italia, questa spiaggia è ricca di attrazioni e di storie intriganti (foto e mappa)

Credits: @ig_italia IG

Una splendida località tutta italiana celebrata persino dall’Australia. Condivisa e raccontata su tutti i social, quello che però ha attirato maggiormente l’attenzione dei più curiosi è la leggenda che permane su questa bellezza italica.

La SPIAGGIA di ENEA: la più “LEGGENDARIA” d’Italia tra grotte, coralli e… vipere

# Un arco di roccia tra i coralli

credits: @silviumviaggi su IG

Nel comune di San Nicola Arcella, in provincia di Cosenza si trova un luogo tanto affascinante quanto leggendario. Situata proprio lungo la Riviera dei Cedri, la spiaggia dell’Arcomagno nasconde la sua bellezza tra scogliere e rocce. Un lembo di terra bagnato dalle acque cristalline del Mar Tirreno che offre una vista spettacolare, in particolare durante le ore del tramonto, quando i raggi del sole filtrano attraverso l’arco di roccia naturale e i coralli, da cui la spiaggia prende il nome.


# La Spiaggia del mito di ENEA

credits: @passaggilentisu IG

La spiaggia dell’Arcomagno è conosciuta anche come “spiaggia di Enea”. Si narra, infatti, che proprio dopo la caduta di Troia, l’eroe Enea si trovò su questa spiaggia a forma di mezzaluna. Qui, il tempo sembra essersi fermato e c’è ancora chi spera di vedere qualche personaggio uscito dal mito o una sirena.

# La Grotta del Saraceno

credits: @viaggiaconmela su IG

C’è un’altra leggenda legata a questo luogo e si trova proprio accanto alla spiaggia: la Grotta del Saraceno. Si tratta di una cavità naturale scolpita dal mare, al cui interno nasconde anche una piccola sorgente d’acqua dolce. Si dice che questa grotta fu il principale punto di attracco dei Saraceni che arrivavano dalla penisola araba.

# Lo scoglio delle VIPERE

credits: @zwei_abenteurer su IG

Ma le sorprese non sono ancora finite. Oltrepassando l’arco naturale, è possibile raggiungere e ammirare lo scoglio dello Scorzone, un’enorme roccia calcarea e vegetazione di 12 metri il cui nome deriva dal termine calabrese di vipera dei pollai, chiamata anche “biacco”. Infatti, nel dialetto locale questo piccolo animale viene chiamato come “u scurzun”. Tuttavia, non è la forma a dare il nome a questo isolotto, ma la grande presenza di questi piccoli animaletti che lo popolano.



Fonte: SiViaggia

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SELENE MANGIAROTTI

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