Non è vero che il BIELLESE è triste

5+1 straordinarie attrazioni per scoprire un territorio incantato a poco più di un'ora da Milano

credit: siviaggia.it

Incastonato come un piccolo gioiello tra le bianche cime valdostane a nord, la provincia di Torino a ovest, la Valsesia ad est e le pianure vercellesi a sud, il territorio Biellese è ad oggi poco apprezzato e sconosciuto ai più sebbene abbia molto da offrire al visitatore che qui decide di recarsi.

 


Non è vero che il BIELLESE è triste

Un territorio morfologicamente variegato, fatto di montagne e pianure, ma con radici storiche e tradizioni ben salde che vale la pena di scoprire per sfatare il falso mito di una terra triste e senza nulla da offrire.

#1 Biella e il suo Piazzo medievale

credit: comune.biella.it

Ai piedi delle Alpi, la città di Biella vanta una storia millenaria capace di rievocare epoche diverse: dalle crociate contro i dolciniani, nel 1307, che videro i sostenitori di fra Dolcino giustiziati fuori dalle mura cittadine, al rinascimento biellese importato in città da Milano grazie a Sebastiano Ferrero, signore di Biella, fino alla nascita dell’industria tessile che renderà famosa la città in tutto il mondo tanto da ottenere l’appellativo di Manchester italiana.

Oggi la città della lana, patria di noti brand come Ermenegildo Zegna, Fila e Lanificio Cerruti, offre, oltre ad elementi di archeologia industriale lungo le sponde del torrente Cervo, attrazioni storico-artistiche dislocate tra la città bassa e la sua parte alta: il Piazzo.
Nella parte bassa, dal fascino ottocentesco che sembra uscito da una pagina del libro Cuore, tra viali porticati si incontrano la cattedrale con il suo battistero romanico e il complesso di San Sebastiano, oggi sede del museo del territorio biellese.


Il vero cuore della città resta l’antico borgo medioevale del Piazzo, raggiungibile sia a piedi che in funicolare, che fu per secoli dimora delle più importanti famiglie cittadine.

#2 Oropa e la Madonna nera

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Situata a 1200 metri e dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO nel 2003, Oropa è il cuore spirituale del biellese.

Qui infatti si trova l’antichissimo Santuario Mariano in cui è custodita la statua lignea della Madonna Nera, un’opera che, secondo la tradizione, venne qui portata nel IV secolo da St. Eusebio dalla Palestina per evangelizzare i popoli alpini delle valli.


Attorno alla venerazione della Madonna Nera si è formato nei secoli l’attuale santuario, un complesso ricchissimo di stili architettonici che spaziano dal gotico dell’antico sacello al barocco di Filippo Juvarra.
Oltre alla chiesa in cui è conservata la Madonna, il complesso architettonico comprende gli appartamenti reali di casa Savoia, famiglia fortemente devota al culto di Oropa, e il seicentesco Sacro Monte.

Da Oropa la vista spazia su tutta la pianura sottostante come ad abbracciare il Piemonte intero, un’effetto ancora più spettacolare se ammirato dalla Porta Regia.

#3 Le Alpi Biellesi, Oropa Sport e il Lago della Vecchia

Per gli amanti dello sport estivo ed invernale il Biellese offre numerose attrazioni che vanno dall’alpinismo al trekking, dallo sci alla mountain bike fino al bungee jumping.
Proprio dietro al santuario di Oropa si estende il complesso di Oropa Sport, attivo dal 1926 tanto da essere il secondo impianto sciistico più antico d’Italia. Da qui è possibile non solo sciare, ma anche praticare alpinismo fino alle cime del monte Mucrone (2335mt) e del monte Camino (2398 mt) da cui si gode una vista spettacolare sulle grandi vette alpine della Valle d’Aosta e del Piemonte.

Altro percorso per gli amanti del trekking è la salita al Lago della Vecchia, nella vicina Valle Cervo, a quota 1865 mt, un luogo tanto affascinante da ricordare il paesaggio scozzese e con una leggenda che ha per protagonisti una donna e un orso.
Per gli amanti degli sport estremi, a Veglio-Pistolesa si trova invece il primo centro permanente di bungee jumping in Italia da cui è possibile saltare dalla vertiginosa altezza di 152 mt, che lo pone a più alto bungee jumping permanente d’Europa.

#4 Rosazza, il villaggio massonico

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Il fascino e la bellezza di questo piccolo borgo della Valle Cervo che conta poco più di 80 abitanti è dovuto a quell’alone di mistero esoterico che ne fa una sorta di Rennes-le-Château italiana.

L’aspetto attuale della cittadina lo si deve proprio a Federico Rosazza Pistolet, filantropo e Gran Maestro Venerabile della massoneria biellese, che scelse di restaurare il suo paese natale secondo un impronta massonica ma anche aiutando la popolazione locale dotando il territorio di infrastrutture moderne.
Tra gli edifici che si possono vedere passeggiando per Rosazza colpisce subito la chiesa e il suo piazzale, ornato di simboli massonici ed esoterici e con all’interno una volta celeste in cui sono visibili numerose costellazioni.

Di gusto neogotico il palazzo comunale, sede delle riunioni massoniche biellesi, e il castello, abitazione di Federico, decorato con altri simboli inerenti alla massoneria biellese.
Una specie di percorso d’iniziazione in cui tutto, compreso il cimitero, sono frutto di un progetto ben studiato.

#5 Ricetto di Candelo, la “Pompei medioevale”

Visitare il borgo medioevale di Candelo equivale a fare un salto nel medioevo, dove tutto si è fermato. Effettivamente tra queste mura di cinta è rimasto tutto come nel lontano XIII-XIV sec.

Passeggiando tra queste vie acciottolate si può davvero capire come vivesse la popolazione medioevale, un po’ come chi va oggi a Pompei od Ercolano respira l’atmosfera che si viveva nella Roma Imperiale.

Leggi anche: Ricetto di Candelo, uno dei villaggi medievali meglio conservati d’Europa

#5+1 Ottima cucina… e non solo

Oltre ad avere ancora tante altre attrazioni da visitare, il biellese vanta un’ottima cucina.

Il piatto sicuramente più famoso delle alpi biellesi, e soprattutto d’Oropa, è la polenta Concia (Cunscia in dialetto locale), un unicum biellese preparato con farina, Toma Biellese e Maccagno, il tutto  mescolato assieme ad abbondante burro fuso che da come risultato questa deliziosa polenta molto cremosa. Un piatto antico che veniva servito ai pellegrini giunti ad Oropa.

Tipicamente biellesi sono anche la birra Menabrea, fondata a Biella nel 1846, e il Ratafià di Andorno, un liquore tradizionalmente a base di ciliegie nere risalente all’anno 1000 ed oggi preparato ancora in Valle Cervo nell’antico liquorificio Rapa.

 

MATTIA GALBIATI

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