7 PARADOSSI ITALIANI

Il paradosso più paradossale dell’Italia è che è il Paese in cui i cittadini denigrano di più se stessi. Detto questo, ecco i 7 paradossi più incredibili che abbiamo trovato

Credits: tesoriditaliamagazine.it

Il paradosso più paradossale dell’Italia è che è il Paese in cui i cittadini denigrano di più se stessi, a differenza delle altre nazioni che invece praticano l’arte dell’auto elogio, anche quando magari hanno ben poco da esaltare. Detto questo, essendo io Italiana, non smentirò la premessa e mi butto a capofitto a far critica scovando alcuni paradossi del Bel paese.

7 PARADOSSI ITALIANI

#1 Il Paese record per siti Unesco ma incapace di valorizzarsi


Siamo la nazione che possiede in assoluto più siti “patrimonio dell’umanità” assegnati dall’Unesco, ma non lo sappiamo. Corriamo a New York e ci genuflettiamo davanti ai grattacieli, imbambolati da cotanta bellezza mentre non riusciamo più a cogliere l’atmosfera dei nostri borghi storici, delle chiesette di montagna, senza scomodare il Duomo di Firenze e il Colosseo.

#2 La donna italiana è simbolo di bellezza universale ma utilizziamo modelle straniere per promuovere i nostri abiti

Le donne: abbiamo corpi che geneticamente hanno attinto dalla statuaria greca perché dal sud dell’ Europa ci hanno portato le contaminazioni femminili, la solidità delle forme, i colori che ricordano la terra e la fertilità ma sulle nostre passerelle sfilano anoressiche straniere dal volto emaciato.



#3 Formiamo i nostri ragazzi ma facciamo di tutto per fare scappare all’estero i migliori

I cervelli: escono dalle nostre università a pieni voti. Gente che fa ricerca, inventa cose, risolve enigmi ma a noi piace umiliarli. Non si sa mai che si montino la testa. Così gli offriamo stipendi da fame, per questo poi ci rimaniamo male se ci tradiscono e vanno a vivere all’estero. Che ingrati…

#4 Siamo il paese più indebitato ma più generoso con i suoi politici

La crisi economica: anneghiamo nei debiti ma siamo forse il paese al mondo che spende in assoluto di più per foraggiare i governanti. Si taglia su tutto, tutto!! La sanità, la scuola, la cultura. Ma guai a togliere baby pensioni da 80 mila euro a politici che hanno lavorato due anni. Lo sappiamo tutti, lo vediamo, ma ad oggi nessuno è riuscito a chiudere il rubinetto.

#5 Il nostro artigianato ce lo ammira tutto il mondo ma noi lo ignoriamo

L’artigianato: possediamo una tradizione manifatturiera che tutto il mondo ci invidia. La creatività e l’abilità dei nostri artigiani è inimitabile, frutto di secoli di esperienza. Un prodotto, direi l’unico, che non ci possono portar via ma ci crediamo solo se arriva il turista americano a fare wow! Non solo, ci indebitiamo per comperare brand made in china, fatti in serie, perché dalla regia ci imboccano i gusti correnti.

#6 L’Italia è una, due, centomila

L’Italia va a due velocità: al nord la schizofrenia è un vanto, un fiore all’occhiello. Se sei iperattivo vieni ammirato, ancor più se dichiari di vivere per la carriera. Al sud sedersi a tavola in famiglia è un rituale sacro che richiede tempo. Pure in spiaggia si mangiano pietanze che al nord le vedi solo a Natale. I bimbi ingeriscono teglie di parmigiana e poi non possono metter piede in acqua fino all’ora di cena.

#7 Le mille contraddizioni: l’Italia è un Paese inspiegabile, come un “calabrone volante”

Questo paese è il regno delle contraddizioni e a volte sogni di scappare a gambe levate. Sogni una vita precisa come la Svizzera, efficiente come la Germania, solare come la Spagna, ribelle come la Francia, ma sul nostro mancar un po’ di tutto, abbiamo costruito un’identità forte e poliedrica. Zoppi, abbiamo imparato a camminare su un piede solo, ciechi, abbiamo affinato l’udito, poveri abbiamo compreso il senso della condivisione.

In fondo dovremmo solo spolverare l’abito buono e saperci raccontare meglio al mondo. Sarebbe un buon inizio.

PAOLA MERZAGHI

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Publiée par Milano Città Stato sur Mardi 2 juin 2020

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Paola Merzaghi
52 anni, sopra tutto madre, soprattutto coraggiosa sognatrice. Amo scrivere da sempre, ma la tradizione di famiglia mi ha portata ad appartenere alla quinta generazione di orafi, presenti a Milano dal 1870. Di me preferisco pensare di non essere in dirittura d'arrivo ma solo al giro di boa della mia esistenza consapevole che le bracciate per tornare a riva non saranno mai uguali a quelle dell'andata. Le esperienze e le consapevolezze rendono magico ogni metro guadagnato, il profumo del mare, i tramonti e tutte le albe che la vita mi riserverà ancora.

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