7 OGGETTI CULT di Milano


Molti oggetti fanno parte della tradizione di una città al punto da diventarne binomio inscindibile. Quali si abbinano di più a Milano? Ecco la nostra lista

7 OGGETTI CULT di Milano

#1 La Cadrega, l’oggetto milanese per eccellenza


E’ il caso di Milano e della cadrega ovvero la sedia. Aldo, Giovanni e Giacomo hanno tributato a questo oggetto una scena diventata cult per tutti. Ciapa la cadrega era la frase tipica di chi invitava un ospite o l’ultimo arrivato a sedersi con lui. Le varie declinazioni indicavano tutti i tipi di sedie, dal cadreghin al cadregun. L’oggetto milanese per eccellenza.

#2 La schiscietta, il portavivande dei lavoratori milanesi

Schiscietta

La schiscietta è un portavivande composto da una vaschetta principale nella quale alberga una secondaria che rimane sollevata dalla prima. Serviva a portare il cibo da casa alle migliaia di pendolari e persone che non volevano o non potevano permettersi di spendere soldi in bar e ristoranti. Nella vaschetta principale si metteva il primo mentre nella vaschetta secondaria un secondo o un contorno, spesso cucinati la mattina stessa da madri e mogli che sacrificano ore di sonno per svegliarsi prestissimo e produrre il cibo per i loro lavoratori di casa. Erano presenti nei vari stabilimenti delle vasche in metallo che venivano riempite di acqua e quindi scaldate consentendo alle schisciette di scaldarsi stando a bagnomaria. Un must per le molte fabbriche e officine di Milano.

#3 La Resega, qualunque falegname ne aveva una, usato anche per indicare una persona spigolosa

Resega

La resega è una sega per legno composta da un’anima in legno a forma di H e che consente da una parte di avere una lama dentata e dalla parte opposta un tirante per far si che la lama rimanga sempre tesa. Qualunque falegname ne aveva più di una e sicuramente non mancava in casa di chi si scaldava con la legna. Il termine era anche usato per indicare una persona spigolosa, scontrosa



#4 La Michetta, il pane di Milano

Credits: pianetapane.it -Michetta

La michetta o rosetta, un cult per il milanese a tavola. Il pane a Milano era solo michetta e durante le gite si portavano farcite di salame o di Bologna, ovvero la mortadella. La sola variante era morbida o ben cotta, tutto il resto non era “commestibile”…

#5 Il Cifon, il comodino o per indicare una ragazza non propriamente carina

Il Cifon (pronunciato Cifun), cioè il comodino. Di qualunque forma e sostanza purché ci fosse il lumìn, piccola lampada da lettura. Si usava anche per indicare una ragazza non propriamente carina o di bell’aspetto.

#6 La vedovella, perché “la pisaa semper un gutin d’acqua”

Vedovella

La vedovella è la fontanella pubblica, impropriamente chiamata a Milano anche drago verde. Vedovella perché “la pisaa semper un gutin d’acqua”, cioè fa sempre cadere una goccia di acqua come se stesse piangendo. Intere generazioni di bambini si sono dissetati alle Vedovelle, chi bevendo l’acqua che cadeva o, i più ghessi, tappando il buco dal quale esce l’acqua attendo che zampillasse dal buco superiore. Chi appoggiava le labbra per bere si costruiva più anticorpi che una decina di trivalenti del militare.

#7 La rumenta, capitava spesso al Meazza sentir apostrofare qualche giocatore poco produttivo con suddetto vocabolo

La rumenta, il tuffo, la spazzatura. Il sacchetto dei rifiuti che andava riposto nella riera (immondezzaio). Inutile spiegare per quali altri usi venisse utilizzato questo vocabolo. Capitava spesso a San Siro, ora Meazza, sentir apostrofare qualche giocatore poco produttivo con suddetto vocabolo.

ROBERTO BINAGHI

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Publiée par Milano Città Stato sur Mardi 2 juin 2020

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Nato a Milano il 25 agosto 1965. Sin da bambino frequento l’azienda di famiglia (allora una tipografia, ora azienda di comunicazione e stampa) dove entrerò ufficialmente a 17 anni. Diplomato Geometra all’Istituto Cattaneo a 27 anni e dopo aver abbandonato gli studi grafici a 17, mi iscrivo a Scienze Politiche ma lascio definitivamente 2 anni dopo per dedicare il mio tempo libero alla famiglia e allo sport. Sono padre di Matteo, 21 anni, e Luca, 19 anni. Sono stato accanito lettore di quotidiani e libri storico-politici, ho frequentato gruppi politici e di imprenditori senza mai tesserarmi, per anni ho seguito la situazione politica italiana collaborando anche con L’Indipendente allora diretto da Vittorio Feltri e Pialuisa Bianco (1992-1994). Per questioni di cuore ho iniziato a seguire il mondo del basket dilettantistico ricoprendo il ruolo di dirigente della società Ebro per oltre 10 anni e della Bocconi Basket FIP dal settembre 2019 (ruolo che ricoprirò anche per la prossima stagione). Nel corso degli anni ho contribuito allo sviluppo di alcune start-up e seguito alcuni progetti di mia ideazione che hanno come obiettivo la rivalutazione del patrimonio meneghino oltre che un chiaro interesse sociale.