Quando a Milano spopolavano i “CIBI COTTI”, i primi fast food della storia

L'intuizione di immigrati provenienti da Nord

Credits: Lombardia Beni Culturali

Antenati dello street food o del fast food, inventori del cibo etnico e da asporto a Milano, i Cibi Cotti hanno accompagnato un pezzo di storia della città. Li rievochiamo grazie al ricordo di Pagina Milano Scomparsa.

Quando a Milano spopolavano i “CIBI COTTI”, i primi fast food della storia

# Ti ricordi quando c’erano i “cibi cotti”?

Milano Scomparsa FB

La domanda ricorre spesso tra i milanesi non più giovanissimi che hanno potuto vedere qualche insegna, che fino agli anni ’70-’80 era più facile incontrare.
Era da quell’insegna con la scritta Cibi Cotti, su sfondo verde, che molti adulti e bambini finivano la giornata, con l’ultima corsa ad accaparrarsi la merenda o la cena.
Sono i capostipiti di una lunga tradizione culturale, che ha preceduto alcuni dei fenomeni tipici di Milano. Non semplici rosticcerie, ma veri e propri antenati dello street food.
Precursori del cibo da asporto, che da quasi 200 anni ha le sue necessità per esistere.


Il “Cibi Cotti” è il capostipite del fast food e, abbinato alla curiosità innata della popolazione milanese, si è evoluto in continuazione, adeguando l’offerta alla domanda di un mercato che a Milano sembra non morire mai.

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# L’intuizione dei polentatt del Canton Ticino 

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I famosi “Cibi Cotti” sono in realtà una costola di una scelta culinaria che a Milano ha preso piede fin dal 1850. Ben prima dell’unità d’Italia, alcuni immigrati originari del Canton Ticino, hanno iniziato a servire polenta calda per le strade di Milano.
Sono i famosi polentatt che, con i primi ricavi della propria attività, si sono spostati dai marciapiedi ai negozietti, quasi tutti con la vetrina apribile per permettere di servire la “polenta al volo”.
Alcuni polentatt hanno saputo aprire trattorie e osterie, ingrandendo così l’attività in maniera esponenziale.



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# Sulle strade arrivano anche i toscani

Wikipedia

Il compito di vendere cibi particolari sulle strade, viene ereditato da alcuni immigrati toscani. Arrivati poverissimi dalla regione di provenienza, con un pentolone e la farina di castagne, i Gigi della Gnaccia (questo il loro soprannome) hanno portato sulle strade il castagnaccio, che è stato subito apprezzato.
La gnaccia veniva presentata nella stessa padella di cottura, servita fredda a fettine, che i milanesi potevano trovare perché il Gigi si metteva sempre nelle zone di passaggio o alle fiere.
I migliori Gigi della Gnaccia, poi, hanno imitato i ticinesi in tutto e per tutto, aprendo le loro trattorie di cucina tipica toscana, che hanno un tale successo da spodestare le trattorie degli ex polentatt. Costretti a soccombere, i polentatt si riciclano in altro modo.

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# Nascono i Cibi Cotti

Lombardia Beni Culturali

Senza più il consenso incondizionato dei milanesi, che preferirono affollare le trattorie toscane, gli imprenditori ticinesi e i loro eredi orientarono la propria attività tornando alle origini.
Tornano nei negozi, dove servono cibi cucinati pronti per essere consumati, sia da asporto che tra i tavolini che arredano i loro negozi.
Nascono così i “Cibi Cotti”, dove è possibile trovare i nervetti e i fagioli lessati, pesciolini di lago fritti nell’olio di lino, patate fritte e lessate, accompagnate da abbondati porzioni dell’immancabile polenta.

Vedono la propria clientela crescere con l’immigrazione dal sud del dopoguerra, quando giovani adulti maschi, che affittano stanze senza cucina, hanno come unica soluzione quella di consumare la propria cena tra i tavolini del Cibi Cotti, oppure portare il cartoccio a casa.

# Il boom economico e la nuova evoluzione

Questo pezzo di storia che, anticipando di oltre mezzo secolo il claim di Expo 2015, ha nutrito Milano e i milanesi, ha traghettato la città fuori dalle macerie della guerra, ispirando tanti.
Nel dopoguerra, insieme ai giovani consumatori di cibi cotti, sono arrivate anche intere famiglie del sud, che hanno visto in questa attività il mezzo per realizzare il sogno di una vita migliore.
Tra i “Cibi Cotti” spuntano quindi anche le pizze napoletane, la pasta cucinata con le usanze del sud e che piace ai milanesi, i fritti siciliani e le cucine regionali di provenienza.

“Cibi Cotti” diventa l’insegna dove si può trovare un’offerta culinaria molto vasta e a prezzi accessibili.
La tradizione dei “Cibi Cotti” è però destinata a soccombere un’altra volta, dietro la concorrenza spietata delle mense aziendali, in cui i lavoratori sono praticamente obbligati a pranzare, ma soprattutto sotto i colpi del benessere, che porta i milanesi a preferire i ristoranti alla cucina povera.

# Come sono i “Cibi Cotti” del nuovo millennio?

Credits: Businesscoot

Molti Cibi Cotti si trasformano così in rosticcerie e salumerie, tanto in voga negli anni ’80.
Oggi è possibile trovare ancora qualche insegna a Milano, ma sono pochissime.
La tradizionale insegna verde con scritta a mano è stata sostituita per lo più da un claim su un sito web, ma ci sono ancora diversi “Bar – Cibi Cotti” a Milano, perché i bar hanno sostituito la scelta per il pranzo lavorativo milanese.

Una tradizione che ha saputo interpretare i cambiamenti, a volte anche repentini, del mercato e dei clienti. Anche se oggi si chiama food, oppure è un camioncino alle fiere o allo stadio e deve accontentare tradizione e innovazione, il cibo resta una delle peculiarità di Milano, una città in cui si pretende sempre di mangiare bene e poter scegliere tra tante offerte diverse

Fonte: Pagina Milano Scomparsa

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LAURA LIONTI

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