Quando a Milano andavano di moda i “RISTORANTI ECONOMICI”

Molto più di semplici ristoranti, i Ristoranti Economici furono la risposta lungimirante di piccoli imprenditori con a cuore la propria città


Lo so, ritrovare “economico” e “Milano” nella stessa frase pare un ossimoro, oggi in particolare. Dai dati sul costo della vita di un’indagine svolta dal Codacons, la nostra City vince il primo posto nel 2021 come “città più cara d’Italia”.

Dalla colazione al bar alla piega dal parrucchiere, i beni e servizi della città sono più costosi che altrove. Basti pensare che per mangiare a Milano, secondo i dati, occorre spendere in media il 47% in più rispetto a Napoli. Ma è sempre stato così? E se vi dicessi che una volta per mangiare un buon pasto completo bastavano 3,9 lire, ovvero 25 centesimi?


Quando a Milano andavano di moda i “RISTORANTI ECONOMICI”

# Qualità, convenienza e velocità, le parole d’ordine dei Ristoranti Economici

Ristoranti Economici, credits: Milano Scomparsa Facebook

Ebbene si, una volta i così detti “Ristoranti Economici” erano di moda, ma sono molto più di ciò che lascia trasparire il nome, scopriamo la loro storia. La loro apertura risale al primo dopo guerra, dal 1917 iniziarono ad apparire questi nuovi ristoranti che, sebbene il nome ad oggi possa rimandare a mense collettive o ristori di scarsa qualità, all’epoca erano una categoria molto rara e ricercata in città.

I Ristoranti Economici si collocavano a metà via fra i ristoranti di lusso e le trattorie o osterie frequentante da chi non poteva permettersi di spendere lo stipendio per mangiare fuori casa. Infatti, nella Milano dell’epoca la “classe media” era ancora abbastanza scarsa e la città si divideva nettamente tra l’alta società e chi arrancava per arrivare a fine mese. In città mancavano dunque dei ristoranti a buon prezzo e di buona qualità, e non solo. Milano stava già iniziando ad essere la città frenetica che tutti conosciamo e diventò essenziale soddisfare le esigenze di chi, come gli uomini d’affari, non aveva già più il tempo di sedersi comodamente e aspettare il pranzo, ma necessitava di un pasto veloce per tornare immediatamente a lavoro. Ed è così che qualità, convenienza e velocità diventarono le parole d’ordine dei ristoranti economici, che divennero ben presto di tendenza.

# D’ispirazione francese, ma la rivoluzione fu italiana

Ristoranti Economici, credits: Milano Scomparsa Facebook

Ma come nacquero? Questo genere di ristorazione rapida esisteva già negli Stati Uniti e a Londra, ma il vero modello fu Parigi con i suoi Bouillons Duval. Creati nel 1855, si trattava di una catena di ristoranti, che prendono il nome dallo stufato di carne (boullion in francese) che il loro creatore, il macellaio Pierre-Louis Duval, iniziò a servire agli impiegati, operai e facchini delle Halles, i grandi mercati generali di Parigi.



Furono proprio questi ristori, arredati secondo l’Art Nouveau, che ispirarono l’apertura in Italia dei Ristoranti Economici. Il primo a Milano fu in via Dante, immaginate un grande spazio riccamente decorato in stile Liberty, che ogni giorno serviva un totale di 1.2000 pasti. Il pagamento, di sole 6,5 lire, avveniva in anticipo e, attraverso un buono, si aveva accesso ad un posto ad una tavola imbandita a dovere.

I commensali si ritrovavano davanti una vera tovaglia, bicchieri, posate e tovagliolo, due panini, un primo piatto del giorno a scelta tra un riso, un brodo o una “asciutta” e un secondo piatto sempre da scegliere dal menù; per finire formaggio e frutta. Il vino era a parte e un quartino di litro costava 0,80 centesimi e con altri 50 centesimi si potevano avere altri supplementi di cibo o un caffè. A posteriori tutto ciò non sembra altro che un semplice menù per lavoratori facilmente reperibile in moltissimi ristoranti, e alla fine di questo si tratta, ma per l’epoca furono una vera e propria rivoluzione per una Milano che stava evolvendo.

# L’exploit a Milano della cucina più economica di sempre

Ristoranti Economici, credits: Milano Scomparsa Facebook

Ben presto furono aperti altri Ristoranti Economici ancora più vantaggiosi di quello in via Dante. Il secondo aprì in via Silvio Pellico, alle spalle di Duomo e Galleria, poco dopo il terzo scelse Porta Venezia, in piazza Oberdan 3, qui il pasto costava solo 4 lire. Ma il più economico di tutti si trovava in viale Lodovica, all’epoca in piena periferia, oggi si tratta di viale Bligny. Più piccolo rispetto agli altri anche perché a pochi metri si trovavano le Cucine Popolari, un’altra catena di dieci ristoranti che, come i Ristoranti Economici, era senza scopo di lucro.

Un pasto in viale Lodovica costava solo 3,90 lire, assurdo pensare che con soli 25 centesimi ci si poteva riempire la pancia con leccornie tutte lombarde. Si perché, al contrario di come avviene oggi, per mantenere i prezzi bassi, le derrate non venivano acquistate dal mercato generale, ma direttamente dai produttori locali. Praticamente tutti gli ingredienti erano a km zero e scelti in base alla stagione, una realtà tanto ambita ai giorni nostri e sicuramente non più accompagnata dalla parola “economico”.

# Uno sguardo ad un passato progressista

Insomma, i ristoranti economici ebbero un exploit incredibile e furono presi a modello e replicati da diversi altri locali milanesi, come il “Ristorante Moderno”, in corso Buenos Aires, con pasti a 4 lire. Nonostante la loro rapida ascesa, purtroppo però, ebbero vita breve. Osteggiate dal fascismo, come tutte le associazioni cooperative, con la dittatura sia la Società Anonima Cooperativa Cucine Popolari sia i Ristoranti Economici si videro costretti a chiudere.

Quasi ironico, ma soprattutto triste, pensare che oggi al posto del ristorante di piazza Oberdan si trovi un Mcdonald’s, simbolo di uno spirito globalizzatore opposto a quello dei piccoli imprenditori che aprirono i loro ristoranti con uno sguardo lungimirante e attento alle piccole realtà locali sostenendo ideali come solidarietà e autenticità. Ed è per questo che, dopo aver scoperto l’affascinante storia dei Ristoranti Economici, trovo inevitabile una riflessione su un passato che, per certi aspetti, pare più avanti del presente.

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SARA FERRI

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Laureanda in scienze psicosociali della comunicazione all’università Milano-Bicocca. Nutro da sempre un forte interesse per la psicologia, la filosofia e tutto ciò che riguarda la società. Sento il bisogno costante di comunicare, di scoprire nuove realtà e sono alla continua ricerca della bellezza collaterale. Per questo cerco di sperimentare ogni forma di espressione artistica, suono il basso in una band e amo viaggiare. Credo nella continua evoluzione e nel cambiamento e spero un giorno di poter contribuire a migliorare la vita delle persone anche attraverso la scrittura.