Il detto “FARE QUALCOSA ALLA CA’ DI CAN” è nato a Milano. Ma perchè si dice così?

Dalla dimora di Bernabò Visconti deriva il detto "fare qualcosa alla Cà di Can", ma cosa significava in origine? 

credit: lilladoro.blogspot.com

Dalla dimora di Bernabò Visconti deriva il detto “fare qualcosa alla Cà di Can”, ma cosa significava in origine?

Il detto “FARE QUALCOSA ALLA CA’ DI CAN” è nato a Milano. Ma perchè si dice così?

# Bernabò Visconti: il tirannico Signore di Milano

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Bernabò Visconti fu l’eccentrico Signore di Milano e ottenne il vicariato imperiale a metà del ‘300. Marito di Regina della Scala da cui ha preso il nome il Teatro alla Scala di Milano, scomunicato dal Pontefice, bellicoso, ebbe circa 35 figli con numerose donne, fu imprigionato dal nipote-genero Gian Galeazzo II e in carcere si sposò nuovamente. Finì infine avvelenato mangiando una scodella di fagioli contenente la sostanza tossica. Fu un Signore tirannico che ebbe però il merito di sedare gli attacchi alla città e porre le basi per il nascente Ducato di Milano guidato poi da Gian Galeazzo Visconti. 


# La sua passione per i cani lo portò ad averne circa 5.000

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Bernabò aveva una passione sfrenata per i cani, in particolare mastini e segugi che teneva nel suo palazzo di San Giovanni in Conca situato nell’attuale piazza Missori e che si trovava dove oggi sorgono l’Hotel dei Cavalieri e il palazzo dell’INPS. 

L’edificio era stato soprannominato per questo motivo la Cà di Can (la casa dei cani in dialetto milanese). Bernabò era arrivato a possederne circa cinquemila che distribuiva forzosamente tra i sudditi milanesi e che erano riconoscibili dallo stemma visconteo sul collare. Ogni milanese a cui era stato affidato un cane doveva poi recarsi ogni giorno al palazzo di Bernabò per far verificare le condizioni dell’animale.

# Dalla sua famosa dimora deriva il detto “Fare qualcosa alla Cà di Can”

credit: wikipedia – Cà di Can

Se uno di essi risultava malnutrito o maltrattato si procedeva con pene severissime per il responsabile. Il malcapitato poteva ricevere punizioni corporali, la confisca di tutti i beni, essere carcerato o addirittura condannato a morte. Ogni giorno quindi rappresentava un patema per i poveri cittadini milanesi affidatari dei cani del Signore e il simbolo di questo terrore era proprio la Cà di Can. Con il tempo questo appellativo venne usato per indicare qualcosa fatto senza cura e in modo approssimativo, propriamente alla “cà di can”, che avrebbe comportato delle conseguenze spiacevoli. Un modo di dire che poi è stato declinato in modo più volgare. 



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SILVIA FUSARI IMPERATORI

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