DARSENA e NAVIGLI: tra aneddoti sconosciuti e problemi da risolvere

Simone Lunghi ci guida a scoprire la storia affascinante della Darsena e i suoi problemi irrisolti

Milano è una città d’acqua e una delle pochissime metropoli che si sono sviluppate senza avere un grande fiume che vi scorre all’interno. Ma chi conosce Milano sa bene che non ha bisogno di aiuti e come sempre si arrangia da sola.
Le vie fluviali sono state sostituite solo da due secoli e solo parzialmente dal trasporto su rotaia prima e su gomma. Il cuore del sistema fluviale di Milano è la Darsena e solo di questo vogliamo narrare alcuni cenni storici.

DARSENA e NAVIGLI: tra aneddoti sconosciuti e problemi da risolvere

# All’inizio del XIII secolo Milano aveva già i suoi canali, nati per scopi difensivi

Andiamo indietro nel tempo e scopriamo come tutto sia partito dai romani che costruirono un anello difensivo della futura Milano per arrivare all’inizio del XIII secolo quando Milano aveva già una serie di canali che, allargati e migliorati, divennero il Naviglio Grande e la Cerchia dei Navigli. Nati per scopi difensivi, poi usati per irrigare i campi ed infine utilizzati per scambi commerciali i canali e alcuni laghetti situati lungo la cerchia divennero dei porti fluviali di notevole importanza.


# Nel 1200 la necessità di ampliare la navigabilità per il trasporto merci. Benno de Gozzadini l’artefice dell’evoluzione fluviale di Milano

Si arriva nel 1200 quando a Milano si intuisce l’esigenza di ampliare ulteriormente la navigabilità per facilitare il trasporto delle merci grazie a grosse chiatte che venivano mosse con il traino dei cavalli tramite le alzaie, grossi canapi ottenuti con l’intreccio della canapa. Il grande protagonista dell’evoluzione del sistema fluviale fu un bolognese, Benno de Gozzadini. Uomo di grande cultura e visionario per l’epoca intuisce che il commercio e quindi il transito delle merci può dare una svolta economica e culturale alla città. Gli scambi sono ricchezza e portatori di novità, aumento della conoscenza e motivo di sviluppo economico e sociale. Da questi punti fondamentali prende il via una serie di lavori atti ad aumentare la navigabilità del futuro naviglio Grande.

# Per realizzare la prima Darsena, venne indebitata la città. De Gozzadini propose di tassare i terreni della Chiesa per ripagare i lavori, ma fu lapidato

Indebitando la città rivoluzionò il porto principale di Milano ampliando la futura Darsena, allora posta nell’odierna piazza XXIV Maggio e chiamata laghetto di Sant’Eustorgio, in onore dell’omonima Basilica, depredata il secolo prima dal Barbarossa delle reliquie dei re Magi. Il problema si pose quando de Gozzanini decise di risanare il debito della città non aumentando i balzelli a discapito dei cittadini ma tassando i terreni della Chiesa. La scelta rivoluzionaria e tutto sommato equa non riscosse i favori dell’aristocrazia e del Clero i quali congiuntamente ordirono un complotto nei confronti del de Gozzanini. Processato dopo essersi trovato solo nella sua “battaglia” venne lapidato e il suo corpo gettato nel fossato della vecchia cinta della città.

# Dopo 100 anni l’ampliamento del laghetto di Sant’Eustorgio, necessario per il trasporto del marmo per costruire il Duomo

Passeranno oltre cento anni per arrivare a un successivo ampliamento del laghetto di Sant’Eustorgio necessario per accogliere le chiatte che trasportavano il marmo arrivante via acqua dal Lago Maggiore fino a Milano e necessario per costruire il Duomo. Le cave di Candoglia nel piemontese lavorarono a pieno regime per fornire il materiale che navigava tramite il Toce fino al Lago Maggiore e da lì seguendo il Ticino fino alla deviazione del Naviglio Grande fino a Milano.



La Cattedrale di Milano, sorta sulle ceneri di due precedenti chiese fu inizialmente edificata spostando i marmi dal laghetto al centro di Milano via terra. Solo in un secondo tempo si intuì l’importanza di poter proseguire il trasporto del materiale via acqua e si utilizzò il Naviglio Vallone, canale di sfogo della cerchia interna ottimizzato e reso navigabile ma, soprattutto, dotato di una chiusa che consentiva di alzare i natanti dal livello del Naviglio Grande a quello della cerchia di oltre un metro e mezzo più alto.

# La Conca di Viarenna, una delle chiuse dei Navigli

Ad oggi è possibile vedere una minima parte di quel tratto ed è opera degli spagnoli che portarono la chiusa più importante per il collegamento tra le due vie di navigazione all’interno delle mura da loro costruite e che rappresentavano l’ultimo baluardo per la difesa di Milano dalle aggressioni nemiche. E’ il tratto che va dalla darsena alla Conca di Viarenna nell’attuale via conca del Naviglio. Dei muri perimetrali della conca solo i due lunghi laterali sono originali mentre i due lati corti, ora in muratura, erano le due chiuse. 

# Tutti i problemi e i disagi della nuova Darsena: mancanza di servizi igienici, ponte ostacolo architettonico e ascensori per disabili mai attivati

Un riassunto molto breve per consentire di saperne di più riguardo un punto meraviglioso di Milano ed arrivare ai giorni nostri. Utilizzata fino agli anni 70 per trasportare materiale inerte nella città la Darsena venne poi dismessa per vivere anni bui di inquinamenti e scarichi abusivi. Con l’Expo si ristrutturò l’intera area ridando lustro ad un monumento straordinario e si arriva a parlare anche degli attuali difetti per i quali ci sarebbe bisogno di intervenire al più presto.

A parte la mancanza di servizi pubblici che spingono gli utilizzatori delle Darsena, specie di notte, a liberarsi direttamente nelle acque dello specchio sottolineiamo il nuovo ponte che ha in sé alcuni difetti e non di poco conto. Come in tutta la Darsena anche il nuovo ponte pedonale è un grande ostacolo architettonico per chi ha difficoltà di deambulazione. Già gli scivoli per l’accesso nel luogo sono pochi e distanti, in più i due trasportatori verticali che dovrebbe permettere il passaggio sul ponte sono fuori uso sempre che siano mai entrati in funzione, i corrimano iniziano dopo due gradini da entrambe i lati non consentendo un appoggio indispensabile.

# L’Associazione Nazionale Marinai d’Italia esclusa dall’organizzazione di corsi e dimostrazioni con barche a vela a causa della conformazione del ponte

In più il ponte non è a gettata unica ma interrotto da un colonnato in metallo che inficia il passaggio di natanti ma, soprattutto, l’altezza impedisce alle barche a vela di passare. Esiste l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia che è ormai tagliata fuori dal resto della Darsena proprio dal ponte e che non può più utilizzare il laghetto artificiale per corsi e dimostrazioni escludendo per sempre questo tipo di attività che aveva un forte richiamo anche per scuole e ragazzi in genere.
Per una città come Milano anche questi vincoli risultano decisamente dannosi per l’esercizio e il mantenimento di questa zona che richiama turisti da tutto il globo.

Un ringraziamento a Simone Lunghi per il contributo storiografico.

Continua con: NUOVA DARSENA ancora in alto mare: i passi da compiere per completare la riqualificazione

ROBERTO BINAGHI

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Roberto Binaghi
Nato a Milano il 25 agosto 1965. Sin da bambino frequento l’azienda di famiglia (allora una tipografia, ora azienda di comunicazione e stampa) dove entrerò ufficialmente a 17 anni. Diplomato Geometra all’Istituto Cattaneo a 27 anni e dopo aver abbandonato gli studi grafici a 17, mi iscrivo a Scienze Politiche ma lascio definitivamente 2 anni dopo per dedicare il mio tempo libero alla famiglia e allo sport. Sono padre di Matteo, 21 anni, e Luca, 19 anni. Sono stato accanito lettore di quotidiani e libri storico-politici, ho frequentato gruppi politici e di imprenditori senza mai tesserarmi, per anni ho seguito la situazione politica italiana collaborando anche con L’Indipendente allora diretto da Vittorio Feltri e Pialuisa Bianco (1992-1994). Per questioni di cuore ho iniziato a seguire il mondo del basket dilettantistico ricoprendo il ruolo di dirigente della società Ebro per oltre 10 anni e della Bocconi Basket FIP dal settembre 2019 (ruolo che ricoprirò anche per la prossima stagione). Nel corso degli anni ho contribuito allo sviluppo di alcune start-up e seguito alcuni progetti di mia ideazione che hanno come obiettivo la rivalutazione del patrimonio meneghino oltre che un chiaro interesse sociale.