5 + 1 cose che forse non sapevi sulle PESTILENZE a Milano

Approfittiamo del momento per ricordare le grandi epidemie che hanno colpito Milano nei secoli scorsi

La peste di San Carlo nel '500

Approfittiamo del momento per ricordare le grandi epidemie che hanno colpito Milano nei secoli scorsi.

5 + 1 cose che forse non sapevi sulle pestilenze a Milano

#1 La “peste di San Carlo” (‘500)

La peste di San Carlo nel ‘500

La prima delle due grandi pestilenze che hanno interessato Milano si diffuse nella seconda metà del ‘500. E’ chiamata peste di San Carlo perché il vescovo si profuse in tutti i modi per aiutare la popolazione, a rischio della propria salute. Mentre il governatore spagnolo si affrettò a fare armi e bagagli per scappare dalla città, San Carlo aprì le porte dei propri palazzi e la propria dispensa a vantaggio dei poveri e degli ammalati: era un Borromeo quindi spazio e viveri ne aveva in abbondanza e contro il consiglio di tutti si adoperò in prima persona arrivando a donare le proprie tende, i drappeggi e fin i suoi abiti prelatizi per farne coperte e vestiti per i poveri.

#2 La Sacra Sindone fu portata a Torino come atto votivo per la fine della peste di Milano

Credits: ultimaedizione.eu – Sacra Sindone

La Sacra Sindone, che i Savoia tenevano a Chambery, fu portata a Torino proprio nello stesso periodo. Sempre San Carlo aveva infatti fatto voto alla Madonna di recarsi a piedi in adorazione al sacro lino se avesse accordato a Milano la guarigione dalla pestilenza.. e questo avvenne. Il Vescovo si mise quindi in marcia di buona lena. Il duca Emanuele Filiberto decise di facilitargli il compito “avvicinando” la Sindone dalla Savoia a Torino, dove ancora oggi è custodita ad perpetuum.

#3 Manzoni ha romanzato la pestilenza del 1630

La scena più poeticamente tragica è forse relativa alla seconda delle due grandi pestilenze, quella del 1630 che Manzoni descrisse magistralmente nei Promessi Sposi. Proprio al 34° capitolo del romanzo l’autore seppe trattare la morte della piccola Cecilia e la solenne dignità della sua povera madre con una grazia e un pathos così sublimi che ancora oggi rendono la pagina una delle vette più alte della prosa letteraria.

#4 I due santi invocati contro la peste: San Rocco e San Sebastiano

I santi che si invocavano qui in città a protezione delle pestilenze erano due. San Rocco, universalmente patrono degli ammalati e degli appestati, la cui iconografia è riconoscibile dalla piaga sulla coscia e dal cane che ogni giorno gli portava una pagnotta affinché il santo non morisse di fame. E San Sebastiano, il più riconoscibile dei santi per i dardi che lo trafiggono. Come le frecce piovono sul povero martire anche la peste era vista come un castigo divino scagliato contro l’uomo, ed essendo Sebastiano sopravvissuto al supplizio, fu invocato a protezione della città. Proprio il civico Tempio di San Sebastiano in via Torino fu un ex voto costruito a seguito della guarigione della città dalla peste del 1575/76.

#5 San Carlo e le colonne erette per fare pregare la gente da casa

San Carlo che porta la croce

Sempre San Carlo promosse l’usanza di erigere colonne nelle piazze, sormontate dalle immagini di Cristo o dei santi, per permettere alla popolazione di pregare senza necessariamente uscire di casa, perchè malate e per evitare il rischio il contagio. Lui stesso si caricò in spalla una croce con la reliquia del sacro chiodo conservata in Duomo ed attraversò per tre volte a piedi nudi la città come penitenza per la città, chiedendo la fine della pestilenza.

#5+1 La chiesa rotonda di Corso Vittorio Emanuele edificata in ringraziamento dell’epidemia di colera

Chiesa di San Carlo

Il +1 non riguarda la peste… ma un’altra calamità simile. Tutti noi conosciamo la chiesa di San Carlo al Corso, la chiesa rotonda di Corso Vittorio Emanuele che ci ricorda un po’ il Pantheon. La chiesa fu costruita a metà del XIX secolo in ringraziamento per la cessazione di un’epidemia di colera e la si dedicò a San Carlo, a ricordo di questo grande vescovo milanese che, abbiamo visto, si era occupato della grande pestilenza del XVI secolo.

ROBERTO BRACCO

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