I 5 pilastri della RINASCITA MILANESE, secondo ALFIO BARDOLLA

“Se si dovesse ripartire da zero quale sarebbe la proposta o le proposte prioritarie per ricostruire una nuova Milano?”

Alfio Bardolla, financial coach, imprenditore, investitore, autore di bestseller e founder di Alfio Bardolla Training Group, società di training quotata alla Borsa di Milano. Nato a Chiavenna nel 1972, ha scritto diversi libri dedicati alla crescita e alla libertà finanziaria.

Alla domanda “Se si dovesse ripartire da zero quale sarebbe la proposta o le proposte prioritarie per ricostruire una nuova Milano?” ecco cosa ha risposto.



I 5 pilastri della RINASCITA MILANESE, secondo ALFIO BARDOLLA

#1 Economia: federalismo fiscale e leggi proprie

Credo che per rilanciare l’economia, Milano abbia bisogno di un federalismo fiscale e di leggi proprie, ad esempio delle leggi particolari sulla Borsa, con la possibilità di legiferare cose più veloci che servono per la comunità locale, che è profondamente differente dal resto d’Italia.

Quindi credo che le risorse debbano essere destinate dal territorio, che conosce meglio le sue specifiche esigenze. Un altro punto problematico è la compagnia aerea di bandiera. Il fatto che Alitalia sia molto debole non permette all’Italia di essere uno scalo principale rispetto a tanti altri posti nel mondo.

Secondo me poi Milano dovrebbe essere in qualche modo una piccola Montecarlo, nel senso che deve diventare un fulcro di eventi e di moda, a cui aggiungere altre grandi manifestazioni come quelli sportive che portano un costante afflusso di persone e una costante visibilità sui media internazionali: ad esempio, so che dirò un’eresia, ma il Gran Premio di Monza forse dovrebbe essere fatto in giro per le strade di Milano perché questo porta visibilità a Milano Città. Ma ci sono tante altre piccole cose: il torneo di tennis più importante non dovrebbe essere a Roma, dovrebbe essere fatto a Milano.



Ci sono molte cose su cui Milano dovrebbe tornare ad essere una capitale importante di eventi: certamente, come detto, la moda, il Salone del Mobile, e poi bisognerebbe ridare vigore a una serie di fiere che nel tempo hanno perso smalto: lo Smau, il BIT e trovarne di nuove per fare in modo che Milano sia una capitale culturale anche da questo punto di vista.


#2 Istruzione: diventare un hub europeo della formazione

Ci vuole poi un marketing dell’istruzione. Io credo che la Bocconi da sola non possa fare un marketing internazionale ma ci debba essere un modello in stile americano che invogli a venire a studiare in Italia, e in particolare a Milano, perché attraente e a misura di studenti. Per questo servono delle infrastrutture e soprattutto serve il marketing: bisogna fare in modo che le persone che vengono a studiare moda o economia considerino Milano uno dei posti più ambiti in Europa e nel mondo e che ci siano dei sistemi per facilitare l’accesso degli studenti stranieri che decidono di vivere 6 mesi, 1 anno o 2 anni da noi.

Questo porta una ricchezza culturale incredibile: allo studente o alla studentessa che viene a studiare alla Marangoni, o in una qualunque altra scuola, e torna dopo 1 o 2 anni al suo Paese, rimarrà un legame viscerale con l’Italia. Che poi si trasformerà in business, in relazioni, in contatti, in lingua che viene parlata da persone che altrimenti non parlerebbero la nostra lingua. Ci vorrebbe anche uno sforzo grosso per fare in modo che la nostra lingua sia la seconda lingua in tanti Paesi, ad esempio nei paesi English speaking o, non so, in Russia, in Cina. I cinesi non parlano nessuna lingua e credo che l’italiano possa essere una seconda o una terza lingua. Ci vuole, però, un impegno del nostro Ministero per una strategia un po’ più globale.
Milano deve diventare un Hub d’istruzione d’Europa, deve diventare una meta di prestigio anche verticale per le università di Economia, e togliere questo primato a Londra e ad altre capitali.


#3 Ambiente: leader nella mobilità dell’ “ultimo miglio”, imitando i modelli nordici

Per salvaguardare l’ambiente bisogna agire sulla mobilità urbana, la mobilità di ultimo miglio. Credo che si debba guardare a modelli nordici, a modelli olandesi, a paesi che non abbiano al centro della loro mobilità mezzi come la bicicletta o il monopattino.


#4 Prossimità

Sulla prossimità secondo me mancano le informazioni sulle attività artigianali: manca un Alibaba locale. Sarebbe bello che Milano potesse diventare un Alibaba, con un modello italiano dove possiamo esportare tutta la nostra artigianalità nel mondo e quindi fare in modo che il piccolo artigiano, il piccolo commerciante o chi ha la piccola attività culinaria particolare, la possa esportare in tutto il mondo: cosa che sta succedendo. Basta vedere alcuni grandi ristoranti e alcuni grandi chef che in questo periodo di Covid hanno deliverato in tutto il mondo le loro pietanze. Ecco, credo che questa sia una parte importante. Si deve aiutare il piccolo artigiano a crearsi una finestra sul mondo così come Alibaba lo è per tante migliaia di microimprese cinesi.


#5 L’Italia: autonomia ai territori e competenza nei ministeri

Io credo che l’Italia abbia così tante sfide che gestirle tutte centralmente sia un grande problema. Abbiamo delle sfide gigantesche, soprattutto in campo economico. Penso che andrebbe data molta autonomia alle Regioni e bisognerebbe cercare di andare verso un modello più americano: un esempio, la Florida che gestisce una parte importante delle sue imposte. Questo non perché non si debba restituire una parte al governo centrale, ma credo che questo debba concentrarsi su compiti ben precisi e svolgerli al meglio. Cercando di fare tutto, si rischia che il risultato sia poi di uscire con delle norme assurde che magari danneggiano una parte della popolazione, perché non si è entrati in profondità o non si conosce la problematica locale.
Basta vedere alcune direttive uscite durante il covid-19, sintomo del fatto che non si ha una profonda conoscenza della parte imprenditoriale.

Credo che l’Italia debba smettere di avere politici di professione e credo che prima di poter diventare Ministro o prima di poter prendere decisioni, quelle persone debbano avere un mega curriculum in quell’ambiente. Non capisco come una persona possa diventare Ministro della Sanità, Ministro dell’Economia o Presidente del Consiglio senza aver un’esperienza adeguata nella gestione. Basta vedere la norma sulle banche, quello dà il magnitudo della inconsistenza e incapacità di chi è al Governo.
L’indicazione dovrebbe essere semplicemente questa: ci sono dei soldi e bisogna darli alle imprese velocemente.

Il meccanismo che c’è, che è stato studiato, non è un meccanismo agile che funziona e che risolve veramente i problemi della gente, ma li incasina. Quindi io sarei per un’Italia più vicina a un modello canadese in cui si va a vedere cos’ha fatto la persona nella sanità, il suo CV, ad esempio. Invece in Italia si considera solo il fattore politico, che dà la direzione, e poi c’è il tecnico che lavora operativamente.

Però il tema è questo: che direzione si può dare quando non si hanno spessore e capacità? Un Ministro degli Esteri che non parla inglese correttamente, un Presidente del Consiglio che ha fatto solo il professore universitario e l’avvocato, e non ha nessuna esperienza nel guidare un’industria o degli apparati burocratici con decine di migliaia di persone? Credo che si debbano mettere le persone giuste al posto giusto e che ci siano tante persone che lo farebbero anche gratis per aiutare il proprio Paese, tanti imprenditori di grande valore.

Mi sarebbe piaciuto vedere una task-force per l’economia che non fosse piena di grandi nomi di teorici di Harvard, ma composta per esempio da Armani, Renzo Rosso, Nerio Alessandri di Technogym. Mi sarebbe piaciuto vedere Pietro Sella, Diego Piacentini di Amazon, mi sarebbe piaciuto vedere gente che ha creato cose giganti, che possa capire veramente quali sono i problemi dell’industria, del commercio e delle attività produttive, ristorative o alberghiere del nostro Paese.

Quindi credo che questa situazione abbia fatto anche bene a tutti: ci siamo resi conto di avere delle persone al Governo che, per quanto mi riguarda, non sono state in grado di fare delle manovre adeguate alla necessità e anche con una scarsa capacità di copiare.

Io credo che copiare sia una cosa importante, bisogna andare e cercare di copiare dove si può trovare il meglio.
La Svizzera ha fatto delle norme immediate per il rilascio del denaro alle imprese: perché non l’abbiamo copiata?
Tanti altri Paesi hanno fatto delle cose molto veloci, molto forti che secondo me dovremmo copiare. Dovremmo copiare il sistema fiscale, dovremmo copiare il modo di relazionarsi del fisco con i cittadini, dovremmo copiare anche il modo con cui relazionarsi con la burocrazia, e il senso civico che l’italiano tipicamente non ha.
Ma credo che questo senso civico debba partire dalle istituzioni, debba partire anche dal fatto che si voglia rifondare una relazione cittadino-stato e non cittadino-suddito e stato che non si percepisce amico del cittadino. Ecco, credo che ci sia una grande attività di comunicazione che lo stato debba rifare per farci sentire che siamo cittadini non sudditi.


#Il messaggio per RinasciMilano, rigenera l’Italia: Milano ha sempre avuto il ruolo di leader e adesso deve guidare la rinascita italiana

Credo che il nostro Paese in questo momento abbia le abilità, la capacità, l’inventiva e anche la voglia di rifondare un Paese diverso da quello che abbiamo lasciato. E questo stop credo che abbia fatta bene a molte persone per capire che forse quello che facevamo, lo stress, la pressione, era correre forse un po’ troppo, soprattutto a Milano. Ci ha mostrato un altro modello di vita, dov’è possibile stare di più con i nostri cari, lavorare forse anche di più, ma magari con più qualità. Credo che RinasciMilano possa essere il simbolo e possa essere il drive di questo tipo di attività, per tutta l’Italia, perché se Milano riparte come motore, chiaramente tutta l’Italia si rimette in moto.

Milano ha sempre avuto il ruolo di leader e adesso deve guidare la rinascita italiana.

 

BARBARA VOLPINI

FABIO MARCOMIN

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