Vietati i viaggi fuori dalla regione: cosa cambierebbe se avessimo i confini del DUCATO DI MILANO

Nella sua massima estensione si poteva viaggiare dalla Svizzera, passare per il Veneto e attraverso Emilia e Toscana arrivare fino ad Assisi

Massima_espansione_Viscontea

Il prossimo allentamento delle misure in via di definizione da parte del Governo in questo weekend, dovrebbero consentire il ritorno al lavoro di circa 3 milioni di cittadini in parte dal 27 aprile e il resto dal 4 Maggio. I liberi spostamenti saranno però garantiti tra comuni solamente all’interno di una stessa regione, quindi almeno per ora milanesi e lombardi dovranno rimanere confinati, così come tutte le altre regioni d’Italia. Diversi esperti indicano che siano da vietare i viaggi intraregionali per 2/3 mesi, ossia fino a fine giugno, inizio luglio. Ci siamo chiesti se questo limite fosse applicato ai confini storici del Ducato di Milano nella sua massima estensione, così da poter viaggiare dalla Svizzera ad Assisi.

Vietati i viaggi fuori dalla regione: cosa cambierebbe se avessimo i confini del DUCATO DI MILANO

# Nella sua massima estensione si poteva viaggiare dalla Svizzera, passare per il Veneto e attraverso Emilia e Toscana arrivare fino ad Assisi

Massima_espansione_Viscontea

Il ducato di Milano quando al governo c’era Gian Galeazzo Visconti agli inizi del’400 arrivò a comprendere: quasi tutta la Lombardia, parti del Piemonte (Novara, Vercelli, Tortona, Alessandria, Asti), del Veneto (Verona, Vicenza, Feltre, Belluno) e dell’Emilia (Parma, Piacenza, Bologna, ecc.), più un’effimera occupazione di zone del centro Italia (Pisa, Siena, Perugia, Assisi): l’area copriva 28.300 km².


Si poteva di fatto, rimanendo all’interno dei suoi confini, girare mezza Italia. Poi nel corso dei secoli successivi prima Venezia conquistò il Veneto ex visconteo oltre a Bergamo, Brescia e Crema, conservando metà occidentale dell’attuale regione Lombardia, con parti del Piemonte e dell’Emilia, oltre al Canton Ticino oggi in Svizzera alla fine del XV secolo.

Il ducato di Milano nel 1494

Tra il ‘500 e ‘600 Milano arrivò a perdere Parma, Piacenza, il Canton Ticino e la Valtellina, mentre  agli inizi del ‘700 la zona piemontese e la Lomellina, annettendo invece il Ducato di Mantova, in un territorio che fu anche ridenominato anche Ducato di Milano e Mantova fino allo suo scioglimento nel 1797.

Ducato di Milano e Mantova dal 1708

# Dai confini del primo Ducato alla regione di Milano città stato: un modello per una nuova Italia

L’epoca delle città-stato in Italia è stato uno dei massimo periodi di prosperità e di creatività della storia italiana e forse mondiale, con la nascita dell’Umanesimo e i geni di ogni arte riconosciuti ancora oggi. Milano con il suo Ducato ha concentrato la creazione e l’ideazione di alcuni dei progetti più grandi di sempre, grazie anche a Leonardo da Vinci, come la Gioconda, l’Ultima Cena Patrimonio dell’Unesco o la Pietà Rondanini.



Quest’occasione “intimista” per il nostro Paese in cui ogni regione riscopre il valore territoriale della prossimità, potrebbe essere il momento giusto per ripensare i confini di nuove autonomie più coerenti con la storia e con il futuro dei singoli luoghi.

Milano è da sempre proiettata verso l’Europa e oggi più che mai si sente parte di una rete di grandi città internazionali. Una nuova autonomia e confini per Milano così come per altre città e territori omogenei potrebbe fare decollare il Paese, riqualificando l’offerta turistica e le connessioni sovranazionali, cogliendo i vantaggi del piccolo insieme a quelli di appartenere a uno stato più grande. L’autonomia delle città e dei territori aggiornata alle esigenze del mondo di oggi consentirebbe di rilanciare l’immagine dei nostri luoghi nel mondo, di investire nell’arte, nell’agricoltura, di valorizzare le aziende e dare sostegno alle popolazioni delle aree più povere, dimostrando ancora una volta la maggiore efficienza della città stato e del “piccolo” nel gestire le risorse.

Far tornare Milano, e altri territori d’Italia, ai loro antichi fasti potrebbe essere lo strumento chiave aiutare lo Stato a uscire non solo da questa grave emergenza ma a riaffermarsi con più agilità sulla scena mondiale.

FABIO MARCOMIN

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