Il GOVERNO svela SOLO 5 DOCUMENTI del CTS: mancano circa 3.000 pagine. Che fine hanno fatto?

Rese pubbliche solo 200 pagine su 3.000, appena 5 verbali scelti senza alcun criterio apparente. Dopo che il Governo aveva dichiarato di rendere pubblici gli atti del Comitato Tecnico Scientifico i documenti forniti hanno il sapore di una beffa.

Dopo settimane di attesa tra richieste, ricorsi, sentenze del TAR e impugnazioni che avevano visto protagonisti la Fondazione Luigi Einuadi e il Governo, ieri sera è arrivato l’annuncio a sorpresa: lo svelamento da parte del Governo dei verbali del Comitato Tecnico Scientifico, con i quali sono state prese le decisioni sulla gestione dell’emergenza della pandemia. 

Oggi però la doccia fredda: a fronte di oltre tre migliaia di pagine di verbali solo alcune centinaia sono state rese pubbliche, senza neppure rispettare un ordine o un criterio cronologico. Su alcuni media e sul web si infiamma la protesta: “questa non è trasparenza, è una presa in giro”.


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Il GOVERNO svela SOLO 5 DOCUMENTI del CTS: mancano circa 3.000 pagine. Che fine hanno fatto?

# Solo 5 verbali per totale di 200 pagine, a fronte di 3.000, sono stati rese pubblici

Dopo le richieste degli avvocati della Fondazione Einaudi sono stati resi pubblici i verbali del CTS. Si tratta di 5 verbali per oltre poco più di 200 pagine. La prima cosa che emerge è che mancano dei verbali, oltre a esserne stati pubblicati solo 5, gli stessi non sono in ordine sequenziali, nello specifico i numeri 12, 14, 21, 39 e 49 e non si sa dove siano gli altri. Si parla di quasi 3.000 pagine mancanti. 

Alcuni dei verbali resi pubblici risultano inoltre incompleti. Tra le informazioni più significative sono assenti le valutazioni relative sulla zona rossa mancata in Val Seriana. In particolare mancano i verbali delle prime 11 riunioni, tra cui quelle tra il 22 e il 27 di gennaio, quando non si sa bene perché l’ordine di testare tutte le polmoniti virali anomale si trasformò nell’ordine di testare solo quelle di chi proveniva dalla Cina. Mancano poi i verbali del periodo tra l’1 e il 7 marzo, i giorni in cui si decise di non fare la zona rossa ad Alzano e Nembro, fatto su cui sta indagando la magistratura perchè avrebbe causato centinaia di vittime altrimenti evitabili. 


# La “falsa notizia” della divergenza tra CTS e Lockdown sulle aree in cui applicarlo 

Molti giornali stanno rimarcando che mancano anche i verbali dell’8 e del 9 marzo, quelli in cui si decise il lockdown di tutta l’Italia, ma che curiosamente c’è quello del 7, in cui il CTS suggeriva chiusure parziali e differenziate. In realtà quel giorno c’era stato pieno accordo tra Governo e CTS, in quanto l’esecutivo aveva in tale data deciso inizialmente di istituire le zone arancioni in Lombardia e in altre 14 province il 7 marzo, come tra l’altro indicato nel documento del TS desecretato. Mancando i rapporti dei giorni successivi non si può pertanto capire chi è responsabile della scelta di estendere il lockdown in modo generalizzato all’intero Paese, decisione attuata il 9 Marzo.

# La notizia più grave è l’assenza di trasparenza. Quando verranno pubblicati gli altri verbali?

Ma la vera questione è: che senso ha mettere a disposizione in maniera del tutto casuale solo 5 verbali, dopo aver detto che si sarebbero resi pubblici tutti?  Cosa hanno gli altri di così compromettente da nascondere? Avendo il CTS svolto una funzione di pubblico interesse, verranno resi pubblici tutti i loro atti durante l’emergenza? E se sì, quando il governo decidere deciderà di fare apprendere ai cittadini quanto venne deciso e perchè?

Fonte: dagospia e affaritaliani


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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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