Dall’AirBnB comunale al REDDITO DI INTRAPRENDENZA: 5 idee per rilanciare Milano dopo la crisi covid-19

Proverò a ragionare di policy che possiamo implementare immediatamente, senza dover dipendere dallo Stato centrale, facendo leva su due risorse che abbondano a Milano: capitale umano e capacità di innovare

Foto: Andrea Cherchi (c)

Dato che, verosimilmente, non possiamo aspettarci interventi legislativi di tale portata da
consentirci di avere una maggiore flessibilità fiscale, proverò a ragionare di policy che
possiamo implementare immediatamente, senza dover dipendere dallo Stato centrale.
Non parlerò quindi di Zone Economiche Speciali, con fiscalità leggera per attirare aziende
straniere. Proverò ad agire su due altri fattori di attrazione per le imprese: il capitale umano e la capacità di innovare – che di certo già abbondano a Milano.

Dall’AirBnB comunale al REDDITO DI INTRAPRENDENZA: 5 idee per rilanciare Milano dopo la crisi covid-19

#1 Residenze universitarie

La nostra città è da tempo diventata una città universitaria (vi studia il 10% degli studenti italiani), grazie alla crescita di una quarantina tra università e centri di formazione specialistici, molti riconosciuti a livello internazionale.
Possiamo aumentare tale successo? Sì, aumentando ancora l’offerta di posti letto nelle residenze universitarie, andando a intercettare studenti stranieri. In che modo? Mediante partnership tra pubblico e privato, e magari attraverso un concorso internazionale di architettura che ponga come obiettivo la realizzazione di residenze universitarie a basso impatto ambientale e costi contenuti, ma comode e capaci di favorire lo studio e lo scambio di idee.


#2 AirBnB comunale e quartieri per i giovani

Una volta che abbiamo giovani formati e capaci, dobbiamo essere in grado di trattenerli: non è certo facile con gli affitti che abbiamo, combinati con stipendi relativamente bassi,
soprattutto in alcuni ambiti come lo spettacolo, l’editoria, la cultura, fondamentali per
mantenere la città vivace e innovativa davvero.
Serve un piano di edilizia residenziale convenzionata molto più forte degli attuali
progetti, che recuperi l’invenduto, prima ancora di colare ancora cemento. Una sorta di
AirBnB comunale, per affitti più lunghi. Occorre dare vita a quartieri creativi, ricchi di giovani in cerca di lavoro o coinvolti in attività di formazione superiore (master, dottorati), rivitalizzando alcune periferie diventate semplici dormitori. Naturalmente queste iniziative richiedono una gestione più efficace dell’ordine pubblico: se i comitati di quartiere iniziano a lamentarsi dei locali, del baccano, degli orari, non riusciamo a creare una realtà attraente.
Conviene allora una progettazione a 360 gradi e partecipata, discussa con i quartieri dove si andrà a intervenire.

#3 Una pubblica amministrazione amica delle imprese: unità di missione per sbrogliare la burocrazia

Passiamo ora alla creazione di lavoro. Non esistono leggi in grado di creare lavoro, ma solo aziende che assumono lavoratori – oppure v’è l’auto-impiego.
La PA deve rapidamente diventare efficiente, ma si scontra con un mercato del lavoro
rigidissimo, che rende difficile riconoscere incentivi, sindacati perennemente sul piede di
guerra di fronte a possibili proposte, età media avanzata e difficoltà quindi di padroneggiare
a fondo gli strumenti informatici.

Come se ne esce? Occorre costituire delle unità di missione costituite da nuovi assunti
e dagli impiegati più volenterosi. Le unità sono piccole, auto-organizzate di fronte a
obiettivi chiari, e messe in competizione tra loro. Le migliori vengono valorizzate e
ricompensate come da norme vigenti – meglio ancora se si riuscisse a derogare qui, con
qualche incentivo in più.
Che cosa facciamo fare alla nuova PA? Compito di queste unità di missione è sbrogliare la
matassa della burocrazia nei settori economici su cui vogliamo puntare il rilancio di
Milano. Occorre selezionarne pochi, identificando il potenziale della città, le esigenze
strategiche e provando anche ad agganciare i settori prioritari per lo sviluppo economico nei prossimi anni.
Ossia: bene moda e design, fintech e regtech; fondamentale lavorare sul sanitario in un
senso ampio, ossia di benessere fisico e psichico, non solo di ospedali e malattie.



#4 La regulatory sandbox per le startup

Infine, nel futuro saremo eliminati da qualunque mercato se non avremo sviluppato solide
competenze in ambito intelligenza artificiale: abbiamo il Politecnico di Milano, il CNR,
l’Università degli Studi e diverse società high-tech nel raggio di 30 chilometri.
Identificati i settori su cui concentrare energie e investimenti, la PA contribuisce a
semplificare i passaggi richiesti per le certificazioni, aiuta nel comprendere e rispettare le
norme. In sintesi, rilancio anche da queste pagine l’idea di “regulatory sandbox”,
strumento legale con cui si permette alle startup di entrare rapidamente sul mercato,
assistendole nei profili autorizzativi. La “sandbox”, uno spazio dove sperimentare con
clienti reali senza farsi troppo male, è un concetto caro agli innovatori, perché libera le
energie e la creatività poter testare subito le proprie idee, e perfezionarle con la pratica.
Lato economico (fintech quindi), dobbiamo pretendere che il MEF, che sta coordinando gli
sforzi per la regulatory sandbox, apra uno spazio dedicato a Milano, una vera e propria
rappresentanza. Per quanto concerne gli altri settori citati, ha senza dubbio senso una
regulatory sandbox per il medicale, connesso a pari realtà in Emilia-Romagna: dobbiamo
ragionare per domini, non per geografia, creare legami di qualità in tutto il Paese,
evitando la concorrenza tra campanili. Anche per l’intelligenza artificiale sarebbe di aiuto
un supporto legale e autorizzativo: perché i progetti siano da subito rispettosi della privacy e fedeli a principi etici condivisi. E magari un ponte con Torino non guasterebbe.

#5 Il reddito di intraprendenza

Per attirare talenti si lavora di concerto: le iniziative di sostegno abitativo si coniugano a una PA che fornisce rapidamente visti e permessi di soggiorno agli stranieri. Per rendere tutto più frizzante possiamo introdurre un reddito di intraprendenza: due anni per venire a
sviluppare a Milano la propria idea, sia una startup, un libro, uno spettacolo teatrale, un film.
La casa, i musei, e i trasporti li mettiamo noi. Si fanno delle call internazionali, magari a
tema, per restringere proposte e numero di candidati, e poi ospitiamo qualche centinaio di
persone capaci di portare esperienze da ogni parte del mondo, di catalizzare energie e
creare il giusto scompiglio.
Non accontentiamoci di innovazione, quando serve una rivoluzione.

ANDREA DANIELLI

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