🔴 C’È CHI DICE NO: i primi focolai di rivolta contro l’incapacità e l’approssimazione

Nessuno mette in dubbio la difficoltà di prendere decisioni, ma si fatica a comprendere la logica con cui il governo si sta muovendo. E, forse per la prima volta dall'inizio dell'emergenza sanitaria, comincia a tirare aria di rivolta

Re Conte (di Duilio Forte -c)

Si stanno moltiplicando gli atti intimidatori e i focolai di rivolta in seguito alle parole di ieri del Premier Conte, che di fatto prosegue la tattica di #iorestoacasa, senza proporre una reale strategia di ripartenza.

Non una parola, infatti, sui temi caldi che dovrebbero caratterizzare la Fase2, ovvero quelli legati all’identificazione, isolamento e tracciamento dei contagi, alla sanificazione degli spazi o alle misure di convivenza con il virus. Il problema non sono le date in cui riaprire, ma COME riaprire?

Le questioni su cui il Premier Conte avrebbe dovuto chiarire

    1. Da dove provengono i nuovi contagiati? Se sono tutti provenienti da ospedali, RSA e case private, il problema sul lavoro è minimo e non ha senso tenere chiuso chi è in grado di riaprire in sicurezza, indipendentemente dalla sua categoria di appartenenza, che discrimina milioni di lavoratori.

2. Ci sono dispositivi di protezione individuale per tutti? E inoltre, sappiamo come si utilizzano le mascherine o continueremo a vedere persone che se la abbassano per parlare, la indossano solo all’aperto e se la tolgono quando entrano in un luogo chiuso?

3. Sarà possibile avere certezza del proprio stato di salute attraverso tamponi o test sierologici, o circoleranno ugualmente immuni e positivi asintomatici, senza alcun controllo?

4. Se qualcuno viene scoperto con la febbre all’entrata di un supermercato o di un’azienda, esistono strutture preposte alla quarantena dei pazienti infetti non gravi, o si continuerà a isolarlo a casa propria, dove potrà contagiare i conviventi, creando una spirale di contagio potenzialmente senza fine?

Leggi anche: Qual è l’origine dei nuovi contagiati?

Senza una risposta a queste domande, il toto-date di Conte ha innescato rabbia e sconforto nei cittadini, che si sono sentiti trattati da scolari che devono portare la giustificazione al prèside per poter uscire o si sono sentiti redarguire come se volessero uscire solo per fare un “Party” fra amici e non per un legittimo diritto a lavorare, ma non hanno potuto comprendere le motivazioni delle date scelte.

Nessuno mette in dubbio la difficoltà di prendere decisioni, ma si fatica a comprendere la logica con cui il governo si sta muovendo. E, forse per la prima volta dall’inizio dell’emergenza sanitaria, comincia a tirare aria di rivolta.

🔴 C’È CHI DICE NO: i primi focolai di rivolta contro l’incapacità e l’approssimazione

#1 Cei e culti religiosi sul piede di guerra

Per molti, almeno sui social, nelle parole di Conte ci sarebbe un passo indietro di trent’anni sui diritti sociali, con un ritorno alla famiglia tradizionale fatta dai “congiunti” di sangue e di matrimonio. Ma ad imbestialirsi è anche il mondo cattolico, che si vede negate ancora le cerimonie religiose, ad eccezione dei funerali con “non più di 15 persone”, una cifra inspiegabile che creerà molti imbarazzi a chi dovrà gestire gli inviti. La Cei si è fatta sentire subito, con la protesta dei vescovi che invocano “l’esercizio della libertà di culto”, incalzati da un editoriale al vetriolo del direttore Marco Tarquinio che, dalle colonne di Avvenire, ha parlato di “ferita incomprensibile e ingiustificabile” tra Stato e Chiesa e di “scelta miope e ingiusta”.

#2 Parrucchieri incatenati

I parrucchieri e gli estetisti devono aspettare l’1 giugno, che tra l’altro è lunedì, per poter ricominciare a lavorare e sembrano i più arrabbiati di tutti: a Padova i due titolari del parrucchiere “La dolce vita” si sono incatenati al negozio per protesta affermando: “Siamo più sicuri noi del bus: perché non possiamo aprire? Abbiamo 20mila euro di spese fisse al mese e 4 dipendenti a casa”.

#3 La petizione per riaprire tutti il 4 maggio

Una petizione dei parrucchieri e di centri estetici apparsa in mattinata su change.org ha già superato le 20.000 firme per ottenere la riapertura il 4 maggio in sicurezza (ma ce ne sono tantissime altre locali): https://www.change.org/p/giuseppe-conte-riapriamo-parrucchieri-centri-estetici-ed-onicotecniche-il-4-maggio. Non manca il supporto di Confartigianato, che sottolinea da Cesena con il suo segretario locale Stefano Bernacci, che “non si riesce a capire perché un centro commerciale dove si aggregano migliaia di persone è meno pericoloso di una parrucchiera che serve e gestisce meno di dieci persone al giorno”.

#4 Quattromila ristoratori consegneranno le chiavi della loro attività ai sindaci

Horeca – conteggiando in circa 350.000 il numero di persone che perderanno il lavoro con la scelta di riaprire a giugno – ha promosso una manifestazione nazionale dei ristoratori di tutta Italia a cui hanno già aderito più di 4mila imprese del settore, che martedì 28 aprile alzeranno le serrande, apparecchieranno il locale e poi consegneranno le chiavi al sindaco del loro comune.

#5 La protesta delle luci

A Messina 300 titolari e gestori di locali, bar, pub e alberghi stasera alle 21 alzeranno le loro saracinesche e accenderanno tutte le luci per 15 minuti in segno di protesta, arrivando poi mercoledì mattina a consegnare le chiavi dei propri locali al sindaco Cateno de Luca.

#6 I commercianti in piazza

I Commercianti di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, scenderanno in piazza il 4 maggio guidati da Michele Toffoli de “La casa della bambola”: “è finito il momento di fare i bravi, bisogna farsi sentire!” Annunciano che la manifestazione seguirà le regole del distanziamento, e che “partecipare sarà più sicuro che andare a fare la spesa”.

#7 Confcommercio contro la discriminazione sui negozi

Le nostre imprese sono esasperate come non mai; sono pronte davvero a tutto, anche a proteste eclatanti” tuonano i commercianti di Perugia, come riportato dal Messaggero, che racconta la rabbia degli imprenditori umbri, costretti a stare fermi in una regione dove il contagio sembra essere molto più fermo di loro. Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbra si scaglia contro la scelta di aprire i negozi di abbigliamento per i bambini ma di continuare a tenere chiusi quelli per adulti, o anche i negozi di mobili, dove sarebbe molto facile mantenere le distanze di sicurezza.

#8 Lo sciopero fiscale dei ristoratori

I ristoratori in ginocchio dichiarano guerra: sciopero fiscale fino al 31 dicembre. “Fino al 31 dicembre 2020 non pagheremo più un euro di tasse” è l’annuncio di un gruppo di ristoratori delle Marche che stanno raccogliendo adesioni in tutta Italia.

#9 La Provincia di Bolzano: “sospendiamo i versamenti allo Stato”

Il governatore della provincia autonoma di Bolzano ha chiesto la sospensione dei versamenti allo stato, ovvero tenere per sé il “residuo fiscale”, per coprire il mancato gettito fiscale e garantire i servizi.

Un fuoco di paglia o l’inizio di una rivolta?

In tutto questo, nemmeno una parola – ma nemmeno una protesta – sui settori strategici per il Paese del Turismo e dello Spettacolo, che in assenza di una data certa, vedono allontanarsi definitivamente la possibilità di immaginare una stagione estiva.

Ma la partita è ancora aperta, siccome il Premier ha, come al solito, soltanto annunciato un decreto che non ha ancora firmato, e quindi ogni scelta può ancora cambiare, a seconda della forza che avranno le reazioni – più o meno diplomatiche – dei vari settori.

Come in un libro-game di quelli della nostra infanzia, ciascuno può scegliere il suo finale.

Ma non tutti portano alla fine.

Leggi anche: RIAPERTURA dell’Italia a confronto con altri Paesi: imprese e turismo saranno penalizzati?

ALBERTO OLIVA

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Alberto Oliva
Dopo la laurea in Scienze dei Beni culturali, si diploma in regia alla Scuola d’Arte drammatica Paolo Grassi nel 2009. Nel 2012 vince il Premio Internazionale Luigi Pirandello come migliore regista emergente. È giornalista pubblicista iscritto all’Ordine. Collabora con QN Quotidiano Nazionale dal giugno 2013, curando la rubrica Anime Nascoste che esce tutte le domeniche sulle pagine de Il Giorno ed è autore della pagina settimanale dedicata alle Botteghe Storiche di Milano. Ha realizzato due edizioni della guida Scoprire Milano uscita in allegato con Il Giorno nel giugno 2014 e nel giugno 2016. Ha realizzato con il contributo del Comune di Milano due edizioni della guida alle Botteghe Storiche di Milano uscita in allegato con Il Giorno nel giugno 2017 e nel giugno 2019. Ha pubblicato il libro L’odore del legno e la fatica dei passi / Resto in Italia e faccio teatro con Atì editore nel dicembre 2013 che racconta la sua testimonianza di trentenne che lavora nell’ambito culturale in Italia. Con l’attore Mino Manni fonda l’Associazione I Demoni, con cui realizza il Progetto Dostoevskij che comprende Notti bianche, La confessione, Ivan e il Diavolo, Il giocatore, cui si aggiunge Delitto e castigo (2017) prodotto dal Teatro Franco Parenti e la nuova produzione L’Idiota (2019/2020). Collabora con L’associazione Vivaio dal 2015 e con Milano Città Stato dalla nascita del progetto.