Uno studio internazionale: i LOCKDOWN non salvano vite e non riducono i contagi

Sono stati raccolti dati provenienti da 152 paesi in un periodo di tempo che va dall’inizio della pandemia al 31 dicembre 2020: i risultati sono sorprendenti

Credits: wired.it

Da un anno a questa parte, siamo stati abituati a rimanere chiusi in casa per impedire al virus di diffondersi. Da alcuni dati raccolti, però, pare che la scelta intrapresa dai governi di tutto il mondo necessiti di essere rivista e superata.

Uno studio internazionale: i LOCKDOWN non salvano vite e non riducono i contagi

# La principale soluzione adottata potrebbe non essere quella giusta

Credits: museicapitolini.org

Le misure restrittive riguardo gli spostamenti sono ormai diventate parte della nostra quotidianità. Parlando in particolare dell’Italia, sono mesi che abbiamo imparato a conoscere i colori rosso, arancione e giallo per indicare il livello di rischio nelle varie zone. Nei periodi più delicati, tra cui le festività natalizie e pasquali, abbiamo vissuto i lockdown generali con limitazioni ancora più ferree. La logica dietro queste scelte è guidata dalla volontà di limitare le interazioni sociali. Quanto più le persone rimangono in casa, o comunque all’interno del proprio comune, e tanto più il virus non dovrebbe avere la possibilità di dilagare. Dall’altra parte, però, questa soluzione così drastica e generalizzata sta comportando seri rischi a livello psicologico sulle persone e continua a mettere in ginocchio l’economia del Paese. Siamo quindi davvero sicuri che sia la strada giusta da percorrere? Un recente studio sembra confermarci che i lockdown lunghi e generalizzati non siano solo poco utili, ma addirittura controproducenti anche nel loro scopo primario di fermare la pandemia.


# Lockdown prolungati non incidono sull’RT dei contagi e non salvano vite

Credits: cepr.org

Lo studio in questione è stato pubblicato dal “Centre for Economic Policy Research” ed è nato dalla collaborazione di importanti istituti universitari nel mondo. Infatti, riporta la firma di studiosi provenienti dall’Università di Harvard, dall’Università Torquato di Tella a Buenos Aires e dal Ministero del Lavoro argentino. Sono stati raccolti dati provenienti da 152 paesi in un periodo di tempo che va dall’inizio della pandemia al 31 dicembre 2020. In questa ricerca vengono considerati vari livelli di intensità di lockdown, comprese le restrizioni riguardanti gli spostamenti, i luoghi pubblici come la scuola, i luoghi di lavoro e gli eventi. I risultati si sono concentrati a considerare l’indice RT, ovvero il tasso di contagiosità, e il numero di decessi. Per quanto riguarda l’indice RT, la ricerca conclude che i lockdown prolungati non contribuiscono significativamente ad abbassare il tasso sotto la famosa soglia dell’1.

Per i decessi è emerso lo stesso esito e dimostra che tenere chiuso per molto tempo non aiuta a salvare più vite. Inoltre, lo studio sottolinea come le misure restrittive più lunghe siano proprio quelle più difficili da sostenere, portando i cittadini al limite e spingendoli a non rispettare le regole. I ricercatori, quindi, propongono una soluzione alternativa: limitazioni brevi e mirate nei luoghi in cui il contagio è più diffuso. In particolare, definiscono il loro suggerimento ancora più valido nei paesi in cui la campagna vaccinale procede a rilento, proprio come l’Italia. 

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MATTEO GUARDABASSI Se vuoi collaborare al progetto di Milano Città Stato, scrivici su info@milanocittastato.it (oggetto: ci sono anch’io) ENTRA NEL CAMBIAMENTO: Ti invitiamo a iscriverti alle nuove newsletter di milanocittastato.it qui: https://www.milanocittastato.it/iscrizione-newsletter/ Ti manderemo anche notizie che non pubblichiamo sui social Le città più internazionali e aperte al mondo sono delle città stato come #Amburgo #Madrid #Berlino #Ginevra #Basilea #SanPietroburgo #Bruxelles #Budapest #Amsterdam #Praga #Londra #Mosca #Vienna #Tokyo #Seoul #Manila #KualaLumpur #Washington #NuovaDelhi #HongKong #CittàDelMessico #BuenosAires #Singapore Il nostro sogno per l’Italia? Un’Italia federale, con forte autonomia per le aree urbane e i territori omogenei. Un Paese che premi il fare rispetto al non fare, con una forte propensione all’innovazione, che valorizzi le sue eccellenze distintive e che miri a essere sempre migliore, mettendo al centro il cittadino libero e responsabile verso la comunità.