Da nemica della Spagna ad ARMA DI RIVALSA: l’evoluzione della LINGUA CATALANA

La rivoluzione della lingua catalana: potrebbe mettere a rischio l'unificazione spagnola?


Dispute giudiziarie e ogni sorta di intervento governativo dal 1700 ad oggi, non sono riusciti a distruggere l’idioma catalano. Anzi: hanno trasformato il Català in un’arma identitaria molto potente

Da nemica della Spagna ad ARMA DI RIVALSA: l’evoluzione della LINGUA CATALANA

# Catalano, parlato anche in Sardegna

Monumento della lingua catalana di Alghero Credits Tot Alguer

Català, o lingua Catalana, è l’idioma parlato nella Catalogna, in una parte della Francia dei Pirenei orientali, Andorra dove è lingua ufficiale e perfino da una piccola comunità di Alghero, in Sardegna.
La comunità catalana lotta da sempre per avere una sua lingua e una sua indipendenza; pertanto, la storia del Català ha sempre finito per intrecciarsi alle vicende politiche che, simpatiche o antipatiche che possano essere a titolo personale, rendono questa lingua custode di un enorme patrimonio culturale e identitario.


Il popolo catalano è molto felice di condividere il proprio idioma con tutti, dimostrando gratitudine e rispetto per gli stranieri che si sforzano di impararlo, onorati per il riconoscimento di una lingua madre per oltre 11 milioni di persone. Scopriamo la sua travagliata storia, dal 1716 al 2022.

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# La rinascita di fine ‘800 e la co-ufficialità degli anni ‘30

Credits: Cronica Global – El Espanol

I Re Borbone di Spagna, hanno iniziato a promulgare leggi per escludere il Catalano dalla Spagna fin dal lontano 1716, relegandolo di fatto ad un utilizzo quasi esclusivamente orale.
A fine 1800, un gruppo di intellettuali e letterati ha dato il via ad una vera e propria riforma linguistica codificando il Català, proponendo una grafia standard delle unicità linguistiche dell’idioma, terminata con la pubblicazione del dizionario ufficiale nel 1932, a cura di Pompeu Fabra.
Con la Seconda Repubblica il Catalano ottiene la co-ufficialità linguistica pareggiato al Castigliano, tanto che le autorità sono obbligate ad accettare i documenti in entrambe le lingue.



Il Catalano inizia anche ad avere le sue declinazioni, come la Mallorchina, utilizzata in occasioni informali nelle Baleari e nel Regno di Maiorca, oppure il Valenzano di Valencia, fino a raggiungere la Catalunya del Nord, che si trova in realtà in Francia.

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# Dalla soppressione di Franco al manifesto Koiné

Credits: Unser Tirol 24

Un altro tentativo di soppressione avviene per opera di Francisco Franco, negli anni bui della dittatura. Il Català subisce un pesante calo dei parlanti, soprattutto nella regione di Valencia. Alla fine del regime, il castigliano è inserito nella Costituzione spagnola come unica lingua ufficiale.

Con la caduta di Franco, la stessa Costituzione spagnola favorisce la nascita delle Comunità Autonome della penisola iberica, che hanno il potere di inserire nel tessuto sociale altri idiomi oltre al Castigliano. Il Català riprende a correre nelle strade e nelle scuole della regione, in maniera così galoppante che diventa una vera e propria arma politica.

Nel 2016 il movimento indipendentista catalano pubblica il manifesto Koiné e, insieme alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Catalogna dalla Spagna, dichiara il Catalano come unica lingua ufficiale della regione.

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# La nuova “colonizzazione linguistica” castigliana

Credits: Eder Pozo Pèrez by Unsplash

Benché il Castigliano sia presente nella regione catalana dal 1500, ogni intervento governativo volto a ripristinare il Castigliano, in Catalogna viene catalogato come “colonizzazione linguistica”. Succede lo stesso sia con le ondate di immigrazione interna, sia con la nuova pronuncia della Corte Suprema, la quale ha confermato una sentenza che impone, nelle scuole catalane, un tetto minimo del 25% di lezioni da fare in spagnolo.

L’”immersione linguistica” è invece per i catalani un fiore all’occhiello e il Castigliano è relegato alle lezioni di letteratura spagnola.
Questo nuovo atto giudiziario, che si insinua nelle trattative politiche tra Stato e Comunità Catalana per il dialogo indipendentista, è considerato una backdoor a disposizione del governo centrale, per minare l’identità della Catalogna.

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# La questione catalana per le big tech della comunicazione

Credits: Car1.Net

La lingua resta quindi un aspetto indispensabile dell’identità catalana, diventata ormai una questione internazionale.
La legge che stabilisce che il 15% dei palinsesti radio e TV sia condotto in lingua spagnola, ed almeno il 6% in lingue co-ufficiali (oltre al Catalano ci sono anche il Basco e il Gallego), interessa ora anche le piattaforme come Amazon e Netflix, che entrano nella trattativa tra le rappresentazioni politiche. Le parti hanno concordato la costituzione di un fondo che finanzi il doppiaggio o la sottotitolatura dei programmi, in catalano e le altre lingue co-ufficiali iberiche.

È sbagliato intrecciare l’identità linguistica con le vicende indipendentiste politiche? Lo stabilirà il futuro. Il Catalano è parlato dalla parte di popolazione favorevole all’indipendenza; al contrario il Castigliano si parla negli ambienti filo-statali. Il domani sembra sempre più inesorabilmente diretto verso la trasformazione delle autonomie in indipendentismi. Anche se queste rivendicazioni dovessero passare per la richiesta di una miniserie TV in lingua regionale.
Se fosse così anche per le regioni italiane più identitarie?

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LAURA LIONTI

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