Milano Barbarica: 5 segni che Attila è ancora in città

Milano Barbarica non è solo un’immagine legata al personaggio di Diego Abatantuono nel famoso film “Attila Flagello di Dio”. 

“Al principio del V secolo d.C. i Visigoti entrarono con facilità in Italia. Il 2 febbraio del 402 raggiunsero le porte di Milano. Dall’alto delle mura della città si vedevano i fuochi appiccati nel contado durante il passaggio dell’esercito barbaro”. A scrivere è il poeta e senatore romano Claudio Claudiano, sostenitore del generale Stilicone, che, fedele agli imperatori Teodosio e Onorio, arrivò a Mediolanum, la Milano tardoromana, quando il centro della vita commerciale e politica cittadina (il forum) si trovava sotto l’attuale Biblioteca Ambrosiana, e il vescovo Ambrogio era appena morto da appena cinque anni, ma per tutti era già una star.

L’Editto di Milano aveva già reso lecito il culto del Cristianesimo nell’Impero, che nel frattempo si era sciolto. Milano capitale d’Occidente aveva il suo Palazzo Imperiale (oggi resistono i resti dietro Corso Magenta), il suo circo (nell’omonima via e limitrofi), la zecca, persino le terme (quelle Erculee sono ancora visibili appena fuori dal parcheggio sotterraneo di Corso Europa).

Da quel momento in avanti, però, Milano non fu più la stessa.

Preda di Goti, Unni, i Longobardi per due secoli, e gruppi di popolazioni germaniche, venne saccheggiata, distrutta, quindi abbandonata, fino ad essere sostituita da Monza e Pavia.

Cosa resta di quel periodo? Con un po’ di pazienza e tanta attenzione Milano regala ancora buone testimonianze del periodo di Attila e degli altri famosi invasori.

Tralasciando la Corona Ferrea della Regina Teodolinda conservata ancora nel Duomo di Monza, perché Monza non è Milano, ecco 5 segni che Attila è ancora in città.

#1. Sarcofago di Stilicone

Sarcofago di StiliconeNella basilica di Sant’Ambrogio, sul lato sinistro della navata centrale, si trova il cosiddetto ambone di Sant’Ambrogio, ovvero la tribuna delle letture e omelie. Opera architettonica di epoca medievale composta da sculture di epoche diverse, poggia su sarcofago romano interamente decorato da bassorilievi con scene mortuarie che, per la tradizione, celerebbe le spoglie del generale Stilicone.

#2. I dipinti perduti di Palazzo Reale

Quando Attila conquistò Milano, si dice per un certo periodo visse a Palazzo Reale. Per affermare la sua superiorità su Roma fece modificare un dipinto in cui erano raffigurati i Cesari seduti in trono e ai loro piedi i principi sciti. Da allora furono i Cesari a venire raffigurati come supplici, con le borse d’oro svuotate davanti al trono di Attila.

#3. Tre scrofe, lanute per metà, a spasso intorno Piazza Duomo

Le opere di Claudio Claudiano, Sidonio Apollinare e del vescovo Dazio ci parlano di una scrofa semilanuta, medio-lanum, che avrebbe dato il nome alla città di Milano.
Secondo una leggenda, il fondatore di Milano, il celta Belloveso, attraversò le Alpi, il territorio degli Edui, e arrivò nella pianura Padana. Nel luogo indicato da una dea in sogno vide una scrofa di cinghiale dal pelo insolito: molto lungo, solo nella parte anteriore del corpo.
Ancora oggi, tre immagini di quella scrofa lanuta a metà si trovano intorno a Piazza Duomo (sono tutte risalenti all’età tardo medievale): la prima, è in un bassorilevo sopra le arcate di Piazza Mercanti a Milano; la seconda, è nascosta dentro un capitello del Palazzo della Ragione; la terza immagine è visibile nella corte interna di Palazzo Marino.

#4. L’Altare di Vuolvinio

E’ di Vuolvinio, l’autore, perché lo dice la firma: Vuolvino magister phaber.
Collocato sull’altare della Basilica di Sant’Ambrogio, venne realizzato tra l’824 e l’859. Con la sua preziosa opera di cesellatura d’oro e smalti, l’Altare di Vuolvinio rappresenta uno degli esempi più alti dell’arte orafa longobarda.

#5. Gli Omenoni dietro San Fedele

Gli Omenoni sono i grandi uomini effigiati dall’architetto Leone Leoni ne 1565 nella casa di via degli Omenoni, 3. L’artista li ha colti nell’atto di sorreggere la mensola della facciata di ingresso al palazzo.
Statue di guerrieri sconfitti, raffigurano gli invasori sconfitti dalle forze di Roma a Milano.
Saranno stati realizzati un millennio dopo l’arrivo dei barbari, ma sono ancora un segno tangibile della grande capacità di rinascere di Milano.