Dal FRIULI al VENETO: la pazza idea di SACILE

Una delle località più rinomate del Friuli sta pensando seriamente di passare al Veneto

Instagram: @visitsacile

L’articolo 132 della Costituzione consente di creare una nuova regione (come potrebbe essere per Milano città stato). Non solo: assegna anche il diritto ai comuni di scegliere la regione di appartenenza. Potrebbe essere il caso di Sacile, una delle località più rinomate del Friuli che sta pensando seriamente di passare al Veneto. Ma vediamo meglio la questione. 

Dal FRIULI al VENETO: la pazza idea di SACILE

Sembra che nella vivacissima località di San Odorico sia iniziata a circolare la voce per cui Sacile sia pronta ad approdare in Veneto, abbandonando il suo Friuli. Avendo sempre avuto qualche difficoltà col concetto geopolitico di confine, da non veneta di nascita, ho fatto fatica a capacitarmi del fatto che, però, Sacile non fosse già in Veneto. Il Giardino della Serenissima, come veniva chiamato ai tempi della Repubblica di Venezia per via della sua architettura che ricorda gli scorci veneziani, è infatti il comune friulano più a occidente, e persino dai Padovani era affettuosamente chiamata “Padova seconda” per la gran quantità di letterati e dottori illustri.


Alla base di questo fermento ci sarebbe la sanità sacilese e il futuro del suo ospedale in particolare, vittima di tagli di servizi, ridimensionamenti e silenzi dell’Azienda sanitaria friulana, oltre che agli allarmi che Comitati e Associazioni lanciano da tempo, insieme a richieste di incontri e chiarimenti da parte dei vari Dirigenti sanitari.

Tuttavia, gli abitanti di questa cittadina della provincia–per il momento–di Pordenone hanno formato già alla fine del 2020 un comitato all’opera per poter lanciare ufficialmente alla comunità la proposta di un referendum per il passaggio di Sacile alla vicina regione del Veneto.

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# Il casus belli: la sanità

A innescare il meccanismo che ha portato a rivolgersi direttamente ai cittadini per sfruttare la carta del passaggio al Veneto sembra sia stata la recente decisione dell’Azienda sanitaria di dare a privati l’appalto per tutti i servizi al punto di primo intervento. Questo, dopo la chiusura della RSA di via Ettoreo, è stato il vero casus belli che ha tramutato le voci di corridoio in reali segnali di un lavoro per dar corso a un referendum per il passaggio alla regione confinante.



# La conferma: ripristinare la tradizione con la Repubblica di Venezia

É Mario Modolo, consigliere dell’associazione interregionale “Civiltà Altolivenza” e candidato alle ultime lezioni comunali, a confermare quanto sopra: «al momento, stiamo valutando le procedure necessarie per concretizzare l’iniziativa». Un’iniziativa che, se si concretizzasse, avrebbe dei risvolti clamorosi. «È possibile–aggiunge Modolo– che se a breve da Trieste non arriveranno “buone nuove” a tutela dei servizi socio-sanitari sacilesi, possa essere avviata la raccolta delle firme necessarie per l’iniziativa referendaria». É lo stesso Modulo, infine, a ricordare la vicinanza e i legami secolari della città con la Repubblica di Venezia di cui la regione Veneto è la naturale erede.

# Una scelta che potrebbe trascinare tutto l’Alto Livenza

Ma se tutto ciò non fosse abbastanza, anche l’appartenenza al territorio segnato dal corso del fiume Livenza, sancita dallo statuto comunale, gioca un ruolo non marginale. La zona dell’Alto Livenza giace a cavallo tra le due regioni: è infatti composta da otto comuni siti nella provincia di Pordenone e di altrettanti in quella di Treviso. La forte identità delle genti insediate lungo l’alto corso del fiume, quindi, è certamente da considerare. Identità che permea il territorio, e che grazie al lavoro dell’associazione interregionale Civiltà Altolivenza, dal 1988 mira «al recupero del ruolo che la “storia” degli ultimi decenni ha contribuito non poco a svilire». In questo contesto la sanità riveste un ruolo importante, ed è un dato oggettivo che sia in corso da anni un progressivo smantellamento dell’Ospedale di Sacile.

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# Sacile chiama Trieste

E se Trieste non risponde alle continue richieste della sua Sacile, i suoi cittadini potrebbero tra non molto cercare di andare con un presidente che ha posto la sanità al primo posto all’alba del suo trionfo elettorale. «Se non ci ascoltano–rivelano i promotori dell’iniziativa–, ce ne andiamo».

Fonte: Il Gazzettino

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Giada Grasso
Classe 1987, nasco a Catania, vivo a Venezia, e parlo toscano. Per riscattare una parlantina alquanto solida, mi laureo in Comunicazione e mi specializzo in Scienze del Linguaggio. Mi piace viaggiare, anche e soprattutto con la mente, e spaziare tra i più disparati interessi: canto, continuo a studiare lingue che mi stimolino, programmo, leggo libri di neuroscienze e sociologia, medito nel tempo libero, fotografo quando trovo la luce colpire gli oggetti nel modo giusto, pettino una gatta che non vuole saperne di essere acconciata.