Moriago della Battaglia, l’ISOLA dei MORTI

Se i racconti in cui storia, guerra, e macabre vi affascinano, continuate a leggere. Vi porto nell’isola dei morti

Credits: Fondo Ambiente Italiano

Se i racconti in cui storia, guerra, e macabre vi affascinano, continuate a leggere. Vi porto nell’isola dei morti, sulla sponda del Piave. 

Moriago della Battaglia, l’ISOLA dei MORTI

Un’isola di morti. Ma, anche, dedicata ai morti. No, non sto parlando dell’isola di San Michele, che ospita il cimitero monumentale di Venezia—che per altro è un ottimo esempio di isola di morti—ma di un posto un po’ più distante dalla città lagunare, forse più fresco e che sicuramente ha più legami con la Grande Guerra. 


Credits: MagicoVeneto.it

Non si tratta nemmeno di una vera e propria isola in senso geografico, quanto più di un lembo di terra baciato dal fiume e dove un tempo si combatte una battaglia che segnò l’inizio della riscossa italiana durante la Prima Guerra Mondiale. Andiamo dalle parti di Treviso, precisamente oltre il Montello, in un piccolo comune con una storia insolita. Siamo a Moriago della Battaglia. 

# Moriago, il “primo paese liberato” della Grande Guerra

Correva l’anno 1918, era la fine di ottobre e i giovanissimi soldati italiani continuavano a resistere e combattere, storici ed eroici, contro l’esercito austro-ungarico. Fu così che, nella notte tra il 26 e il 27 ottobre, gli Arditi della 1° Divisione d’Assalto e la Brigata Cuneo del 27° Corpo d’Armata costruirono un ponte di barche sfruttando anche l’Isola Verde, un piccolo lembo di terra lambito dal Piave, ed entrarono a Moriago, riconquistandola l’alba seguente e rendendola di fatto il primo paese liberato. Quella che una volta era chiamata Isola Verde, divenne Isola dei Morti.

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Questo nome gli fu tristemente assegnato proprio perché la corrente del Piave vi trascinava i numerosissimi corpi dei soldati caduti durante la Battaglia del Solstizio. Fin dalla fine del conflitto, infatti, il luogo fu deputato alla memoria, colpita dal continuo emergere di resti, di armi e di soldati dalla ghiaia del fiume.



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Ad oggi, grazie a un itinerario storico, è possibile percorrere i percorsi interni dell’ampia oasi boscosa, tutti intitolati ai reggimenti che combatterono sul Piave, e raggiungere il piazzale dei “Ragazzi del ’99”, dove sono collocati un monumento piramidale, un tempio votivo alla Madonnina del Piave, cippi e cimeli di guerra. 

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# Moriago e l’origine del nome

Anche se a un orecchio che lo sente per la prima volta, il nome può ricordare quasi immediatamente i morti sepolti sotto le sue terre, il nome del comune non ha niente a che vedere con i defunti. 

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“Moriago” sarebbe infatti un prediale—uno di quei nomi dati ai possedimenti in epoca romana in onore di chi li possedeva— e che derivi dal latino Maurellius o Maurilius a cui è stato aggiunto il tipico suffisso -ācum. Altre ipotesi lo avvicinano a “morìa”, in quanto la sua origine sembra essere legata alla distruzione dell’antico villaggio di Nosledo. Secondo una paraetimologia, poi—un processo per cui una parola viene reinterpretata in base ad altre parole a cui somiglia—potrebbe aver a che fare con “muore il lago”, dato che il paese sarebbe sorto al confine con una zona paludosa. 

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Una piccola nota a margine per i curiosoni linguisti come me.
Per quanto sembri di origine latina, il suffisso -ācum, è in realtà originario dell’antica lingua gallica, ed era tipico delle aree geografiche di lingua celtica. È tuttora utilizzato in Francia—soprattutto in Bretagna— e Svizzera, ma anche in Germania, Regno Unito e Irlanda del Nord. In Italia, lo ritroviamo soprattutto al Nord dove, tra Lombardia e Veneto, diventa il caratteristico suffisso -ago che conosciamo. 

Fonte: MagicoVeneto, Comune di Moriago della Battaglia

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GIADA GRASSO 

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Giada Grasso
Classe 1987, nasco a Catania, vivo a Venezia, e parlo toscano. Per riscattare una parlantina alquanto solida, mi laureo in Comunicazione e mi specializzo in Scienze del Linguaggio. Mi piace viaggiare, anche e soprattutto con la mente, e spaziare tra i più disparati interessi: canto, continuo a studiare lingue che mi stimolino, programmo, leggo libri di neuroscienze e sociologia, medito nel tempo libero, fotografo quando trovo la luce colpire gli oggetti nel modo giusto, pettino una gatta che non vuole saperne di essere acconciata.