Un viaggio a Predoi: il comune più a NORD d’Italia

"Noi che viviamo al di sopra del 47° parallelo"


Un paradiso al confine con l’Austria tra boschi, prati e aria tersa: “Orgogliosi di essere il ponte fra due culture”

Oggi visitiamo Il “Comune Più a Nord d’Italia”: ci troviamo a Predoi, in Valle Aurina, Alto Adige.


Un viaggio a Predoi: il comune più a NORD d’Italia

# La Valle Aurina

Ahrntal. Questo è il nome, per le popolazioni di lingua tedesca, della Valle Aurina. E’ l’ultimo lembo di territorio italiano prima del confine con l’Austria. E’ uno dei luoghi più incontaminati del nostro Paese: viverci non è facile dato il clima rigido. Chi lo fa sa rispettare l’ambiente e assimilarsi ad esso, lasciandolo bellissimo per come è.

A fare da cornice naturale alla valle troviamo ben ottanta montagne alte più di 3000 metri, che contengono tesori naturali incredibili.

# Le cime più importanti

Essendo sul confine italo-austriaco, nel corso della storia la Valle è sempre stata terreno di contesa.



Due cime, tra tutte, confermano questo: il  Picco dei Tre Signori, che deve il proprio nome al fatto di essere stato per secoli suddiviso territorialmente tra i feudatari di Bressanone, Gorizia e Salisburgo. E  la Vetta d’Italia ( o Klockerkarkopf), una montagna contesa per secoli da Italia ed Austria. Qui, ancora oggi, si sfidano cordate di alpinisti di entrambi i Paesi, facendo a gara per porre in cima la targa con il nome più “corretto”.

# Predoi: “Noi che viviamo al di sopra del 47° parallelo”

Predoi nella Valle Aurina

Nel cuore del Tirolo, nella provincia autonoma di Bolzano, a 1475 metri di altitudine, sorge l’abitato del comune più a nord di Valle Aurina e dell’Italia intera: Predoi, l’unico borgo italiano che si estende al di sopra del 47° parallelo.

Prati sempre verdi, boschi a perdita d’occhio, acqua fresca di sorgente, aria pulita. Meta ideale per il trekking d’estate. In inverno, invece, grazie alla neve e ai 12 km di affascinanti piste per il fondo ed incantevoli itinerari per le ciaspole fino a 3000 metri, si scopre la magia di Predoi: è la meta di una vacanza da sogno. Qui, 530 persone hanno la fortuna di vivere tutto l’anno.

# La storia di Predoi

La storia di questo comune di montagna è strettamente legata alla miniera di rame e ai passi di collegamento con l’Austria, usati ancora oggi dai contadini che hanno malghe oltre confine.

Il Museo delle Miniere di S. Ignazio racchiude e racconta la storia dell’estrazione del rame, attività che ha caratterizzato Predoi dagli albori della sua esistenza (età del Bronzo) fino al giorno d’oggi. Nel 1971 (anche se di metallo ancora dentro ce n’è), la miniera è stata chiusa e trasformata in un polo turistico grazie all’aiuto della provincia. Al suo interno ci sono venti chilometri di gallerie e un trenino che, da Pasqua a novembre, permette di percorrerne alcuni tratti. Da una quindicina d’anni, all’interno della miniera, è inoltre presente un Centro climatico per curare chi soffre di asma.

Inoltre, all’inizio del 1900, la miniera ha portato in rilievo il lavoro dei pizzi al tombolo. È ancor oggi possibile soffermarsi ad osservare la destrezza delle donne del paese nella creazione di merletti ed immagini con il filo e i fuselli.

# La Chiesa di Santo Spirito e la leggenda del Crocifisso

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Chiesa Santo Spirito a Predoi

La chiesa di Santo Spirito si trova in fondo alla valle ed è la più vecchia di tutta la valle Aurina. La sua costruzione risale con molta probabilità al 1455, quando fu benedetta da Nicolò Cusano, allora vescovo di Bressanone.

Questa chiesa era luogo di preghiera per molti minatori che attraversavano il Passo dei Tauri per arrivare a Salisburgo, in Austria.

Una storia curiosa è legata ad un crocifisso custodito all’interno della chiesa, con il Cristo trafitto da colpi di fucile. Questo crocifisso si trovava lungo il sentiero che porta al Passo dei Tauri. Un cacciatore che si recava nel Tirolo per partecipare ad una gara di tiro con l’arco volle provare la sua mira sparando sul Cristo, e lo centrò, bucandolo in tre punti. Andò alla gara, la vinse e gli assegnarono un toro come primo premio. Sulla via del ritorno il cacciatore fu aggredito ed ucciso dal toro che si infuriò proprio sotto il crocifisso da lui usato come bersaglio.

# La leggenda del rame

La leggenda del rame, invece, narra un altro fatto singolare. Secondo i racconti popolari, il rame a Predoi fu scoperto da un allevatore mentre cercava di domare un toro inferocito: le corna dell’animale, colpendo più volte il suolo, lanciarono per aria una strana “sabbia dorata” che attirò in valle molti curiosi; cominciarono tutti a scavare per trovare l’oro, invece trovarono i filoni di rame.

# L’area protetta più grande d’Europa

Valle Aurina

Con il parco naturale austriaco Alti Tauri, con cui confina, la valle Aurina costituisce un unico comprensorio che forma la più grande area protetta d’Europa. Nella pace più assoluta, tra abeti rossi, larici e pini cembri volano aquile reali, falchi pellegrini e gufi. Passeggiando nel bosco si possono intravedere marmotte, scoiattoli, cervi, camosci e volpi. Una bellezza che si può raggiungere a piedi, in mountain bike o una volta arrivati alla sommità di una parete da arrampicata.

# La parola al sindaco di Predoi, Robert Alexander Steger

Il sindaco di Predoi, scherzando precisa che “preferiamo dire il primo comune dopo l’Austria. Passa immediatamente ad un elogio: “siamo orgogliosi di essere il ponte su cui due culture così importanti, che si rispettano l’un l’altra, si incontrano. Il nostro territorio ne beneficia in più ambiti, dalle arti alla cucina. Non abbiamo molti alberghi – continua Steger – ma il turismo è una delle fonti di guadagno principali. La scorsa estate è stata eccezionale, la migliore da anni. Lo abbiamo visto dal parcheggio che sta a fondo valle, strapieno da luglio a settembre. Dopo la chiusura della miniera, il lavoro degli abitanti di Predoi si è spostato a valle. Molti scendono a Brunico, dove è fiorente l’industria dell’automotive. Poi però, a sera – conclude – rientrano tutti in fretta per godersi il borgo dei sogni di migliaia di vacanzieri.

 

Credits: suedtirol.it

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LUCIO BARDELLE

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Nasco a Dolo (VE) nel 1979. Padre padovano, mamma vicentina, cresco nella terraferma veneziana. Studio Economia a Venezia, poi viaggio, per lavoro e per piacere. Vivo 7 anni in Lombardia, poi torno a Venezia. Sono appassionato di musica rock, suono la chitarra e il basso. Spesso corro. Scrivo per una associazione locale a sostegno del cittadino (Oltre il muro), creata da Pietro, uno dei miei migliori amici, infortunatosi 15 anni fa durante una partita di calcio.