5 CARATTERISTICHE TIPICHE dei milanesi rese celebri da 5 PERSONAGGI ICONICI

Anche se sono simbolo dell'essere milanese, nessuno di loro è nato a Milano

credit: ciakmagazine.it

La milanesità di oggi è un romanzo scritto a più mani: ecco i 5 personaggi iconici che ne hanno ideato lo scheletro. Spoiler: anche se sono simbolo dell’essere milanese, nessuno di loro è nato a Milano. 

5 CARATTERISTICHE TIPICHE dei milanesi rese celebri da 5 PERSONAGGI ICONICI

#1 Walter Chiari: il milanese scanzonato 

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Walter Chiari nasce come Walter Michele Armando Annicchiarico nel 1942 a Verona da genitori pugliesi e a tre anni la famiglia si trasferisce a Milano dove il giovane Walter si mette in evidenza in numerose discipline sportive, prima tra tutte la boxe con la quale si laureò campione lombardo nel 1939. La sua sportività lo contraddistinse per tutta la vita regalandogli un fisico atletico che, abbinato a una faccia da guascone, gli permise di inanellare una serie infinita di conquiste femminili. Nel frattempo il giovane Walter aveva deciso, dietro sapiente consiglio di un produttore teatrale, di cambiare il cognome con un più semplice e leggibile Chiari, nome d’arte che lo accompagnerà per sempre e con il quale si fece conoscere in tutto il mondo. Sì, perché Chiari nonostante un iter studentesco non impeccabile ebbe modo di imparare piuttosto bene l’inglese e la cosa gli permise, una volta affermatosi come attore, di lavorare anche all’estero e portare il proprio estro anche oltreoceano. America e Australia accolsero Walter al punto che la sua popolarità gli permise di portare a segno numerose conquiste amorose anche con donne straniere. Ma fu a Roma che ebbe modo di lavorare e conoscere una splendida Ava Gardner che non seppe resistere al suo fascino e con lui visse una turbolenta relazione nonostante l’attrice fosse sposata.
Chiari pur non rinunciando a sottolineare le proprie origini pugliesi ebbe sempre modo di sfoderare un accento milanese che lo contraddistinse per tutta la vita. Abilissimo caricaturista e improvvisatore indomabile era famoso per recitare a teatro partendo con il testo studiato per poi divagare con l’ispirazione della serata così da rendere ogni spettacolo unico. Non desideriamo divagare sulla sua vita e sulle ombre che lo accompagnarono fino alla morte ma ci piace sottolineare la sua incredibile bravura nell’interpretare personaggi del quotidiano con tutte le ansie, le paure e i tic tipici dei vari personaggi che amava portare in scena. Uomo estremamente sensibile e forse troppo fragile per un sistema che imponeva ritmi incalzanti Chiari ha saputo dimostrarsi eclettico e di grandissimo talento, purtroppo e ingiustamente quasi dimenticato una volta passato a miglior vita. La sua milanesità che usciva nella sua parlata e nelle sue gags rimane un chiaro esempio di uomo del sud che si è perfettamente integrato e ha regalato a Milano gran parte del suo talento. Scanzonato


#2 Piero Mazzarella: il milanese sarcastico

Credits: https://www.themacguffin.it – Pozzetto e Mazzarella in una scena di “Un povero ricco”

Nato nel 1928 in Piemonte da genitori siciliani è un altro perfetto esempio di chi arriva a Milano e ne assorbe tutta la cultura e le tradizioni arrivando ad essere uno dei massimi esponenti del teatro dialettale milanese. Una presenza scenica importante dovuta a un fisico sin da giovane un po’ rotondetto e una parlata scandita da sospiri e pause che lasciavano il pubblico sempre in sospeso per la battuta successiva, Mazzarella si divide tra cinema, teatro di qualità e performance teatrali dialettali dove porta il personaggio di Tecoppa, creatura del maestro di teatro Ferravilla e che contiene in sé tutte le caratteristiche dell’uomo cresciuto nei sobborghi disagiati di una Milano che non c’è più. Carico di cinismo e di sarcasmo oltre che di indomita voglia di sbarcare il lunario senza faticare, il Tecoppa rivive con Mazzarella una stagione indimenticabile. Piero ha regalato anche al cinema alcune interpretazioni memorabili e sarà sempre molto critico con le generazioni che lo seguiranno tacciandole di scarso impegno e dedizione a un’arte, quella dell’attore teatrale, che richiede una totale profusione di energia per potersi esibire sul palco nel ruolo richiesto affinché possa essere credibile e, al tempo stesso, soddisfare le esigenze del pubblico. Devoto

#3 Dogui: il milanese imbruttito

il dogui, il principe

Il Cumenda per eccellenza. Eppure anche lui non è nativo di Milano bensì di Bergamo anche se la famiglia, orfana del padre di Guido Nicheli, così registrato all’anagrafe, si sposta a Milano nel ‘37 con il Dogui che aveva da poco compiuto i tre anni. Ufficialmente odontotecnico si dà da fare in gioventù per arrotondare dato che una vita da semplice stipendiato non gli è né sarai mai sufficiente. Amante dei viaggi e delle serate mondane ha modo di conoscere alcuni rappresentanti dello storico Derby e con loro muove i primi passi sul palcoscenico. Da sempre caratterizzato dalla sua parlata milanese con le vocali aperte oltre misura Nicheli si rende protagonista di alcune interpretazioni che, per quanto marginali, lasciano un segno indelebile di tutti gli spettatori. Sfacciato sul set come nella vita non riuscirà mai a seguire interamente né una né l’altra carriera seguendo uno stile di vita al limite. Alcune sue battute recitate in un inglese personalizzato sono tutt’oggi un cult. Morirà a 73 anni e lascerà come proprio testamento una frase che è diventato il suo epitaffio: “See you later”. IL CUMENDA

#4 Teo Teocoli: il milanese incontenibile



Il Teo nazionale, straordinario imitatore e showman è nativo di Taranto (1945) anche, se come gli altri, arriva a Milano in tenera età. Inizialmente insegue la carriera di cantante entrando anche a far parte dei “Quelli” che poco tempo dopo cambieranno il nome in Premiata Forneria Marconi. L’incontro con Celentano e il suo Clan segna un passaggio importante della sua carriera anche se il successo, dopo lunghi anni di gavetta spesi tra il Derby e molti teatri e locali lombardi, arriva con la televisione. Prima le piccole emittenti private, poi i vari canali a diffusione nazionale dove si impone come cabarettista e imitatore straordinario. Pur annoverando molti personaggi che spaziano da nord a sud e toccando persino l’America (Ray Charles e Clinton tra questi) è con i personaggi di Milano che tocca l’apice. Chi ha la fortuna di incontrarlo per strada o al bar può gustarsi qualche sua battuta, quasi sempre con parole o frasi in milanese, spesso frutto di racconti di personaggi conosciuti durante la sua gioventù spesa in zona via Gluck, tanto famosa per la canzone di Adriano Celentano. Incontenibile

#5 Renato Pozzetto: il milanese spontaneo

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Nato in provincia di Varese nel 1940 ha duettato per anni con il compagno di lavoro Cochi per poi prendere il volo nell’olimpo della celluloide grazie alle sue recitazioni sempre molto caratteristiche e dove il milanese, a volte un po’ bauscia, l’ha sempre fatta da padrone. Orgoglioso del suo titolo di geometra e affezionato alle sue zone di origine, insieme a Dogui ha fatto fortuna con uno stereotipo che è diventato il simbolo del milanese nel mondo. Ha accettato, e vinto, anche la sfida di recitare parti impegnative e dopo una lunga assenza dallo schermo è ritornato sia in coppia con il fidatissimo Cochi che come attore in varie produzioni. Aspettiamo tutti la sua ultima interpretazione guidato da Pupi Avati che, come in altre circostante, ha saputo collocare grandi artisti in ruoli spesso atipici rispetto alle loro caratteristiche. Elamadooooonnnaaa

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ROBERTO BINAGHI

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Nato a Milano il 25 agosto 1965. Sin da bambino frequento l’azienda di famiglia (allora una tipografia, ora azienda di comunicazione e stampa) dove entrerò ufficialmente a 17 anni. Diplomato Geometra all’Istituto Cattaneo a 27 anni e dopo aver abbandonato gli studi grafici a 17, mi iscrivo a Scienze Politiche ma lascio definitivamente 2 anni dopo per dedicare il mio tempo libero alla famiglia e allo sport. Sono padre di Matteo, 21 anni, e Luca, 19 anni. Sono stato accanito lettore di quotidiani e libri storico-politici, ho frequentato gruppi politici e di imprenditori senza mai tesserarmi, per anni ho seguito la situazione politica italiana collaborando anche con L’Indipendente allora diretto da Vittorio Feltri e Pialuisa Bianco (1992-1994). Per questioni di cuore ho iniziato a seguire il mondo del basket dilettantistico ricoprendo il ruolo di dirigente della società Ebro per oltre 10 anni e della Bocconi Basket FIP dal settembre 2019 (ruolo che ricoprirò anche per la prossima stagione). Nel corso degli anni ho contribuito allo sviluppo di alcune start-up e seguito alcuni progetti di mia ideazione che hanno come obiettivo la rivalutazione del patrimonio meneghino oltre che un chiaro interesse sociale.