The day after

Sembrano non esserci vie di uscita


Lunedì 18 a Trieste è stato applicato un regolamento degli anni trenta che prevede che dopo tre avvertimenti le forze dell’ordine possano disperdere i manifestanti con la forza. Anche se si tratta di una legge che normalmente non viene mai applicata a Trieste è stata utilizzata per sgomberare di imperio chi protestava.

Un’azione che ha destato grande scalpore anche oltre frontiera, rilanciata da agenzie stampa e siti di informazione in tutti i paesi. Mentre i media internazionali si interrogano sul fatto che in un paese democratico si possano esercitare violenze da parte della polizia su manifestanti inerti, in Italia gli organi di informazione più noti hanno invece fornito una chiave di interpretazione diversa se non opposta.


D’altro lato ostacolando o impedendo di andare a lavorare a milioni di persone è difficile credere che si possa pensare che nessuno reagisca.

La situazione di stallo deriva dal fatto che ora nessuno dei contendenti può arretrare non per una motivazione di ragionevolezza ma per posizioni acquisite o inderogabili.
Nella strategia militare di solito viene sempre data la possibilità di una uscita onorevole per conflitto in modo da risolvere una questione, ma in questo caso sembrano non esserci vie di uscita.



I manifestanti hanno ribadito più volte che punto di partenza di ogni trattativa è di togliere l’obbligo del Pass per ogni tipo di lavoratore e ritirare ogni proposta di legge per l’obbligo vaccinale.
Sono questi punti fondamentali della politica del governo che anzi si è distinta a livello internazionale proprio per questo tipo di misure uniche al mondo. Cedere su questi punti sarebbe di fatto come calare le braghe di fronte alla protesta.

Il rischio è che si abbandoni la politica, intesa come ricerca di soluzioni e mediazioni per il bene dei cittadini, e invece si eserciti solo la forza dell’autorità per difendere posizioni di principio.

Forse più che day after siamo in un punto di non ritorno.

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