SINDROME SABAUDA: la frustrazione di Torino verso Milano ha origini antiche

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Da un giornale torinese decisamente attendibile e alquanto autorevole, scopriamo che fin quasi sul finire del 1600, la più importante città del Piemonte era, pensate un po’, Vercelli, ceduta dal Gran Ducato di Milano e venduta poiché considerata borgo di scarsa importanza.

Leggiamo infatti: ”È abbastanza imbarazzante constatare che questo centro, che nel Ducato Sabaudo figurava con tanto rilievo, prima di allora fosse stata la città più insignificante del Ducato Lombardo: le tasse pagate dai vercellesi ai Visconti equivalevano al 2,5% di quel che pagava la sola città di Milano.”

Possiamo facilmente comprendere quindi come la marginalità e il senso di inadeguatezza rispetto a Milano siano da sempre presenti sotto la Mole.

SINDROME SABAUDA: la frustrazione di Torino verso Milano ha origini antiche

Vite parallele: la metropoli internazionale e il borgo di provincia

Milano, 2500 anni fa, era un già un importante agglomerato dei Celti, pochi secoli dopo, annessa all’Impero Romano, al momento della sua divisione ne divenne capitale della parte Occidentale. La città sulle rive del Po invece si trovava ancora nella condizione di piccolo villaggio rurale a malapena segnalato sulle cartine.

Mediolanum divenne tanto importante e gloriosa da far scrivere al poeta Ausonio:

Milano è tutto mirabile: abbondanza d’ogni cosa,
palazzi innumerevoli ed eleganti, eloquente ingegno degli abitanti,
costumi improntati a gaiezza; inoltre l’aspetto del luogo
è amplificato da una duplice cerchia di mura, e per diletto
della gente v’è un circo e la mole cuneiforme d’un teatro coperto;
e templi, un palazzo imperiale, una florida zecca,
un quartiere celebre denominato Bagni di Ercole,
i colonnati tutti adorni di statue marmoree e le mura
che circondano a guisa d’un bastione il margine della città.
Per le forme grandiose tutto sembra rivaleggiare in magnificenza
con Roma, e non la opprime la ravvicinata prossimità di essa.

Da Mediolanum l’imperatore Costantino emanò l’editto che permise la libertà di culto, una svolta che segnò profondamente la storia del mondo.

Con il passare dei secoli, mentre Torino restava un borgo, a Milano cambiavano i governi e le Signorie, ma non diminuiva certo la sua importanza a livello europeo, divenendo anche il principale centro per la produzione di armi e armature già nel Medioevo. Cervantes fece infatti giungere il prode Don Chisciotte lungo i Navigli ad acquistare l’armatura che lo avrebbe protetto durante le sue battaglie contro i mulini a vento.
A Milano si forgiava il ferro con il fuoco e la maestria dei tanti artigiani plasmava la materia e i tessuti per renderli indossabili. Nel Rinascimento, il sommo genio di Leonardo giunse alla corte degli Sforza dove si occupò, oltre che delle tante attività, anche di organizzare le feste in costume a corte e di progettare nuove macchine.

Da queste premesse nacque il primato nella moda e nel design. Fu proprio la capacità di Milano di attrarre ingegni, che portarono (e portano tutt’ora) personalità con attitudini industriali e commerciali. Quanto a Leonardo potremmo di sicuro definirlo il primo designer milanese, oltre ad essere stato il grandissimo artista che ci lasciò in eredità una delle più importanti opere al mondo.

Nel ‘700 Stendhal di Milano decantava la bellezza, mentre da Mozart a Napoleone, passando da Twain e poi fino a Goethe tutti transitavano dalle parti del Duomo.
Milano possiede una patrimonio artistico importantissimo. Torino ha dovuto portarsi via i reperti egizi (grazie a leggi all’epoca molto permissive) per poter avere un qualcosa di rilevante.
Il Museo Egizio che tuttavia, non essendo sufficiente ad attirare abbastanza visitatori, ha spinto i torinesi ad ideare una trovata geniale: lo sventolio di uno straccio sporco di dubbia autenticità…
Mentre Milano diventa capitale mondiale della lirica, Torino si guadagna meritatamente un posto nel mondo dei cioccolatini e dei prodotti da forno grazie agli ottimi gianduiotti ed ai croccanti grissini.

Il borgo diventa capitale

Ad un certo punto in Italia scoppiano moti patriottici: la Francia sconfigge l’esercito austriaco dopo che Milano è insorta durante le Cinque Giornate e Torino, capoluogo del Piemonte alleato all’esercito francese, diventa in maniera fortuita la capitale d’Italia.

Tutta questa improvvisa e inaspettata importanza, ingestibile per una città di medie dimensioni, mai metropoli, la disorienta.

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Sebbene sotto la Mole nasca la FIAT, la capitale delle quattroruote diventa Milano, dove non solo si svolgerà il primo salone dell’auto e si costruirà a pochi chilometri di distanza il circuito di F1 ora tra i più importanti al mondo, ma vi si produrranno anche le vetture più belle: Isotta Fraschini e Alfa Romeo, oltre alle più economiche Innocenti. La cosa non piacque tanto agli Agnelli, che provvidero infatti a far chiudere tutti gli stabilimenti automobilistici della nostra città.

A fine ‘800 si sviluppò il settore cinematografico e Milano divenne immediatamente il principale centro di produzione italiano: il primo lungometraggio italiano venne girato alla Bovisa.

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Si diffonde il calcio e sia Torino che Milano possono vantare squadre importanti, ma Milano resta l’unica città europea con due squadre vincitrici della Coppa dei Campioni.

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Credits: Andrea Cherchi / Semplicemente Milano

Un senso di inadeguatezza ancestrale

A Milano nascono sempre i fenomeni socio-politici che influenzeranno l’Italia nel bene e nel male. Milano si proietta nel futuro ritagliandosi sempre un nuovo spazio, rilanciandosi con innovato dinamismo, presentandosi al mondo e si sviluppa in altezza, un’altezza tale da mettere in ombra la città ai piedi delle Alpi.

Il senso di inadeguatezza della città di Torino nei confronti di Milano, il sentimento di frustrazione dei torinesi, ha radici antiche. Possiamo comprenderlo, immaginando di vivere il disagio di avere un vicino capace di essere ciò che tu non riesci a diventare.

ANDREA URBANO

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