“Non sono stato io”

L’errore è fondamentale per la crescita

Thomas Alva Edison

L’errore è fondamentale per la crescita.
Qualunque cosa di nuovo si voglia sperimentare o apprendere passa necessariamente attraverso una serie di sbagli. Anzi, il fatto di fare errori spesso indica proprio un percorso di crescita, di sfida dei propri limiti.

Il bambino per andare in bicicletta deve passare attraverso una serie di cadute, Elon Musk per testare i suoi viaggi interspaziali passa attraverso continui fallimenti che vengono visti come elementi fondamentali per la crescita del processo.
Edison è riuscito a inventare la lampadina dopo aver fallito per oltre duemila volte. Così però ha rielaborato la sua storia: “Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina. Semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina”.


Se non sbagli significa che sei fermo. Oppure significa che non riconosci l’errore. E questo è forse il pericolo maggiore per la crescita. Perché se l’errore è la base per progredire, questo avviene solo se capisci di aver sbagliato e perché hai sbagliato in modo da togliere la causa dell’errore.

Le storie delle persone di successo sono segnate più da errori che da successi. Come nel caso di Steve Jobs che è stato cacciato da una Apple in crisi in cui è poi ritornato anni dopo per trasformarla in azienda di successo mondiale.

Uno dei motivi principali del perché l’Italia stenta così tanto a crescere e a progredire è proprio questa difficoltà psicologica ad accettare l’errore e a trasformarlo in opportunità di miglioramento.
Se non si passa attraverso l’accettazione dell’errore non si potrà mai diventare un paese adulto ma si rimarrà per sempre in una condizione infantile in cui lo sbaglio lo si nega o lo si proietta sugli altri.



“Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.“ (Michael Jordan)

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