Le sei MALATTIE SOCIALI aggravate dal Covid

Negare il Covid è una follia. Così come negare gli effetti collaterali che le misure anti Covid stanno producendo sulla psicologia delle persone e sulla società nel suo complesso

Credits: secondowelfare.it

Negare il Covid è una follia. Così come negare gli effetti collaterali che le misure anti Covid stanno producendo sulla psicologia delle persone e sulla società nel suo complesso. Giovanni Cagnoli ha fatto un elenco delle sei patologie sociali che stanno venendo aggravate dal Covid. 

Le sei MALATTIE SOCIALI aggravate dal Covid

Pubblichiamo estratti articolo di Giovanni Cagnoli per “nicolaporro.it” – Le 6 malattie sociali aggravate dal virus


#1 I garantiti contro i non garantiti

“Il reddito sparisce di colpo. Esplode il conflitto perché sono i non garantiti che generano tasse per pagare i garantiti e… i non garantiti scendono in piazza. Onestà vorrebbe che l’immunità fiscale sparisse per sempre e il sistema delle garanzie venisse rivisto al ribasso coerentemente con il XXI secolo, ma questa operazione richiede ben altro spessore rispetto all’attuale governicchio, che peraltro è espressione pressoché unilaterale dei garantiti.

#2 La politica di breve termine contro la visione del paese

“I nostri politici negli ultimi 30 anni hanno privilegiato i prossimi 6 mesi ai prossimi 10 anni con risultati evidenti. Nessuna visione del paese e una costante campagna elettorale su temi populisti ed emotivi. Crescita zero, debito altissimo, produttività zero. Il virus porta 300 miliardi di debiti in più e dall’anno prossimo il vincolo del deficit sarà un cappio molto stretto e bisognerà spiegare che per difendere sanità, istruzione e welfare, bisogna crescere in fretta per evitare il default.”

#3 La burocrazia contro l’efficienza nella gestione dello stato

“La burocrazia e l’inefficienza quando costa vite umane per mancanza di strutture, per la risposta tardiva , per i banchi a rotelle diventano  insopportabili. Da domani voteremo chi ci convince di essere capace di gestire, stato, scuole, sanità e realtà locali non più chi si fregia della “benedizione”  del partito. I prossimi candidati sindaci saranno esponenti della società civile e non dei partiti”. E da lì il passo sarà brevissimo e sarà e le prossime elezioni politiche saranno uno sconvolgimento assoluto e l’attuale classe dirigente verrà spazzata via: dai 5 stelle espressione massima dell’incompetenza a Pd e Lega se non sapranno adeguarsi alla nuova realtà.



#4 La salute contro l’economia

Per mesi “il partito dei benpensanti ci ha detto che non si può avere economia senza salute. Giustissimo. Il problema però, adesso, diventerà molto meno facile da declamare in belle interviste perché il virus passerà o perché la seconda ondata si esaurisce pressoché da sola come tutte le seconde ondate o perché i vari lockdown avranno effetto o perché a brevissimo vaccino e monoclonali arrivano davvero. Da lì in poi però la convivenza con il virus, che anche con il vaccino non sparisce e viene solo ridimensionato nella crescita, diventa giornaliera e scoppierà l’ennesima contraddizione.”

“Meglio chiudere in modo aggressivo ogni rischio di terza ondata anche a costo di limitare l’attività economica o si può prendere qualche modesto rischio?” La rabbia sociale di chi, invece, con buon senso e non dovendo essere rieletto, vorrà scelte coraggiose, trasparenti e motivate numericamente porterà ad un accelerazione ancora più rapida della classe politica.

#5 I giovani e gli anziani

“Per anni abbiamo sentito i politici dichiarare che i giovani sono importanti. Salvo poi fare tutto il contrario. Quota 100 è un trasferimento di risorse pesantissimo a favore di pochi privilegiati e a danno di una generazione, così come il reddito di cittadinanza. Anche qui il virus farà giustizia e anche alla svelta”. La crisi renderà ancora più esplicita la bomba demografica su cui siamo seduti con un drammatico crollo delle nascite per l’incertezza del lavoro e delle prospettive dei giovani come l’Istat ha già segnalato.

Diventerà quindi inevitabile favorire in tutti i modi le nuove famiglie e creare un clima di maggiore sicurezza per riportare la natalità a livelli di stabilità, siamo fermi a 1,3 figli per donna, e si dovrà andare verso un trasferimento di risorse dagli anziani ai giovani andando a toccare le pensioni.

#6 Incompetenti popolari e populisti (1 vale 1) o il governo dei migliori?

“Finora in tutto il mondo occidentale abbiamo visto 10 anni di crescente incompetenza e populismo al potere: Trump, Boris Johnson e i 5 stelle sono tutte facce della stessa medaglia. La ricerca di soluzioni semplici e immediate a problemi complessi. C’è chi è molto incompetente come i 5 stelle e chi molto populista come Trump e Boris Johnson e quindi i danni sono molto maggiori in Italia che in Usa o in Uk.”

I momenti chiave sono l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti, il cui esito pare abbia preso la strada di Biden, e l’accordo per la Brexit a cui sarà obbligato Boris Johnson, che segneranno l’inizio di un’era totalmente nuova nella politica con populisti e incompetenti rimessi al loro posto.

# Il virus ha accelerato fenomeni che erano già in essere

Una visione ottimistica? Forse si, ma questa ondata di virus sembra stia già recedendo anche senza i lockdown e soprattutto perché la natura umana é adattiva e scopre rapidamente in modo sociale cosa sia utile alla sopravvivenza e al miglioramento della propria vita. Il virus sotto questo aspetto ha accelerato fenomeni che avrebbero preso forse un decennio ed è forse è il caso adesso di raccogliere i benefici che il virus inconsapevolmente ci lascia.

In questo senso l’Italia, dove il danno della incompetenza, della burocrazia, del populismo e della mancanza di visione di lungo termine è stato il più grande nel mondo occidentale ha per contrappasso la più grande capacità di rimbalzo purché le risorse umane, di capitale e di innovazione che abbiamo prendano il sopravvento e siano in grado di selezionare una classe dirigente degna di questo nome.

Giovanni Cagnoli per nicolaporro.it

Continua la lettura: “Siamo tutti sulla stessa barca”. C’è un’eccezione: i DIPENDENTI PUBBLICI. La proposta: una parte del loro stipendio per aiutare i non garantiti

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