La solitudine delle forze dell’ordine

Possiamo immaginare la frustrazione di questi mesi, in cui sono costretti a considerare criminali della povera gente onesta

Banksy: Mario e Poliziotto

Chi entra nei vigili, in Polizia e nei Carabinieri ha la missione di combattere i criminali. Anzi, ogni persona nelle forze dell’ordine impara fin da subito a identificare anche solo con uno sguardo chi è un delinquente.
Possiamo immaginare la frustrazione di questi mesi, in cui sono costretti a considerare criminali della povera gente onesta.

Però non solo questo. La situazione paradossale è che in base alla Costituzione ogni pubblico ufficiale risponde personalmente per l’applicazione della legge. In questo momento, come molti esperti del diritto stanno dimostrando, le leggi che le forze dell’ordine sono chiamate a fare osservare hanno dei principi di dubbia costituzionalità e in molti casi infrangono altre leggi vigenti di livelli superiore, sia nazionale che internazionale.


Questo inevitabilmente crea un conflitto interno a chi deve fare applicare queste norme che si trova tra il martello degli ordini superiori e l’incudine dei principi costituzionali, di altre leggi vigenti o dei diritti sovranazionali.

Anche perché l’apparato normativo e costituzionale è nato proprio per evitare abusi da parte dell’autorità nei confronti dei cittadini come avvenuto durante il fascismo o il nazismo quando le forze di polizia si giustificavano dei crimini commessi affermando di aver eseguito degli ordini.
Ordini che sono stati giudicati illegittimi dai tribunali con gli esecutori che hanno subito forti sanzioni, anche pagando con la vita.

Nella situazione attuale non è il legislatore che si prende la responsabilità delle azioni ma tutta la responsabilità ricade sulle forze dell’ordine che sono chiamate a interpretare una normativa incoerente, creando lo spazio per un libero arbitrio che un domani li potrebbe esporre a ricorsi o a sanzioni.



Continua la lettura con: La ricerca della banalità

MILANO CITTA’ STATO