La frustrazione è il male del mondo

In termini psicologici si indica la frustrazione come un’azione a vuoto

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In termini psicologici si indica la frustrazione come un’azione a vuoto. Un investimento di energia in qualcosa che non produce risultato. Questo determina una situazione di malessere che viene scaricato all’esterno per evitare reazioni psicosomatiche.
 
La nostra epoca è una fonte di continua e costante frustrazione. La stessa “vita virtuale” porta a investire la propria energia in situazioni fittizie.
 
Si era creato un equilibrio per cui a una maggiore vita virtuale si affiancava una sempre maggiore esigenza di esperienze, di viaggio, di progettualità, di relazione o di formazione. Ma ora queste esperienze sono state cancellate e si è creato uno sbilanciamento sul digitale.  
 
L’uso del computer e delle realtà virtuali sono per definizione azioni a vuoto perché in realtà non succede nulla. La stessa inattività a cui siamo stati spinti quest’anno è origine di frustrazione per una repressione continua rispetto a quello che sarebbe l’istinto alla vita.
 
Tutto questo produce uno scarico gigantesco. E lo si vede dalla cattiveria generale che sta montando giorno dopo giorno. Un’intolleranza verso gli altri con la rete che dà un senso di onnipotenza alle persone soprattutto nella componente più distruttiva. Un effetto rete moltiplicativo della frustrazione dei singoli.
 
Anche questo è uno degli effetti collaterali forse meno considerati ma che sta agendo in modo subdolo e pervasivo minando le fondamenta del benessere sociale.  
 
L’unica soluzione è tornare al più presto possibile a una vita più reale e naturale, relegando il digitale a uno strumento invece che a un ambiente, così da permettere a ognuno di assorbire tutte le frustrazioni attraverso un’azione corrispondente al suo movente.

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