Cavalcare il male

Il punto più basso è come un’immagine oscura o invertita del punto più alto


Quelli che hanno dato il giudizio più corretto sugli errori e le insufficienze della mentalità della nostra epoca si sono limitati a un atteggiamento critico, scostandosene solo per proporre rimedi insignificanti e comunque incapaci di arginare il caos crescente in tutti i campi.
Questo è dovuto alla loro incapacità di comprendere i veri principi, incapacità non diversa da coloro che si ostinano ad ammirare il preteso progresso e ad illudersi sul suo inevitabile risultato.

Anche da un punto di vista teorico non è sufficiente denunciare errori e mettere in evidenza la loro realtà: la cosa essenziale è spiegare questi errori, capire perché si sono verificati, in quanto tutto ciò che esiste in un modo o nell’altro ha una sua ragione d’essere. Per cui anche il disordine deve trovare il suo posto tra gli elementi dell’ordine universale.


Anche se il mondo moderno rappresenta una specie di mostruosità, corrisponde esattamente alle condizioni di una fase di questo ciclo, fase che la tradizione Indù chiama Kali Yuga. In questo senso si può dire che l‘epoca attuale non possa essere diversa da ciò che è.

Tra i tratti caratteristici della mentalità moderna risulta evidente la tendenza a ridurre ogni cosa al solo punto di vista quantitativo. Tendenza altamente radicata nelle concezioni scientifiche degli ultimi secoli e presente in ogni campo dell’analisi sociale a tal punto da permettere di definire la nostra epoca essenzialmente come il “regno della quantità”.

Questa caratteristica appare come l’elemento fondante dato che proprio questa riduzione al quantitativo rappresenta la condizione della fase ciclica raggiunta dall’umanità nei tempi moderni e perché la tendenza in questione conduce al punto di arrivo di questa “discesa” sempre più accelerata che segna la fine di un Manvantara (in sanscrito, un ciclo di manifestazioni).



Questa discesa non è altro che un graduale allontanamento dal principio inerente a ogni processo di manifestazione e riveste l’aspetto della quantità pura priva di ogni aspetto della qualità. Rappresenta una delle tendenze che nel mondo dell’esistenza duale non possono mai essere raggiunte completamente, così come nel simbolo del tao nessuna delle due parti può manifestarsi eliminando l’altra.

Il punto più basso è come un’immagine oscura o invertita del punto più alto. Quindi arrivare all’apparenza dell’assenza di qualsiasi principio è contraffazione del principio stesso. L’opinione della maggioranza è una caratteristica distintiva del “regno della quantità” il cui limite ultimo porterà a un’inversione di senso nel momento in cui la ruota cessa di “girare”.

Un punto limite che sarà raggiunto soltanto da un esiguo numero di uomini che preparerà i germogli di un ciclo futuro. 
Paradossalmente, arrivati al punto in cui siamo, non bisogna opporsi o rallentarlo, ma accelerare il processo. Bisogna cavalcare la tigre perché l’uscita si troverà dove il processo si compie.

Liberamente tratto dai “segni dei tempi” di Renne Guenon

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