Cosa, stando in SVIZZERA, mi MANCA di più di MILANO

Qui di seguito 5 ricordi

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Quando, dopo una vita a Milano, ci troviamo a vivere in Svizzera, ci si rende conto che alcune cose le sentiamo ancora dentro e ci mancano. 
Forse perché andando indietro negli anni riviviamo tempi in cui eravamo più giovani,
ma anche perché quelle cose ci piacevano e le abbiamo vissute col cuore, ed oggi non abbiamo più modo di riviverle. Insomma ci mancano.

Milano è cambiata e alcune di queste situazioni, sicuramente, non sono più come le ricordiamo. Qui di seguito 5 ricordi.


Cosa, stando in SVIZZERA, mi MANCA di più di MILANO

#1 Lo stop and go in una pasticceria

Credits; liberoquotidiano.it

La sosta in doppia fila in Svizzera proprio non esiste, ma per chi ha vissuto a Milano non è un’infrazione al codice stradale, bensì un modo per partecipare alla vita frenetica della città. Un’abitudine che non si perde, 7 giorni su 7. Ho un ricordo ben vivo, quando dal lunedì al venerdì facevo una celere sosta in doppia fila davanti ad un edicola per acquistare il giornale prima di andare in ufficio. Un vero e proprio rito milanese.

Molto più rilassata, invece, di domenica mattina, la sosta sempre in doppia fila, davanti alla pasticceria preferita per comprare un vassoio di paste per il pranzo e pomeriggio in casa.
La piccola pasticceria italiana, così diversa e variegata. Questo trionfo del Made in Italy proprio mi manca.

#2 I Bar che hanno segnato la vita di tutti i milanesi (e dove ho conosciuto mia moglie)

Bar Basso – Via Plinio, 39

I bar famosi che hanno segnato la vita di tutti i milanesi. Il bar Quadronno quando è nata la moda dei panini sfiziosi, Il bar Basso con i suoi beveroni d’aperitivo, stupefacente ritrovare un bar Basso anche a Zurigo. Il bar Magenta dove tirare tardi la sera. La Latteria di San Marco per cenette a due. Il Tumbun de san Marc per una birra e tanti spuntini con gli amici. Un bar in Galleria Vittorio Emanuele, per vivere Milano. Ciascuno di questi locali si collega a tappe importanti della vita dei milanesi. Là l’ho conosciuta, lì il primo aperitivo noi due da soli, là ci siamo fidanzati e poi lì le ho chiesto di sposarmi. Ricordi irripetibili di uno stile di vita che non può più essere vissuto.



#3 I mercati rionali che mantengono vivi i quartieri

Milano non ha un mercato, ma tanti mercati di quartiere, settimanali e per la feste. Ciascuno con le sue caratteristiche. Ogni giorno c’è un mercato. Quello che ho vissuto e non ho dimenticato è il mercato di via Ampère. Apre la mattina alle 7.30 e chiude al pomeriggio alle 14. Abitando in zona l’ho vissuto in diversi orari e mi impressionava come in una grande città si può mantenere viva la vita di quartiere, dove tutti si conoscono, si incontrano e ben accolgono chi viene da fuori in visita. Ho ricordi anche dei mercati di Piazza Wagner, di via Ripamonti e di viale Papiniano, gigantesco con chilometri di bancarelle di ogni tipo. E poi un salto lungo il Naviglio e alla Darsena.

#4 I piacevoli rumori della metropoli, come lo sferragliare dei tram storici

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I tram di Milano. Quelli gialli di un tempo, ovviamente, non quelli di adesso, moderni e silenziosi. Sì, perché il bello dei tram di un tempo era che erano rumorosi, si sentivano arrivare da lontano ed erano il vero sottofondo rumoroso della città. Tutte le città hanno un loro rumore, che le caratterizza e col quale si fanno ricordare.
Il cigolare dei tram sulle rotaie era speciale. Forte è nei miei ricordi una cena di Natale a casa di amici, che abitavano al secondo piano di una casa sull’angolo di viale Piave, la circonvallazione interna. Ad ogni passaggio del tram, che curvava nella via laterale, tremavano i bicchieri in tavola: memorabile! I rumori sono i piaceri segreti delle città.

#5 La nebbia di una volta, indimenticabile come il silenzio che la accompagnava

Credits: Milano Città Stato

La nebbia probabilmente a Milano non c’è più, almeno come una volta, ma un milanese se la porta sempre dentro. La bella nebbia è quella degli anni ’70, quella a visibilità zero, quella che lasciava un pulviscolo nero sulla strada e sulle case, dove si posava.
Indimenticabile! Come il silenzio che la accompagnava, si sentivano i passi di chi tornava a casa, ma non si vedeva nessuno.

Era così fitta che si insinuava fino a metà scala delle uscite della Metro. Se abitavi in un palazzo, con un giardino recintato, come ce ne sono molti a Milano, dovevi passare la mano lungo tutta l’inferriata fino a trovare il cancelletto per entrare. Poi, se eri a cena in un’osteria lungo il Naviglio, non ne parliamo, tornare a casa era un’avventura.

GIUSEPPE MARZAGALLI

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