🛑 La PRIMA EUTANASIA in ITALIA: malato ottiene il suicidio assistito

Come si è arrivati a questa storica decisione per il nostro Paese

Credits marcelloveneziani IG - Suicidio assistito

Dopo un calvario lungo 10 anni, e un iter giudiziario di 13 mesi, un 43enne marchigiano immobilizzato a letto ha ottenuto il via libera al suicidio assistito. Le condizioni previste dalla Consulta e come si è arrivati a questa storica decisione per il nostro Paese.

La PRIMA EUTANASIA in ITALIA: malato ottiene il suicidio assistito

# Un paziente marchigiano tetraplegico è la prima persona in Italia a ottenere il via libera al suicidio assistito

Credits marcelloveneziani IG – Suicidio assistito

Per la prima volta in Italia una persona ottiene il via libera al suicidio assistito. Come riportato dall’Associazione Coscioni, che per anni si è spesa per rendere legale questa pratica anche nel nostro Paese, un camionista di Pesaro 43enne tetraplegico e immobilizzato a letto da 10 anni dopo un incidente stradale potrà accedere al farmaco letale.


Per arrivare a questa decisione, presa dal Comitato etico dell’azienda sanitaria di riferimento la Asur Marche, sono serviti 13 mesi e un tortuoso iter in cui un’equipe di medici e psicologi ha verificato la sussistenza delle condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale. Un risultato ottenuto grazie all’Associazione Coscioni che si è battuta per il rispetto di queste condizioni dopo la sentenza della Corte Costituzionale 242 del 2019 sul caso di Dj Fabo.

# I paletti imposti dalla Corte Costituzionale

Cosa prevede la Consulta? La sentenza della Corte Costituzionale numero 242 del 22 novembre 2019 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, dove è indicato che non viene esclusa la punibilità di chi agevoli l’esecuzione del proposito di suicidio salvo che questo “si sia formato autonomamente e liberamente da parte di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.”

Per ottenere il via libera al suicidio assistito si devono verificare quindi queste quattro condizioni:



  • la persona è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale;
  • è affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili;
  • è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli;
  • non è sua intenzione avvalersi di altri trattamenti sanitari per il dolore e la sedazione profonda.

Tutte queste condizioni e la modalità di esecuzione del suicidio assistito devono inoltre essere state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale e il comitato etico territorialmente competente è chiamato ad emettere un parere positivo.

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FABIO MARCOMIN

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