Hanno abbattuto il cavallo d’artista!

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cavallo sleipnir duilio forte milano citta stato
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Milano non ha cura dei suoi cavalli.
Dopo aver raccontato la storia della beffa del Cavallo di Leonardo, un nuovo fatto irrispettoso riguarda ancora una volta un cavallo donato al Comune di Milano.

Era il 2013 quando l’artista Duilio Forte veniva chiamato alla Fabbrica del Vapore di Milano per l’allestimento della mostra Mima – Milano Makers.  “La Fabbrica del Vapore ospita oggi e domani dalle 10 alle 19, negli spazi concessi dall’Assessorato alla Cultura, una due giorni di eventi organizzati da Mima – Milano Makers per festeggiare la donazione al Comune di Milano delle opere di Duilio Forte e del collettivo Materia Prima realizzate in occasione della mostra “Bla Bla dialogo virtuale” curata da Alessandro Mendini e allestita negli stessi spazi durante il fuorisalone 2013” scriveva con un certo entusiasmo la sezione Design de La Stampa.it, il 13 giugno 2013.
In occasione del’evento numerosi media hanno fotografato il monumentale cavallo di legno allestito in prossimità tra il bar e l’ingresso alla Cattedrale.

Sleipnir”, il cavallo di Odino, era alto circa 15 metri.
“Sleipnir fa parte di una mia personale ricerca sulla mitologia scandinava e i suoi personaggi, cui ho dedicato tante installazioni”, spiega l’artista Duilio Forte.
Il cavallo a otto zampe del dio Odino rappresenta una delle cifre identificative dell’opera di Duilio Forte. Questo in particolare era il numero 26 ed era stato realizzato appositamente per la mostra di Fabbrica del Vapore.

“Era”, al passato, continua ad usare come tempo verbale chi scrive, perché solo qualche giorno fa una ragazza che lavora all’Ordine degli Architetti, mentre si trovava in ufficio collocato proprio a fianco della Fabbrica del Vapore, ha chiamato l’artista per chiedergli se sapesse che lo Sleipnir era stato demolito.
“Mi è spiaciuto molto, non posso negarlo: non ho ricevuto nemmeno una telefonata che mi chiedesse se lo volessi indietro” commenta Forte al telefono.

Lontano da qualsiasi desiderio di polemica, prosegue: “Quelli che erano i responsabili al tempo del Salone del Mobile 2013 mi avevano invitato a lasciarla nel luogo per cui era stata creata domandandomi se volessi farne dono al Comune di Milano. Così ho fatto, pur non formalizzando mai l’atto ufficiale di donazione”.
Proseguendo nell’analisi dei fatti, emerge un’ulteriore triste verità: la persona che avrebbe voluto fare suo lo Sleipnir 26 e che aveva chiesto all’autore di lasciarlo alla Fabbrica del Vapore è stato mandato via solo qualche giorno prima della demolizione del Cavallo. Quindi, l’ordine dalla Cattedrale è avvenuto non appena “lasciato solo” il Cavallo.

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COSA RESTA di quel lavoro d’arte di un milanese per Milano, fotografato, “instagrammato”, evocato da cultori della Design Week che era ormai parte del patrimonio di noi milanesi? Solo una catasta di legno in un angolo della Fabbrica del Vapore, ma verrà rimossa anche quella.

“Il mio ultimo Sleipnir, il numero 44, si trova al confine tra Polonia e Bielorussia, dove è stato richiesto per un festival di Land Art” prosegue Forte. “Peccato che Milano abbia distrutto il mio lavoro. Non dico che dovesse rimanere alla Cattedrale per sempre, certe installazioni hanno una vita limitata. Non voglio fare nessun rumor, prima o poi sarebbe stato da tirare giù; io stesso l’avrei smontato subito dopo la mostra ma, ripeto, non l’ho fatto su invito stesso di un responsabile del Comune. Ma, a giudicare dall’evoluzione dei fatti, almeno farsi sentire….”.

Duilio Forte ammette che non sa dove l’avrebbe ri-collocato, “dipende dai lavori che faccio”. Non resta che immaginare questo lavoro di fantasia e techè prendere il volo con le otto zampe nervose e forti, le briglie tese da Odino e indirizzate verso le mura di Asgard, la città degli dei. Dove almeno lì regna il rispetto per l’arte e per i doni dati alla comunità.

Foto Courtesy Duilio Forte – Instagram 


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Paola Perfetti
Giornalista, content editor, pr, social media manager. Dopo aver avviato alcune start up editoriali ho preso l'arte – in cui sono laureata – e non l'ho messa da parte: nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea.com. Perché sono innamorata cotta di Milano.