Città Studi a rischio BANLIEUE

città studi banlieu
Foto Credit: http://www.z3xmi.it

Il dado è tratto, ora non si può più tornare indietro: la Statale si trasferirà al MIND (Milano Innovation District) nell’ex-area Expo, stesso destino per l’ospedale Besta e l’Istituto dei Tumori ricostruiti dentro la “Città della Salute” a Sesto San Giovanni, lasciando deserta Città Studi: una bomba pronta ad esplodere da un momento all’altro… le istituzioni hanno il polso della situazione?

 

Cosa succederà

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Foto Credit: http://www.z3xmi.it
  • L’Università Statale si trasferirà al MIND (Milano Innovation District), nell’ex-area Expo, realizzando un campus innovativo per un investimento complessivo di 355 milioni di euro, che porterà poco più di 18.000 studenti, di cui quasi 700 stranieri. A questi si aggiungono circa 1.800 ricercatori e poco meno di 500 tra tecnici e amministrativi: oltre 20.000 persone.
  • Un destino che accomuna anche l’ospedale neurologico Besta e l’Istituto dei Tumori che verranno realizzati ex-novo nel progetto ospedaliero “Città della Salute” a Sesto San Giovanni, nuovo polo d’eccellenza della città metropolitana.

 

Come si sta muovendo il quartiere

Entro il 2024 Città Studi dovrà essere reinventata e trasformata, altrimenti un’intera porzione di quartiere rimarrà abbandonata e a rischio degrado; verrà a mancare un flusso notevole di persone tra studenti, professori, ricercatori, medici e infermieri ed interi edifici si svuoteranno. Soprattutto il grande tema è che futuro possa avere un quartiere senza l’elemento che ne caratterizza l’identità e la sua stessa economia: come dice il nome, l’università per città studi è la sua stessa essenza, così come la ragione di esistere di gran parte delle attività commerciali che prosperano servendo il mondo studentesco. Senza università, il rischio per molti è che diventi un quartiere residenziale senz’anima senza più molte delle sue attività commerciali.

Tante proteste più o meno esplicite, rivendicazioni e contestazioni rischiano di portare ad una vera rivolta popolare.

In questo clima rovente, l’Assemblea di Città Studi, che riunisce da tempo tutte le figure da subito mostratesi contro il progetto di svuotamento sia fisico che identitario della zona, sta svolgendo un’azione di contenimento degli umori della popolazione residente e al contempo sta pressando l’amministrazione, in particolare l’Assessore Maran, per essere coinvolta nel progetto di trasformazione.

Pubblichiamo di seguito l’abstract e il comunicato dell’Assemblea di Città Studi.

MILANO 27-3-2019 – La disponibilità a partecipare con una rappresentanza ai tavoli
dell´Accordo di Programma che dovrebbe ridisegnare il futuro del quartiere di Città Studi
dopo l´eventuale trasferimento dei dipartimenti scientifici dell´Università Statale di Milano,
nonché dell´Istituti Besta e dei Tumori, è stata manifestata dall´Assemblea di Città Studi, il
cartello che riunisce i vari soggetti che, in questi ultimi anni, si sono costituiti per contestare il progetto e cercare di salvaguardare l´identità socio-culturale dello storico quartiere universitario della città meneghina.
Questa proposta, in effetti, fa eco a quanto aveva dichiarato al cronista di Repubblica e
pubblicato da quotidiano il 17 gennaio scorso  (vedi http://bit.ly/2FxzYz0), l´assessore
all´Urbanistica del comune di Milano, Pierfrancesco Maran, in coda alla prima riunione del
comitato per l’accordo di programma, firmato, tra gli altri, da Palazzo Marino e dalla Regione, dai tre atenei pubblici milanesi (Statale, Bicocca, Politecnico) e dai due ospedali, svoltasi il 16 gennaio scorso. Secondo Maran, in quell´occasione si sarebbe deciso di invitare anche un rappresentante dei residenti della zona.
Nella nota diffusa dall´Assemblea, dopo aver premesso che l´Accordo di Programma sarà
vincolante sui successivi piani di attuazione e di dettaglio, i firmatari sostengono di ritenere
che “la partecipazione al tavolo dell´Accordo di Programma su Città Studi possa essere utile e funzionale a una maggiore trasparenza dell’intero procedimento”.

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Comunicato: un tavolo per Città Studi senza Città Studi?

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Il 25 novembre 2018, nel corso dell´evento “Progetto Quartieri”, svoltosi nel Municipio 3
presso la scuola “Bruno Munari”, numerosi cittadini appartenenti all´Assemblea Città Studi
hanno incontrato l´Assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran, e hanno pubblicamente richiesto quanto segue:

 

#1 redazione di una seria analisi costi-benefici tra i differenti scenari di trasferimento da Città Studi a Expo di tutti i dipartimenti scientifici, di alcuni di essi, compresa l´opzione zero;

#2 messa a disposizione della cittadinanza, per consultazione, di tutta la documentazione esistente sul tema, compresa quella relativa alle aree collocate nel sedime di Expo;

#3 partecipazione dell´Assemblea Città Studi al tavolo dell´Accordo di Programma.

 

L’Assessore all´Urbanistica non ha risposto alle prime due domande, mentre si è pronunciato positivamente sulla terza, senza però darne alcun seguito formale.
Il 16 gennaio 2019 si è svolta la prima riunione dell´Accordo di Programma (A.d.P.) in merito agli scenari di trasformazione di Città Studi.
Va chiarito che l´A.d.P. è uno strumento giuridico di diritto pubblico che ha efficacia pari al
Piano di Governo del Territorio (P.G.T.), di cui ne costituisce variante, e che sarà vincolante
sui successivi piani di attuazione e di dettaglio.
Il giorno seguente abbiamo appreso dalla stampa che un rappresentante dei Comitati
sarebbe stato invitato come uditore al tavolo dell’A.d.P. su Città Studi. Questa dichiarazione a tutt’oggi non ha avuto alcun seguito.
L´Assemblea Città Studi, composta da residenti, studenti, docenti e personale dell´università, agisce in base a un diritto garantito dalla Costituzione.
L´Assemblea si riunisce periodicamente e persegue uno scopo condiviso, la cui sintesi si
trova nel Manifesto per Città Studi. Gli incontri con vari soggetti istituzionali, la numerosa
documentazione prodotta e le tante iniziative pubbliche organizzate la configurano come un
soggetto complesso, a tutti gli effetti riconoscibile e riconosciuto.

Nella sua ultima riunione l´Assemblea ha deciso quanto segue:

– si ritiene che la partecipazione al tavolo dell´Accordo di Programma su Città Studi possa essere utile e funzionale a una maggiore trasparenza dell’intero procedimento ed a concretizzare l´impegno già preso dalle Istituzioni nel corso di un evento pubblico;

– si conferma e formalizza la propria disponibilità a partecipare con una delegazione o
rappresentanza alle prossime riunioni del tavolo dell´A.d.P. su Città Studi (e agli eventuali tavoli collegati).

 

Il Comune di Milano, a detta dell’Assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran, è alla ricerca di un investitore istituzionale che possa replicare quanto già fatto in Bovisa, ovvero valorizzare la vocazione universitaria storica del quartiere.
Una delle ipotesi in gioco è l’allargamento del Politecnico, mentre lo spostamento del Dipartimento di Beni Culturali e ambientali attualmente sito in via Noto e un Centro studi comprendente un Museo scientifico per i diritti umani, la criminalistica e la storia dell’uomo era già previsto per sostituire la Facoltà di Medicina Veterinaria in direzione Lodi; ma dalle riunioni del comitato sull’accordo di programma non è emerso ancora nient’altro di concreto e l’Assemblea di Città Studi non ne è mai stata resa partecipe, nonostante le rassicurazioni a riguardo.

Entro l’estate si dovrebbe arrivare ad una proposta concreta, con l’obiettivo “…di sondare tra gli operatori che si occupano di alta formazione, sia a livello nazionale sia internazionale, se c’è qualcuno interessato a diventare un investitore nell’area” dice l’Assessore Maran a margine del primo incontro del comitato.

 

I cittadini rimangono sul piede di guerra

Foto Credit: Wikipedia Di Arbalete – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38246234

Una cosa è certa: non tutti gli attori coinvolti stanno partecipando in questa fase, soprattutto coloro che subiranno la decisione sulla trasformazione di questo pezzo di città, ovvero cittadini, docenti, studenti.

Il rischio è quello di sottovalutare una situazione instabile, dove dissenso e protesta potrebbero sfociare in azioni imprevedibili; una trasformazione urbana e sociale di questa entità dovrà avere il maggior grado di coinvolgimento possibile tra tutti gli attori in gioco, non solo a parole, facendo percepire il peso delle opinioni di un quartiere che non sarà più come prima.

 

FABIO MARCOMIN

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1 COMMENTO

  1. Trovo scandaloso che un sindaco e una giunta che si ergono a paladini della democrazia e della partecipazione stiano gestendo in modo così poco trasparente e serio una questione che avrà un notevole impatto sull’intera città… È gravissimo.

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