Quando i MILANESI hanno dato il MEGLIO di SÉ

Imprese eroiche e rivolte popolari della storia moderna e contemporanea di Milano

Nessuno tocchi Milano

Nel nostro Paese non sono mai mancate storie di ribellioni di piazza e tumulti da parte di cittadini di varie parti della penisola. Per questioni fra le più svariate, non solo legate al grande intervento della popolazione italiana nello scacciare il nemico nazista durante il secondo conflitto mondiale.

Quando i MILANESI hanno dato il MEGLIO di SÉ

Ogni grande capoluogo di provincia ha una storia rivoluzionaria a sé stante e Milano, naturalmente, non è da meno. Soprattutto negli anni che precedono e seguono l’Unità d’Italia (1861). Vediamo dunque assieme quali sono state le imprese, le rivolte storiche, o semplicemente, le occasioni in cui il popolo meneghino è sceso in strada e ha dimostrato, compatto e determinato, quanto potere fosse in suo possesso. Anche a costo della vita.


# Quando i milanesi hanno dato il meglio di sé: la rivolta dei sigari

Credits: skuola.net
5 giornate di Milano

“Succede un quarantotto” è un’espressione tipica italiana stante a significare l’approssimarsi di un bel temporale, non in senso meteorologico ma come metafora di una grande battaglia che attende solo di essere scatenata. E di principio di battaglia si trattava quando, il 1 gennaio del 1848, aristocratici e nobili borghesi si ritrovarono come sempre a scambiarsi affettuosi auguri di Capodanno, senza uno dei simboli più consolidati della Milano bene: il sigaro.

Un’efficace passaparola proveniente dai quartieri alti aveva infatti dato il via a una simbolica protesta contro soldati e ufficiali austriaci. La parola d’ordine era: lotta all’imperial-regio governo austriaco e al suo capitale (i sigari e il tabacco, infatti, erano grande fonte di reddito per il monopolio del governo). Il 3 gennaio il feldmaresciallo Radetzky, che da tempo vietava ai militari di fumare per strada, avallò, secondo il racconto di Carlo Cattaneo, non soltanto sigari in abbondanza, ma “quanto denaro bastasse ad ubriacarli, mandandoli ad attaccar briga in città”. La miccia fu accesa in un batter d’occhi, e poche settimane a seguire austriaci e milanesi si ritrovarono a combattere nelle famose 5 giornate di Milano (18-22 marzo).

# Quando i milanesi hanno dato il meglio di sé: Tiremm Innanz

Credits: it.wikipedia.org
Amatore Sciesa

Solo due anni dopo, un umile tappezziere di nome Amatore Sciesa divenne, suo malgrado, celebre in quanto promotore di un’iniziativa provocatoria, in linea con le tensioni mai del tutto sopite fra i patrioti di Milano e la politica repressiva di Radetzky. Alleatosi con alcuni gruppi clandestini repubblicani, iniziò a diffondere al buio delle lanterne dei vicoli milanesi una grossa quantità di manifesti rivoluzionari.



La sera del 30 luglio 1851, fu sorpreso in Porta Ticinese e accusato di averne affissi alcuni in via Spadari. Fu condannato a morte e venne condotto al suo ultimo viaggio da un corteo diurno, pianificato per passare proprio sotto le finestre della sua dimora. Quando i soldati al servizio del boia gli proposero la grazia in cambio dei nomi di altri complottisti, Sciesa pronunciò le celebri parole “Tirem Innanz”, ovvero proseguiamo, andiamo avanti, che tanto “non vi dirò nulla”. Morì dunque fucilato come un vero eroe popolare e fu sepolto al Fopponino di Porta Vercellina, luogo di riposo oggi non più esistente.

# Quando i milanesi hanno dato il meglio di sé: i Moti di Milano

Credits: milano.corriere.it
i Moti di Milano 1898

I moti di Milano (6-9 maggio 1898) furono un’ulteriore rivolta dei milanesi contro il governo, a meno di cinquant’anni dalle vicende italo-austriache. Gli scontri avvennero a seguito di manifestazioni da parte di lavoratori, scesi in strada affrontando la polizia e i militari, per protestare contro l’aumento del prezzo del pane dei mesi precedenti, come avvenne anche in altre città italiane nello stesso periodo, e soprattutto contro le condizioni di lavoro a dir poco umilianti. Il governo si vide costretto a dichiarare lo stato d’assedio con il passaggio di poteri al generale piemontese Fiorenzo Bava Beccaris, la cui sanguinosa repressione con armi e cannoni delle proteste (83 morti accertati) causò indirettamente il regicidio, nel 1900, del re Umberto I per mano dell’anarco-insurrezionalista Gaetano Bresci.

# Quando i milanesi hanno dato il meglio di sé: gli anni ’60

Credits: atlantearchitetture.beniculturali.it
Il Pirellone

Passati per buona sorte i conflitti del risorgimento e le guerre mondiali, le imprese dei milanesi si sono trasformate ed espresse in tutt’altro campo, decisamente più pacifico. Gli anni del boom economico sono stati infatti soprannominati anni del “miracolo italiano” e il miracolo, neanche a dirlo, crebbe e si sviluppò soprattutto ai piedi del Duomo. Lucio Fontana, Piero Manzoni, Bruno Munari e altri avanguardisti dell’epoca, habitus del quartiere di Brera. Artisti, poeti, scrittori e musicisti, i Beatles al Vigorelli nel 1965. E poi urbanisti e architetti che disegnarono la Milano del futuro, espandendo la città con i nuovi quartieri Gallaratese, Gratosoglio, Quarto Oggiaro e Comasina. Il Pirellone di Giò Ponti, la nascita delle tangenziali e la metropolitana con il design di Franco Albini, ma soprattutto, i primi supermercati, le aziende moderne e le imponenti opere pubbliche. Prima degli anni di piombo, insomma, Milano e i milanesi hanno messo la quinta, gettando le basi della metropoli internazionale in cui oggi viviamo (e che un giorno, chissà, potremo chiamare anche Città Stato).

# Quando i milanesi hanno dato il meglio di sé: Nessuno tocchi Milano

Credits: ilgiorno.it
1 maggio 2015

Il 1 maggio del 2015 Milano si è svegliata con i segni della devastazione compiuta da facinorosi, che probabilmente avevano ancora in mente le immagini di Genova di quattordici anni prima, ma che (possiamo dirlo) hanno protestato nel modo più sbagliato possibile. Devastando muri e vetrine del centro cittadino, oltre che automobili in sosta. Il Comune guidato da Pisapia ha prontamente provveduto ad aprire uno sportello on-line, al quale negozianti e cittadini potessero inviare la loro lista dei danni, in modo da poter godere di una liquidazione di rimborso.

Ma la vera prova di forza l’hanno mostrata i cittadini comuni. È bastato pochissimo, infatti, perché la proposta della giunta comunale dell’appuntamento “Nessuno tocchi Milano” richiamasse e riunisse i milanesi nelle vie sconvolte dai manifestanti, per veicolare un messaggio di ribellione nei confronti dei violenti. E anche per rimboccarsi le maniche e provvedere a ripulire tali vie, scendendo in strada e risistemando le zone colpite dalla devastazione.

Continua la lettura con: Dagli eroi della sesta giornata a Dario Argento: le cose che forse non sai delle 5 GIORNATE di Milano

CARLO CHIODO

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Carlo Chiodo
Nasco a marzo del 1981. Milanese moderno, ostinato e sognatore, alla costante ricerca di una direzione eclettica di vita. Laurea in Lingue e Comunicazione, sono appassionato di storia contemporanea, amante del cinema e del surf da onda. Dopo il romanzo d'esordio (Testa Vado Croce Rimango, 2016) ho pubblicato con Giovane Holden edizioni una silloge di racconti (Diario di Bordo, 2020).