10 passi per TRASFORMARE CHIUNQUE in MILANESE

Corso accelerato di milanesità

Sarà così? Credits: @unlimitedberlin IG

Manzoni diceva che la milanesità è un’attitudine che non è innata ma può essere acquisita. In un momento in cui il mondo sembra andare a picco, può essere utile a tutti sapere come si fa a trasformarsi in milanese. 

10 passi per TRASFORMARE CHIUNQUE in MILANESE

#1 Accelerare

E’ la prima condizione. Bisogna abituarsi a fare qualunque cosa più veloce: nei modi di fare, parlare senza divagare, soprattutto quando ci si muove. Il milanese quando sta fermo cammina, quando cammina corre. Perché camminare a Milano è spostarsi dal punto A al punto B nel modo più veloce del mondo. Apprendi poi l’arte infuriarti, con stile, con chi va lento.

#2 Imparare a rispondere senza tentennamenti alla domanda “di cosa ti occupi?”

Ph. @iamzlatanibrahimovic

Ogni milanese deve sempre sapere che cosa sta facendo. Deve saperlo dire preferibilmente usando termini inglesi, specie se non fa nulla. Obiettivo non è di soddisfare la curiosità di chi ha fatto la domanda, ma è di impressionare sempre. Deve trasformare ciò che fa in qualcosa di immaginifico.

#3 Abituarsi a parlare di lavoro sempre

Credits: unadonna.it – Lavoro al mare

Deve sempre fare finta di fare sempre qualcosa. Arrivare in un posto sapendo già di dover andare da un’altra parte, essere da una parte ma avere già tre altri appuntamenti in tre luoghi differenti, al limite andare in posti inutili. E in tutti i posti bisogna passare per 5 minuti per poter dire “non ci siamo visti ma io c’ero”.

#4 Saper dire ueeeeee, feeeeega, con l’accento giusto

il dogui, il principe, (anche se non era di Milano)

E capire il corretto significato di sticazzi a Milano, che ha un significato diverso da Roma. Può servire frequentare degli anziani con il solo scopo di apprendere degli aneddoti sulla città da sfoderare all’occorrenza, ma senza entrarci in confidenza. E imparare a dire con disinvoltura Taaaccc!

#5 Avere sempre un posto da millantare quando chiedono cosa fai nel week end

Credits: pixabay.com

Studiarsi durante la settimana gli eventi cool nel raggio di millecinquecento chilometri per poter dire “sono andato a Londra perché c’era una mostra imperdibile”, “ho mangiato il Tofu ad Anversa perché è il migliore del mondo” o “come il salmone del fiume Tweed non c’è nulla al mondo”.

#6 Correggere la toponomastica

Credits: paesionline.it – Courma

Si dice Santa, non Santa Margherita Ligure. Courma, non Courmayer eccetera eccetera. Non sognarsi di chiamare Parco Aniasi il Parco Trenno, mai dire Stadio Meazza invece di San Siro. Non sbagliare a inserire le denominazioni usate dai milanesi sui programmi di navigazione, non corrispondono quasi mai: tipo se digiti Courma ti manda in un paesino dell’India.

#7 Mettere l’articolo davanti ai nomi propri

@belenrodriguezreal
(instagram)

Si dice IL Mario, IL Gianni, IL Pirla. Dare nomignoli, tipo Francesco è Franz, meglio se tedeschi o nordici. Avere sempre amici stranieri da nominare nelle conversazioni e una certa propensione per tutto ciò che è austroungarico. Dire sempre “questa è una cosa di design, design, design” (ripetuto con tono più smorzato), tipo “Voglio fare un ristorante di design”, “ho dei piatti di design…”

#8 Imparare a parcheggiare in una mossa

A Milano vale più della carta d’identità.

#9 Cosa studiare

Credits zowie.bardelli.zowie IG – Celentano e Pozzetto

Per un corso accelerato di milanesità serve sorbirsi un po’ di film e di scene tipiche con Pozzetto, Celentano, Paolo Rossi dei tempi d’oro, Abatantuono quando non fa il terruncello, gli Aldo Giovanni e Giacomo ma solo d’annata, non di quelli di oggi che piacciono ai non milanesi. Occhio che spesso i milanesi di successo nel resto d’Italia a Milano sono terribilmente out. Di solito erano famosi quindici anni fa.

#10 Laurearsi in sharing

Sarà così? Credits: @unlimitedberlin IG

A Milano il senso della vita è come ti muovi. Occorre avere almeno 3 tessere di car sharing, sapersi districare con la migliore combinazione tra mezzo pubblico, passaggio dell’amico, car sharing, uber, senza dimenticare di fare almeno tre minuti a piedi per avere l’odore di CO2 e di PM10.
Poi devi comprare lo scooter, il monopattino o la bici.
La bici deve costare più dello scooter, la prima regola è quella. Se no non hai capito come funziona. E poi te la devi fare rubare perché a tutti i milanesi gliel’hanno rubata almeno una volta. E’ un rituale di iniziazione.

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FABIO MARCOMIN

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