La GRANDE FUGA: Milano sta perdendo i NON MILANESI

Il calo delle vendite delle case e la diminuzione dei residenti sono i due segnali che la fuga dalla città è reale. Milano sta perdendo un elemento fondamentale per il suo successo?

Credits: Andrea Cherchi (c)

La grande fuga verso la provincia si sta concretizzando, come una profezia. Milano sta perdendo i non milanesi, un elemento fondamentale per il suo successo?

La GRANDE FUGA: Milano sta perdendo i NON MILANESI

Il calo delle vendite delle case e la diminuzione dei residenti sono i due segnali che la fuga dalla città è reale. Il movimento centripeto che ha sempre portato i pendolari verso Milano ora sta diventando sempre più centrifugo. Milano sta perdendo un elemento fondamentale per il suo successo?


# E’ iniziato il declino del mito della Grande Milano?

credit: abitare.it

Quest’anno è stata una vera e propria inversione di rotta. Se prima il capoluogo meneghino rappresentava per tutta l’Italia un potente polo attrattivo per la qualità della vita e la ricerca del lavoro, oggi l’unico modo per riprogettare il futuro sembra proprio allontanarsi dalla città, fuggire. Anche il detto popolare chi volta el cùu a Milan, il volta al pan (“chi volta le spalle a Milano, volta le spalle al lavoro”) ha sempre sottolineato l’innato talento della città, che infatti è considerata la Capitale Economica del Paese. Ma oggi il mito della Grande Milano ha iniziato il suo declino?

# I prezzi salgono e le persone scappano

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I numeri parlano chiaro: rispetto al 2019 c’è stata una perdita di -13.000 residenti (fonte: Comune di Milano) e anche il numero degli immobili venduti è in netto calo. Uno studio Nomisma ha infatti dimostrato che la compravendita di appartamenti a Milano è passata da 26.000 unità nel 2019 a 22.000 nel 2020, un calo del 15% in un solo anno. Mentre l’acquisto in provincia ha registrato un aumento da 36.700 a 39.500 unità (+5,2%).

Cosa indicano questi dati? Indubbiamente che la crisi socio-sanitaria ha innescato nei milanesi un desiderio di spostarsi dal centro città verso luoghi più naturali e casa più spaziose. E se le vendite diminuiscono, ci si aspetterebbe anche un calo dei prezzi. E invece no. I prezzi continuano a salire non curanti del fatto che non ci siano più acquirenti: nel 2020 i prezzi degli immobili a Milano sono comunque aumentati rispetto al 2019, con l’apice nel mese di agosto con un valore di € 4.765 al metro quadro (fonte: immobiliare.it).



Milano sta convivendo con la sindrome dell’abbandono che ha colpito i suoi cittadini e al momento non sembra che il mercato immobiliare stia collaborando per impedirne la fuga.

# La più grande perdita per la città? I non milanesi

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SenzaFiltro ha intervistato due professionisti che hanno confermato il cambiamento in corso a Milano. Anna vive a due passi dal centro città, Gianni invece fa il pendolare e da vent’anni percorre circa 50km per arrivare dalla provincia. Entrambi però lavorano a Milano e oggi non la riconoscono più.

Ogni giorno, nel periodo pre-Covid, la città di Milano veniva raggiunta da moltissimi pendolari che dalla provincia si accentravano nel capoluogo per dirigersi a lavoro. Questo contributo è sempre stato fondamentale per la città e oggi questo movimento centripeto si è fermato: secondo le stime di ATM, l’intero comparto del trasporto pubblico locale nel 2020 ha registrato perdite pari a due miliardi di euro.

Questa perdita economica del sistema di trasporto pubblico è una dimostrazione del fatto che i pendolari stanno sparendo, il flusso che collegava provincia-città oggi non esiste più. E’ lo stesso Gianni ad esserne un esempio: “L’ultima volta che ho fatto l’abbonamento mensile al treno è stato proprio nel mese di febbraio del 2020. Poi con i due lockdown e con l’attivazione dello smart working in ufficio, le volte che mi dovevo recare a Milano per lavoro l’ho fatto con la mia auto personale, visto che l’azienda ha istituito anche l’ingresso variabile al mattino a proprio piacimento. Questo anche per evitare che i dipendenti prendessero i mezzi nell’orario di punta: si è deciso di allargare la forbice per consentire di entrare in ufficio in fasce orarie differenti” e proseguendo con l’intervista, conferma la preoccupante ipotesi: Milano ha perso i ‘non milanesi’ come me: a causa di una rivoluzione repentina è iniziato un cambiamento che la città non era pronta a sostenere. […] Ora faccio fatica a non avvertire un senso di straniamento nel vedere quello che è oggi rispetto a come l’abbiamo vissuta prima, ogni giorno.”

# Abbiamo pensato troppo al breve periodo?

credit: azzalinofficial.com

Gli uffici a Milano sono praticamente deserti. Anche Anna, pur vivendo in città, non si reca più molto in ufficio. “Diciamo che la pandemia e l’emergenza hanno accelerato un processo di cambiamento che alcune aziende avevano già avviato negli anni scorsi, adottando soluzioni che oggi sono per certi versi obbligate. Tieni conto che nell’azienda dove lavoro io – siamo circa quattrocento – quasi la metà è in smart working da fine febbraio dello scorso anno. Personalmente mi reco in ufficio lo stretto necessario, una o due volte a settimana, in base alle esigenze aziendali.”

La sua visione della gestione della pandemia da parte del capoluogo è piuttosto critica: Lo zoccolo duro di chi lavora e vive a Milano è rimasto, ma tutto il resto si è dileguato. […] Ho vissuto e lavorato in Cina per diversi anni. I miei ex colleghi e amici mi dicono che lì hanno ricominciato la loro vita di sempre: perché la Cina ha sempre pensato al lungo periodo e non al breve. E ora ripartono”.

Anche se il movimento centripeto si è interrotto e la grande fuga dalla città si sta davvero concretizzando, dobbiamo tornare a credere nel detto a Milan, anca i moron fann l’uga (“a Milano anche i gelsi fanno l’uva”), nella città dove tutto è possibile. Ma in questa situazione la fiducia non è sufficiente, è necessario avere fiducia ma soprattutto la forza di reagire con un piano che pensi al lungo periodo.

Fonte: SenzaFiltro

Continua la lettura con: Fuga da Milano? I 5 PAESI dell’HINTERLAND dove aumentano di più gli ABITANTI

ROSITA GIULIANO

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