Utili ai ciclisti o operazioni di greenwashing? La PROTESTA di tre MUNICIPI per le CICLABILI

Niente in contrario alle piste ciclabili, ma quelle di Milano sono spesso fatte con poco senso

Ciclabile Harry Potter

Siamo in dirittura d’arrivo per la giunta Sala ed è il momento di tirare le somme. Una delle grandi battaglie di questa giunta è stata intrapresa da Marco Granelli, Assessore a Mobilità e Lavori pubblici del Comune di Milano. Con le “sue” ciclabili, inno alla mobilità dolce, ha certamente lasciato il segno, se non altro per la quantità di vernice, speriamo ecologica, con la quale ha dipinto molte strade del capoluogo lombardo. Ma c’è chi protesta. 

Utili ai ciclisti o operazioni di greenwashing? La PROTESTA di tre MUNICIPI per le CICLABILI

# I “capolavori urbani” per la mobilità dolce

Ciclabile Harry Potter

A fronte di questi lavori sono molti i cittadini, comitati e Municipi che stanno prendendo una posizione in netto contrasto con quanto fatto sin d’ora. Dai pochi metri di via Maspero, con tanto di cartello che ne indica l’inizio e la fine a pochissimi metri di distanza, alla ciclabile alla Harry Potter di via Bugatti, a quella di Col Moschin che impone un pezzo in contromano con tanto di pericolose rotaie. C’è infine quella doppia di viale Ortles costruita col solo risultato di togliere molti posti auto in una zona che accoglierà, da qui ai prossimi anni, decine di migliaia di nuovi arrivi tra la riqualificazione di una grande area industriale e il futuro villaggio olimpico, un vero colpo da maestro.


Ciclabile via Col Moschin

Non si dovrebbe infierire, ma in un lungo tratto di Viale Ortles c’era tutto lo spazio per piantare tanti alberi e si è preferito una spianata di cemento decisamente poco ecologica. Per non parlare della ciclabile “creativa” che si srotola tra corso Venezia, Buenos Aires e viale Monza, un vero capolavoro di slalom carpiato che metterebbe in seria difficoltà anche il miglior Hirscher.

Sono questi solo alcuni esempi di ciclabili spesso fatte in modo raffazzonato e, forse, più operazioni di greenwashing che risposte a necessità di chi va in bicicletta. Almeno questo è ciò che pensano alcuni municipi e gruppi di cittadini. 

# La denuncia dei municipi

Viale Ortles

Da vari Municipi si sono levate numerose proteste, come quella di Raffaele Todaro che dal Municipio 9 reclama una situazione di grande disagio in via Alserio, cosa rimasta completamente inascoltata nonostante le decine di appelli. Oppure alcuni tratti che imbavagliano la zona 7 arrecando grave danno allo scorrimento verso l’ospedale San Paolo con un notevole aumento dello smog, come riferisce il Presidente del Municipio Marco Bestetti. 35 chilometri di piste per velocipedi spesso disgiunte e di difficile percorrenza.



# La guerra alle auto

Via Paselli

Si tenga conto che ad oggi non si è avuta la vera prova generale dell’efficacia dei lavori fatti, avendo un traffico notevolmente ridotto dalla pandemia, ma già in alcune giornate, dove un normale viavai di auto meneghino avrebbe avuto uno scorrimento nella norma, si sono potuti constatare molti preoccupanti rallentamenti.

La guerra alle auto, guerra non dichiarata ma evidente a tutti, si va a scontrare con una più logica razionalizzazione che gioverebbe a Milano. Progetti e realizzazioni che non hanno minimamente tenuto conto dei pareri dei municipi e delle persone che abitano o gravitano nelle vie dove sono state realizzate le piste ciclabili, con risultati finali che sono sotto gli occhi di tutti.

# Si è preferito l’impatto visivo a quello della soluzione al problema traffico

Via Castelbarco

Alcuni tratti auspicati che non causerebbero problemi collaterali, vedi una grande ciclabile, da Milano 3 alla zona Bocconi con gran parte della percorrenza nel parco agricolo Sud, è ferma al palo. Una ciclabile fondamentale che darebbe vigore a quei quartieri periferici che trarrebbero grande vantaggio da un simile progetto.

Le grandi arterie che portano al centro città sono pavimentate in pietra e sono sede di rotaie tranviarie, quindi difficilmente trasformabili in ciclabile a meno che non si voglia mettere a repentaglio chi pedala. Altre vie hanno comunque le rotaie ed altre ancora, vedi via Volta, sono troppo strette per potervi far coesistere strada per auto e ciclabile ed è stata trasformata in una sorta di uso promiscuo piuttosto pericoloso.

L’ideologia che sta dietro a questa trasformazione di Milano sta scontentando moltissimi cittadini, anche perché non ha risolto alcunché in modo definitivo e funzionale. Non crediamo esista una solo a persona contraria alle ciclabili purché siano fatto con criterio e, soprattutto, sicure per chi le percorre. Si tenga conto che in zona centro mancano ancora molti scivoli negli attraversamenti pedonali con grave danno per chi deambula a fatica, questo a significare che si sta perseguendo una battaglia ideologica invece di un vero programma di incentivazione alla mobilità dolce.

Continua la lettura con: 🛑 “Le NUOVE PISTE CICLABILI dopo un anno sono da RIFARE”

ROBERTO BINAGHI

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Nato a Milano il 25 agosto 1965. Sin da bambino frequento l’azienda di famiglia (allora una tipografia, ora azienda di comunicazione e stampa) dove entrerò ufficialmente a 17 anni. Diplomato Geometra all’Istituto Cattaneo a 27 anni e dopo aver abbandonato gli studi grafici a 17, mi iscrivo a Scienze Politiche ma lascio definitivamente 2 anni dopo per dedicare il mio tempo libero alla famiglia e allo sport. Sono padre di Matteo, 21 anni, e Luca, 19 anni. Sono stato accanito lettore di quotidiani e libri storico-politici, ho frequentato gruppi politici e di imprenditori senza mai tesserarmi, per anni ho seguito la situazione politica italiana collaborando anche con L’Indipendente allora diretto da Vittorio Feltri e Pialuisa Bianco (1992-1994). Per questioni di cuore ho iniziato a seguire il mondo del basket dilettantistico ricoprendo il ruolo di dirigente della società Ebro per oltre 10 anni e della Bocconi Basket FIP dal settembre 2019 (ruolo che ricoprirò anche per la prossima stagione). Nel corso degli anni ho contribuito allo sviluppo di alcune start-up e seguito alcuni progetti di mia ideazione che hanno come obiettivo la rivalutazione del patrimonio meneghino oltre che un chiaro interesse sociale.