IL CASORETTO: guida al quartiere dalle mille anime

casoretto
L'Abbazia del Casoretto vista dall'omonima via

Un po’ come per “il Carlo”, “la Francesca” o “lo Stefano”, in Milanese ci si mette l’articolo: è dunque il Casoretto (o, per i puristi, ‘l kazuˈrɛt) – e diventa subito uno di famiglia.

Il Casoretto è il quartiere di Milano che si sviluppa intorno all’omonima via, incastonato tra Lambrate, Città Studi, Cimiano, Rottole e Loreto. Se lo cercate su Maps vedrete che i confini ricordano la forma di una casetta.


 

A livello urbanistico è un quartiere relativamente recente, che inizia a svilupparsi a inizio ‘900. Prima lì c’erano solo campi coltivati e qualche cascina… o quasi, perché la Chiesa di Santa Maria Bianca della Misericordia – l’Abbazia del Casoretto, per gli amici – era invece lì da oltre 400 anni: aveva già visto passare tra i suoi chiostri artisti come il Pisanello e il Bergognone, ma anche Carlo Borromeo, in seguito canonizzato, che vi avrebbe soggiornato per un periodo.

Per molti il Casoretto è sinonimo di lotta politica. Nel 1975 è soprattutto l’apertura del centro sociale Leoncavallo che porta il quartiere a essere frequentato anche da residenti di altre zone di Milano. Sempre negli anni Settanta, una serie di episodi violenti a sfondo politico scuote il quartiere. Il Casoretto è infatti teatro dell’assassinio dell’avvocato Enrico Pedenovi, militante del MSI, e di Fausto e Iaio, giovani frequentatori del Leoncavallo che indagavano sul traffico di droga nel quartiere. A loro è oggi dedicato l’unico fazzoletto di verde del Casoretto.


Se questi eventi tragici sono ancora noti alla maggior parte dei residenti, forse non tutti sanno che, ancora prima, sono state soprattutto le donne a fare la storia politica del Casoretto. Le insegnanti dell’Istituto Caterina da Siena, la scuola di professionalizzazione femminile fondata nel quartiere nel 1912, giocarono infatti un ruolo di rilievo nella resistenza al regime fascista. Già negli anni Trenta, il personale dell’Istituto organizzò numerose attività antifasciste all’interno della scuola, partecipando poi attivamente alla Resistenza partigiana e dando vita in particolare a un Gruppo Difesa della Donna. Potrebbero sembrare giusto degli aneddoti, ma si tratta di simboli di un impegno civico e democratico che è importante tenere vivo ancora oggi, come ha recentemente ricordato la stessa direzione dell’Istituto in risposta alle scritte neofasciste apparse all’ingresso della scuola nell’aprile 2019.

Certo, il Casoretto non è mai stato una zona turistica (per quanto nasconda anche dei gioiellini architettonici). Eppure è tutt’oggi un quartiere che ben rappresenta le due anime di Milano, solo apparentemente in contraddizione. Da un lato, il Casoretto cambia coi tempi: oggi potete fare una spesa intercontinentale allo Shila Minimarket, comprare caramelle alla cannabis al distributore automatico Jardines, o fare una pausa all’Upcycle, primo “bike bistrot” d’Italia. Dall’altro, alcune cose restano: in piazza Durante resiste ancora un telefono pubblico, non lontano da un negozio di vinili e una bottega di restauro; alcuni giovani si impegnano per ridare vita al cinema parrocchiale, mentre la trattoria Mirta si specializza in cucina tipica italiana e il ristorante Al’Less in bolliti e bagnomaria.

Insomma, vale la pena di fare un altro giro al Casoretto. Visto il periodo, tra l’altro, se vi sbrigate fate forse ancora in tempo a passare al panificio Danelli e ordinare un buon panettone artigianale!


 

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