Una GOCCIA nel mare di cemento: le ombre sul futuro del bosco della Bovisa

Il progetto del Politecnico e le questioni irrisolte sul bosco spontaneo più rilevante di Milano

bosco della bovisa

Si chiama Goccia per la caratteristica forma che la contraddistingue, racchiusa come è dai tracciati ferroviari che la circondano completamente, fatti costruire all’inizio del secolo scorso dall’Union des Gaz per il trasporto, appunto, del gas. Il suo simbolo infatti sono gli scheletri dei vecchi gasometri, che hanno pompato gas nelle case dei milanesi fino al 1969. Dopodiché queste imponenti officine vennero dismesse, portando nel 1994 alla chiusura definitiva dell’area.

Un bosco grande quasi quanto il Parco Sempione

In questo processo di deindustrializzazione e trasformazione l’area dei gasometri è insieme icona dal forte valore simbolico e al tempo stesso un esempio delle difficoltà nel praticare la trasformazione e la rigenerazione di aree produttive di grandi dimensioni e profondamente compromesse da decenni di attività produttive pesanti. Da più di venti anni infatti La Goccia  rappresenta una vicenda irrisolta per la città. 

Buona parte dell’area è stata densamente edificata ed ha un aspetto desertico e desolato, nonostante la presenza di alcune funzioni di eccellenza, come il secondo Polo di Ingegneria del Politecnico di Milano e il centro di ricerca dell’Istituto Mario Negri.

parco della bovisa

Il bosco spontaneo di Milano brancola nel buio

L’area della Goccia vera e propria si suddivide in una parte contenente ancora fabbricati di archeologia industriale, e un altro settore grande quasi come il Parco Sempione, dominato dai suggestivi gasometri in abbandono, oggi ricoperto da un bosco spontaneo con alberi che hanno ormai sette o otto decenni di vita, e che hanno favorito l’insediamento di fauna selvatica.

I terreni, caratterizzata da un regime multiproprietario nel quale giocano un ruolo essenziale tre attori pubblici – il Comune di Milano, il Politecnico e la società di servizi energetici A2A – sono di un valore inestimabile considerato che si trovano in uno dei luoghi più accessibili dal trasporto su ferro e potenzialmente più strategici della città metropolitana. La Bovisa nel 2030 sarà infatti collegata a Porta Nuova lungo un percorso verde grazie anche alla nascita di un grande parco di oltre 300mila mq allo Scalo Farini e a nordovest al nuovo polo d’eccellenza Mind nell’area Expo.

Ma la riqualificazione di quest’area rappresenta in realtà una delle più complesse e tormentate vicende milanesi. Le sue prospettive di trasformazione  hanno visto susseguirsi complicati e irrealistici scenari d’intervento, causati dalla difficoltà di conciliare i diversi interessi in campo, ma soprattutto dalla necessità di far fronte a un costoso intervento di bonifica. Nel 2001 infatti la “Goccia” è stata riconosciuta Sito di interesse nazionale (SIN) per la gravità della contaminazione che non è non limitata agli strati superficiali del suolo, ma è presente anche in profondità.

parco della bovisa

Il blocco della bonifica

Nel 2013 il passaggio dal SIN a Sito di interesse regionale (SIR)  ha riportato l’azione di bonifica alla competenza comunale, consentendo una maggior semplificazione delle procedure per avviare la riqualificazione dei suoli, anche attraverso un nuovo progetto di bonifica all’interno di una regia unitaria. La grande funzione urbana che il Comune immagina per la Goccia è indubbiamente legata al Politecnico, un’eccellenza del territorio che conta oltre 42mila studenti e che, come ha raccontato il Rettore Resta, intende ampliare i propri spazi nel quartiere, anche in relazione al recente insediamento dell’hub dell’università cinese del Tsinghua.

Un primo finanziamento di cinque milioni di euro aveva permesso di far partire un primo lotto di intervento relativo al cosiddetto Parco dei Gasometri, dando l’avvio al processo di bonifica dell’intera area. Tutto risolto? Non esattamente. Perché gli ingentissimi indici di edificazione delle ipotesi iniziali (dovuti alla necessità di finanziare la bonifica), con la conseguente distruzione di un patrimonio arboreo rilevantissimo nonché la mancanza di ogni quadro di riferimento territoriale di area vasta, ha indotto alcuni cittadini ed urbanisti a costituirsi in Comitato e a ricorrere al Tar, bloccando per altri tre anni le operazioni di bonifica.

parco della bovisa
Il vecchio progetto 2007 dello studio Office for Metropolitan Architecture (OMA)

Nel frattempo hanno avuto luogo un percorso di ascolto attivo e partecipazione della cittadinanza coordinato dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano, e un workshop di progettazione per l’elaborazione di scenari progettuali per l’intero ambito, organizzato sempre dal Politecnico. Ci sono voluti tre anni perché la bonifica potesse ripartire, e ormai siamo in dirittura di arrivo.

 

Il progetto del Politecnico

Recentemente la Regione Lombardia ha stanziato altri 5 milioni di euro, che contribuiranno a finanziare l’allargamento del campus universitario. Il progetto di massima prevede il recupero dei due gasometri, oggi due giganteschi scheletri d’acciaio in mezzo ai prati a ridosso del Politecnico, per creare nuovi spazi in grado di ospitare le start-up dell’incubatore d’impresa Polihub, attualmente 120. Uno dei due gasometri (questo almeno dovrebbe essere il progetto preliminare) verrà suddiviso in sei piani, con spazi di co-working utilizzabili dalle start-up e servizi per il quartiere e gli studenti. L’altro gasometro ospiterà spazi per attività sportiva indoor.

parco della bovisaIl primo a vedere la luce sarà un edificio per la ricerca universitaria a emissioni zero (1800 metri quadri di area coperta), il cosidetto edificio Zen. Negli anni subito successivi, quindi entro il 2021, l’obiettivo è di portare qui nuovi impianti sportivi: una pista di atletica, ma anche percorsi di corsa all’interno di un parco urbano riqualificato. Le dichiarazioni del Rettore Resta, che parla di un “verde fruibile e vivibile, non abbandonato”, lascia supporre che si tratterà di un verde fortemente strutturato e urbanizzato, funzionale alle attività del campus e dei suoi utilizzatori.parco della bovisa

L’accordo prevede anche l’edificazione di nuove residenze universitarie attraverso la riqualificazione di edifici esistenti . L’investimento globale previsto è di 22 milioni per i gasometri, 9,5 per l’edificio polifunzionale.

Nel dettaglio:

– Lotto 1A, 1B e 2 della Goccia, con vocazione esclusivamente universitaria
– Riqualificazione del Campus La Masa
– Nuovo edificio ZEN
– Riqualificazione e rifunzionalizzazione dei gasometri

parco della bovisa

Che ne sarà del bosco?

Non è chiaro attualmente quale sarà il destino della parte restante non appartenente all’università. Le previsioni del nuovo PGT sono meno distruttive delle precedenti, l’indice di edificabilità è stato ridotto e dentro la Goccia dovrebbe restare solo il Politecnico, sedi di start up e iniziative che abbiano un senso con gli obbiettivi universitari, mentre il restante 50% dovrebbe essere destinato a verde. L’obiettivo dovrebbe essere quello di realizzare un parco pubblico in continuità, si diceva, con quelli che nasceranno nei prossimi anni allo scalo Farini e nell’area Mind, oltre che con il nuovo polmone verde di Cascina Merlata.

In particolare si prevedono due grandi aree connesse: la prima, un’area posta a nord ovest di circa 90mila metri quadrati, dove nei prossimi mesi sarà avviata una sperimentazione di fitorimedio, tecnica innovativa di bonifica attraverso l’impiego di essenze arboree, come auspicato dal Comitato La Goccia. La seconda è il cosiddetto Parco dei Gasometri, area di 40mila metri quadrati posta a margine sud del Campus, su cui insistono i manufatti dei gasometri e altri edifici storici di archeologia industriale.

Conclusa la bonifica, per garantire un presidio dell’area  in attesa che vengano definiti il quadro generale e le modalità attuative, l’area potrà essere affidata al Politecnico, che si incaricherà di realizzare a proprie spese interventi di carattere temporaneo volti a renderne possibile la fruizione (cura del verde, inserimento di attrezzature per lo sport all’aperto, messa in sicurezza dei manufatti storici e, dove possibile, il loro riuso per servizi  e attività connesse alle propria funzione).

parco della bovisaAnche in questo caso la progettazione del Piano Attuativo per il loro sviluppo verrà affidata a Comune e Politecnico, principali proprietari delle aree, senza alcuno spazio di partecipazione pubblica. Il Comitato La Goccia continua ad avanzare precise richieste per la tutela del verde pubblico in quest’area della città, e in effetti sarebbe auspicabile che scelte così fondamentali sotto il profilo della tutela dell’ambiente e del paesaggio fossero condivise con tutti i cittadini. In fin dei conti stiamo parlando di servizi e di proprietà pubbliche, e di una Amministrazione che ha fatto del verde uno dei suoi cavalli di battaglia.

Diverso il caso di altre aree della Bovisa, che saranno oggetto di bandi e concorsi sui temi strategici del Piano di Governo del Territorio (che riguardano, tra l’altro, i nodi di interscambio come la Bovisa), per i quali è aperto un avviso pubblico rivolto ad esperti, cittadini singoli o riuniti in associazioni o comitati. Nella speranza che non rimanga solo una Goccia in un mare di cemento.

 

ROBERTA CACCIALUPI

 

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