ORTICA, lo scalo povero

L'Ortica sarà interessata da uno dei progetti di riqualificazione degli ex scali milanesi. Ma le costruzioni, meno interessanti per il mercato immobiliare rispetto a zone più prestigiose come Porta Romana e Tortona, saranno “povere”

Un triangolo tra i binari ferroviari alla periferia est di Milano: sulla mappa è così che si presenta il quartiere dell’Ortica. Il nome deriverebbe dai campi e dagli orti che qui venivano coltivati già nel Medioevo.

L’Ortica era una frazione del comune di Lambrate e venne annessa a Milano nel 1923.
Oggi, più che un quartiere, l’Ortica appare come un paese a sé: un incrocio di poche vie – alcune così strette che vi passa a malapena il bus, l’immancabile 54 – su cui affacciano le vetrine dei negozi dove la gente nata e cresciuta qui, o trasferitasi spesso per rimanere, entra per la spesa quotidiana e si ferma ancora a scambiare quattro chiacchiere con il fidato commesso.

Balera dell'Ortica
Credits: yelp.it – Balera dell’Ortica

Accanto alle vecchie case di ringhiera, sorgono gli edifici costruiti dopo la seconda Guerra Mondiale, quando in zona arrivò la Fabbrica Innocenti e il quartiere divenne un polo industriale. Gli operai che lavoravano al di là della ferrovia abitavano nelle casette che ancora oggi circondano il nucleo del quartiere, con al centro la chiesa di San Faustino e la Balera dell’Ortica. Proprio sui muri dello storico locale, che in estate ospita appassionati di ballo e curiosi in arrivo da ogni dove, è ancora ben visibile la targa con la scritta “Dopolavoro ferroviario”, segno indelebile di un tempo che fu.

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Arte urbana

C’è stata un’epoca in cui l’Ortica era frequentata da artisti celebri – Dario Fo, Giorgio Strehler, Franco Parenti, Enzo Jannacci, Nanni Svampa, Giorgio Gaber – che trascorrevano ore alla trattoria del “Gatto Nero” (oggi “Osteria del Generale”) o al “Circolo Culturale Cesare Pavese”, lontani da occhi indiscreti e immersi in un mondo “vero”, composto per lo più da operai e ferrovieri che conducevano una vita decisamente lontana dai riflettori e dal mondo dello spettacolo. Enzo Jannacci, nonostante non abitasse in zona, qui aveva il suo studio come medico di base.

Ancora oggi l’Ortica è amata dagli artisti. Nel 2017, il progetto “OR.ME – Ortica Memoria”, ideata dal collettivo artistico “Gli Orticanoodles” in collaborazione con 150 tra studenti, associazioni e writer, ha trasformato l’intero quartiere in un museo a cielo aperto, grazie a murales che raccontano la storia della città e del quartiere.

La riqualificazione dello scalo “povero”

Nei prossimi anni, l’Ortica sarà interessata da uno dei progetti di riqualificazione degli ex scali milanesi (Porta Romana, Porta Genova, San Cristoforo, Lambrate, Rogoredo, Greco e Farini). Ma le perplessità dei residenti sono diverse: le costruzioni, meno interessanti per il mercato immobiliare rispetto a zone più prestigiose come Porta Romana e Tortona, saranno “povere”, e tutto ciò si trasforma in un minore interesse mediatico.

A questo si aggiungono i dubbi sulla viabilità, già difficoltosa, che all’apertura del cantiere e con l’aumento dei residenti (la popolazione dell’area interessata, tra Lambrate, Rubattino e Ortica, dovrebbe raddoppiare con l’attuazione del progetto), se non si attueranno nuove “vie di fuga”, diventerebbe insostenibile.

VALENTINA SCHENONE

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