Nuova vita a Milano: cosa cambia a TRASFERIRSI dal centro in periferia

foto di andrea cherchi (c)
foto di andrea cherchi (c)

“Ho sempre una valigia a Berlino”, cantava Marlene Dietrich. Ho abitato per anni tra Kreuzberg e Friedrichshagen con una valigia pronta per Milano. Perchè Milano è sempre stata la mia casa. 

A Milano ho abitato in zone diverse. Negli anni precedenti al mio soggiorno berlinese sono stato in via Cadore (Milano Est), in piazza Irnerio dietro a via Washington (Milano centro), ho abitato nel profondo nord al confine con Cinisello, mentre gli ultimi anni li ho trascorsi in Foro Buonaparte a Brera. Da qualche settimana mi sono provvisoriamente trasferito nel quartiere di San Siro. E qui ho scoperto una radicale cambiamento di prospettiva.

A Milano il centro non è una coordinata geografica, ma una misura di valore. Tutto a Milano si misura in distanza dal centro. Una caratteristica che la rende unica, almeno rispetto alle città dove ho vissuto (oltre a Berlino sono stato a Genova, Stoccolma, Parigi, Copenaghen e, in diverse fasi, a San Pietroburgo). Prima di fare ritorno a San Siro un amico che abita nell’est più est di Milano mi ha avvertito: guarda, mi ha detto, che Milano è un’oligarchia.
Oligarchia?
Sì, è l’oligarchia dell’area C. In tutta la città si pagano le stesse tasse, però chi vive in centro riceve servizi superiori. Davanti a casa mia è da mesi che c’è un marciapiede rotto. E nessuno è ancora intervenuto. Potresti immaginare un marciapiede rotto a Brera o in Montenapoleone? Inconcepibile. Questo è solo un esempio della verità: Milano è un’oligarchia.

Gli effetti di questa oligarchia di Milano li ho scoperti in queste settimane. 

Guarda, mi ha detto, che Milano è un’oligarchia.
Oligarchia?
Sì, è l’oligarchia dell’area C. In tutta la città si pagano le stesse tasse, però chi vive in centro riceve servizi superiori.

Nuova vita a MILANO: cosa cambia a trasferirsi dal centro in periferia

#Il traffico

Dopo anni a Brera ero convinto che il traffico a Milano fosse sensibilmente diminuito. Anche perchè giro in scooter e da Brera si raggiunge tutto in pochi minuti. Mi sbagliavo. Abitando in zona San Siro e lavorando in zona Stazione Centrale ho riscoperto quella piaga che “è peggio della mafia”. Lo dico agli amici di Area C, credetemi, fuori dall’area C c’è un traffico pazzesco, che colpisce perfino chi gira in scooter. Per provare un’esperienza esotica basta avventurarsi sul cavalcavia della Ghisolfa in qualunque giorno feriale, alle 8.30 di mattina o alle sette di sera. Non ci passa neppure uno spillo. Personalmente sono a favore dell’area C però ora devo dare retta agli amici di periferia che mi dicevano che quello che non vedevo più in centro è stato buttato fuori ingolfando le strade che sembrano le compere di Natale.

#I costi

Chi vive in periferia spesso lo fa per una scelta economica. I prezzi degli affitti sono più bassi. Questo è vero. Però ho dubbi sul beneficio economico. Prendiamo una persona media che, visto che non abita a 200 metri dall’ufficio e vive lontano dalla metro, si debba spostare in auto. E’ vero che paga meno di affitto però bisogna aggiungere la benzina per gli spostamenti, il costo per l’accesso in area c, parcheggi, multe, a cui si aggiungono tempi che si dilatano a dismisura. I movimenti fuori dall’area C ricordano quelli della transumanza, si procede lenti, bloccati, ai confini di quello che appare come un eden o come un fortino.

#La notte

La sera a Brera era un incanto. Spesso dopo cena uscivo di casa. Qualunque direzione prendessi era come se casa mia proseguisse oltre il tinello. Strade in ordine, pulite, frequentate, con negozi e il parco il cui unico pericolo era di restare intrappolato dai cancelli di chiusura. La sera in periferia è un’altra dimensione che difficilmente chi vive in centro può immaginare. Le strade si fanno buie, deserte, ogni angolo che in centro si guarda con curiosità in periferia diventa un’insidia. Quelli che cambiano sono soprattutto i passanti: in centro sono una presenza amica, in periferia sono una minaccia.

#La manutenzione

A Brera uno smottamento del pavé o un binario fuori posto richiamano un pronto intervento. Quante volte ho ammirato operai di strada a lavoro di notte per riparare una buca o un pietrone fuori posto. Tutto questo si trasforma in nostalgia quando si passa al di là della cerchia dei navigli o, peggio, oltre le colonne d’Ercole della circonvallazione. Le scritte sui muri sai che ti accompagneranno per anni, alla sporcizia ci fai l’abitudine, le buche dell’asfalto sono una presenza da inserire in google maps.

#I mezzi di trasporto

Una delle cose che importerei subito da Berlino è la metropolitana 24 ore, almeno nei fine settimana. Perchè la chiusura della metro coincide con il coprifuoco per le periferie. L’ultima corsa della metro è quella dei Guerrieri della Notte. Se la si perde e si ha la sventura di essere in centro, all’unica alternativa a venire spennati da un taxi (vedi costi) è quella di dover superare sulla strada verso casa le teste rasate dei Turnbulls Ac’s o le Baseball Furie armate di mazze.

Cosa ci vorrebbe: un centro per le periferie

Ma forse quello che manca di più in periferia è proprio lui: il centro. In una città in cui il centro è misura di tutte le cose, chi vive in periferia si sente defraudato. Non solo per la distanza e per i confini mobili che si alzano a proteggere l’area C, ma per l’assenza di un centro identitario di riferimento nella propria zona. Anche a Berlino ho abitato in periferia, nell’estremo est di Muggelsedamm, dove nel cuore di quella che i berlinesi chiamano “Foresta” esiste uno splendido centro cittadino con una sua identità e completo di ogni tipo di attrazione, uno tra i tanti centri disseminati nella città berlinese. A Milano in periferia un centro non esiste. Il centro in periferia non esiste perchè Milano è un’oligarchia, ricordalo, mi ricorda il mio amico. L’oligarchia del centro non vuole che esistano altri centri che possano mettere a rischio la misura di tutte le cose, questa la sua conclusione. Forse da qui dovrebbe ripartire la rivoluzione della Milano del futuro: bisognerebbe creare un centro vitale e attrattivo per ogni zona, anche e soprattutto in quelle più periferiche. Un centro che sia luogo di attrazione possibilmente non solo per chi ci vive ma anche per il resto della città. 

Un po’ come Lambrate con il Fuorisalone o San Siro quando giocano allo stadio, però dovrebbero essere un punto di attrazione permanente, dei centri talmente belli e distintivi da competere con il centro di Milano. Come si è dimostrato con Gae Aulenti, creare nuovi centri a Milano è possibile. Ma bisogna avere il coraggio di farli, anche oltre l’area C.

ANDREA ZOPPOLATO

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1 COMMENTO

  1. mi sembra un pò esagerata la descrizione delle periferie. evocare i Guerrieri della notte mi sembra proprio fuori luogo.
    brera è bellissima,ma è anche un pò finta.
    probabilmente è una mia visione un pò distorta. lo ammetto.ma camminare per brera mi sembra un pò come camminare in un grande centro commerciale: in ogni angolo c’è un negozio che ti vuole spennare.
    è tutto perfetto e tutto in ordine,ma non ci vedo tutto questo calore umano.

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