MILANO sta diventando sempre più CLASSISTA?

La denuncia di Giorgio Goggi sul Riformista: la giunta Sala ignora le politiche europee più inclusive e invece tutela i più ricchi

La protesta dei tassisti. Credits: Andrea Cherchi (c)

Giorgio Goggi, architetto, professore universitario ed ex-assessore ai Trasporti di Milano, personaggio dal lungo vissuto socialista, ha rilasciato qualche giorno fa un’intervista, pubblicata su “il Riformista”. Le sue dichiarazioni sono state molto severe e, muovendo diverse critiche alla Giunta Sala, l’ha accusata di aver contribuito a rendere Milano una città classista. Quali problemi e quali misure sono state chiamate in causa? E quali riflessioni possono emergere da questo suo punto di vista?

MILANO sta diventando sempre più CLASSISTA?

# Ignorate residenze pubbliche e housing sociale 

credits: expedia.it

Goggi ha esordito sostenendo che la Giunta, nonostante si dichiari di sinistra, in realtà si preoccupi più di un ecologismo e di uno sviluppo immobiliare particolarmente gradito ai ceti più abbienti. Il tema della casa è stato uno dei più trattati nell’intervista, è sicuramente una questione molto presente nel dibattito cittadino, non solo milanese. Possiamo infatti dire che diverse città europee hanno conosciuto un importante aumento dei prezzi delle case, accompagnato da una contrazione del mercato degli affitti e delle abitazioni a canone sociale.


L’intervistato ha sostenuto come, nonostante le 25.192 domande giacenti per alloggi di edilizia residenziale pubblica, il Comune di Milano non abbia osservato l’obbligo, imposto dalla legge 167/62, di determinare il fabbisogno e le aree destinate alla residenza pubblica. Inoltre, il PGT di Milano, Progetto di Governo del Territorio, sembra non prevedere vincoli sulle aree per la realizzazione di servizi urbani, come per esempio scuole e case popolari. In questo modo gli spazi cittadini sono del tutto disponibili ai privati, andando così a grande vantaggio dell’edilizia privata che prevede quantità minime di edilizia sociale.

# Housing: altre città europee più avanti nel rendere le città più inclusive

credits: ilgiornaledellarchitettura.com

Come già accennato, le tematiche residenziali interessano bene o male tutte le città europee, che hanno assistito a un generale processo di gentrificazione, come viene definito in sociologia. Questo fenomeno consiste nella trasformazione di quartieri abitati da ceti medio-bassi della popolazione in zone residenziali di pregio, che comporta il conseguente cambiamento dei prezzi e della composizione sociale, in quanto obbliga i vecchi residenti a lasciare le proprie abitazioni, diventate troppo care. Molte città si sono quindi adoperate per facilitare l’accesso alla casa, limitando da un lato le disuguaglianze sociali e territoriali, e dall’altro evitando lo svuotamento dei centri cittadini.

Barcellona, per esempio ha lanciato un piano statale per l’housing e la riqualificazione al fine di riorientare le politiche abitative nel settore degli affitti. A Lione, invece, sono state attuate diverse misure che hanno permesso di soddisfare il 50% della domanda di alloggi a basso costo, tra queste: la creazione di grandi banche pubbliche di credito fondiario usate per lo sviluppo dell’edilizia popolare e una quota minima di alloggi popolari per ogni futuro sviluppo immobiliare, pari al 20-25%.



# Tra monopattini, area C e zone 30: misure a vantaggio di chi vive in centro

credits: vaielettrico.it

Nel corso dell’intervista Goggi ha poi affrontato il tema dei trasporti, affermando che “la nuova politica dei trasporti, volta a incentivare monopattini e biciclette, a restringere i calibri stradali e a ridurre la quantità di stazionamenti, facilita gli spostamenti di breve distanza di chi abita nelle zone centrali”. A risentirne sarebbero quindi i pendolari e tutte le persone che, per motivi professionali, devono usare l’auto. L’architetto ha poi aggiunto che “nella presunzione di ridurre la mobilità si è operato un completo ribaltamento della tecnica internazionale che vuole che le zone 30 e le piste ciclabili siano poste nelle strade di quartiere”. Questi sistemi sono stati invece posti sulle strade foranee, quelle di immissione e di uscita dalla città, di fatto così riducendo gli spostamenti in entrata.

Anche l’Area C, a suo tempo era stata criticata da molti, vista come misura classista che avvantaggiava le zone centrali riducendo traffico e polveri sottili, a discapito delle aree circostanti.

# La politica inclusiva di altre città europee: mezzi pubblici gratuiti

credits: bikeitalia.it

Anche in questo caso diversi casi europei possono farci da esempio. In Estonia e in Lussemburgo, già da qualche anno i mezzi pubblici sono gratuiti. La prima è stata Tallin, la capitale estone, che, nel 2013, ha proposto ai suoi cittadini un trasporto pubblico gratuito e sostenibile. Altre città e nazioni hanno seguito a ruota e hanno adottato questa soluzione al fine di liberare le strade dal traffico, dall’inquinamento e garantire così uno stile di vita più sano. Questo passo importante e, per certi versi, rivoluzionario parte da un presupposto: la mobilità è un diritto e il trasporto pubblico gratuito è necessario per un mondo in cui tutti hanno pari accesso ai servizi, ai posti di lavoro e alle attività ricreative. Una misura inclusiva quindi che risulta anche un potente strumento contro i cambiamenti climatici, riducendo la circolazione di auto private.

Fonti: ilriformista.it

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CHIARA BARONE

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