Le grandi SFIDE di Milano nel 2019

foto di Andrea Cherchi (c)
foto di Andrea Cherchi (c)

La città del derby più titolato del mondo nel 2019 sarà teatro di sfide straordinarie.

Le grandi SFIDE di Milano nel 2019

City Life vs Porta Nuova

Ci sono voluti secoli per soppiantare il Duomo come centro della città. Sembrava ce l’avesse fatta Porta Nuova, quando sul suo trionfo ecco apparire all’orizzonte i profili minacciosi dei grattacieli di City Life. Al guanto di sfida dell’ex Fiera c’è stata la risposta della Biblioteca degli Alberi: il 2019 ci dirà quale tra i due sarà il centro più attrattivo della città. Sempre che non ci sia il risveglio del Duomo. 

Passato vs Futuro

La città del futuro rischia di essere imbrigliata nelle reti del passato. Per passato non si intende la valorizzazione della tradizione ma un’attitudine, piuttosto diffusa nel nostro Paese, di arroccarsi nella difesa dello status quo invece di abbracciare il cambiamento e l’innovazione. Passato contro futuro è la sfida del sì contro il no, dei nuovi progetti da avviare rispetto a quelli da cestinare. 

Navigli sì vs Navigli no

Parlando di novità e tradizione viene naturale parlare dei Navigli. E’ una metafora di quando un’apparente voglia di fare si esaurisce nelle braccia conserte. Eppure sembravano ci fossero tutti i presupposti per la riapertura: oltre il 90% dei cittadini si erano espressi a favore in un referendum di quasi 10 anni fa, è diventata cavallo di battaglia del sindaco in campagna elettorale e durante la prima metà del suo mandato, addirittura cavalcata dalla opposizione e dalla Regione. Tutti d’accordo, tranne un ministro di Roma, e invece del via ai lavori è arrivato il dietrofront del sindaco che a fine 2018 ha detto che bisogna puntare su altro. Speriamo che nel 2019 questo tentennamento tra sì e no, che non fa onore a una grande città internazionale, possa finalmente sbloccarsi con una decisione definitiva.

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Fazioni vs Unità

Almeno in una qualità i milanesi assomigliano ai veneti o agli altoatesini: come loro ci sentiamo più una comunità rispetto alle divisioni di partito e di ideologia che separano da secoli gli italiani, tra guelfi e ghibellini, destra e sinistra, eccetera eccetera. Eppure abbiamo sensazione che questo spirito di comunità si stia venando di crepe, di divisioni ideologiche. Sempre più cittadini mettono al primo posto nella loro analisi non il bene della città ma l’interesse della loro fazione. Vedremo se il 2019 segnerà il recupero dello spirito di comunità, con i cittadini che capiscano che il bene della città è il loro bene. Mentre quasi mai lo è l’interesse dell’appartenenza ideologica.

Milano vs Torino

E’ stato uno dei temi caldi del 2018. Milano è stata sotto attacco di Torino che ha preso sempre più di mira la nostra città. Potremmo fare gli sboroni, dicendo che Milano ha reagito bene, dimostrandosi superiore per l’efficienza dell’amministrazione e per la capacità dei suoi cittadini. Con il colpo del KO delle Olimpiadi, una vera disfatta per Torino. Però ci sono un paio di cose in cui Torino ci ha dato la birra. Innanzitutto la fiera del libro. Più che una sconfitta è stata una umiliazione. Sono emersi tutti i limiti che dobbiamo superare: una certa arroganza di volerci considerare superiori anche dove gli altri stanno facendo bene e un’autocelebrazione completamente fasulla. Ci è stato fatto credere per due anni che il Tempo dei Libri era un grande successo salvo chiudere per il fallimento dell’iniziativa, lasciando a Torino lo scettro della cultura. Ci scoccia poi il fatto che la città che ha fatto la gloria del calcio europeo, l’unica che ha vinto la coppa dei campioni con due squadre diverse, la città della Scala del calcio, nel 2018 è stata presa a ceffoni dalla Juventus. Più ancora dei successi sportivi brucia che la Juventus stia vincendo dove noi eravamo più forti: sull’efficienza, sulla capacità di business e sulla voglia di vincere.

Italia vs Europa

Nell’anno delle elezioni europee la posta in gioco per Milano è grande. Quella che viene considerata da molti una città più europea che italiana mostrerà se voler essere più europea, diffidando dell’andazzo levantino della politica romana, o se preferirà volgere occhi e cuore più verso Roma che oltre le Alpi.

Milano vs Stoccolma

E’ la sfida più glam del 2019. In palio ci sono i giochi olimpici del 2026. Una sfida affascinante anche perchè Milano per costruire il suo futuro deve fare i conti con il suo passato. Dopo celti e romani, è arrivato un popolo dalla lunga barba, originario della Scandia, che ha portato in città il vento del nord e dato il nome alla nostra regione. La terra gotica, nordica, dei figli di Odino ci chiama ora a una impresa titanica.

Autonomia vs Roma

Milano è una città strana. Rappresenta da sempre un’eccezione in Italia, apprezzata nel mondo per qualità che vengono riconosciute come non italiane. Eppure è una delle città al mondo più sottomesse nei confronti della sua capitale. Se si guarda in un’ottica internazionale sembra assurdo che la città più internazionale d’Italia sia l’unica tra le grandi città europee a non avere uno status amministrativo differenziato rispetto a Vigevano, Pavia o a qualunque altro comune del Paese. L’autonomia amministrativa non è una richiesta egoistica ma la risposta alla necessità di avere un grande hub internazionale, che possa competere ad armi pari con i centri più attrattivi per imprese e lavoratori internazionali. Altrimenti, se si rimane sotto Roma in tutto, l’unico risultato internazionale a cui possiamo aspirare è la crescita nel turismo, come accade in nazioni considerate terra di vacanze più che luogo in cui vivere. Tutto molto bello che gonfia di orgoglio, ma il vero valore si continuerà a creare altrove.

Sala vs ?

All’orizzonte del regno di Sala non si scorgono nubi. La sua amministrazione sembra immune da qualunque critica o possibile alternativa. Questo potrebbe essere un bene se gli consentisse di spingere sul’acceleratore con progetti ambiziosi, può essere un male se invece lo porta ad adagiarsi su un’indolenza e un’arroganza che spesso colpisce chi crede di avere un potere intoccabile. Che sia l’assenza di un’alternativa il pericolo più grande per l’amministrazione Sala?

ANDREA ZOPPOLATO

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