La curiosa storia dei 5 FIUMI INTERRATI di Milano

Tranne il Lambro, tutti i fiumi naturali che attraversano Milano sono stati interrati e passano sotto il livello stradale. Quali sono? Quando sono stati interrati? Dove passano?

Milano è una città d’acqua. Si trova lungo la “linea dei fontanili”, quel tratto di terra in cui nel sottosuolo si incontrano strati geologici di differente permeabilità che permettono alle acque più profonde di raggiungere la superficie. Non a caso, sono ben 5 i grandi corsi d’acqua che raggiungono o sfiorano la città: l’Olona, il Lambro, il Seveso, oltre a Ticino e Adda. A questi si aggiungono anche torrenti minori. Tranne il Lambro, tutti i fiumi naturali che attraversano Milano sono stati interrati e passano sotto il livello stradale.

Vediamo quali sono e qualche loro curiosità (Nota: i Navigli sono canali artificiali costruiti solo intorno al Quattrocento)

La curiosa storia dei 5 FIUMI INTERRATI di Milano

#1 Olona

Come Parigi ha la Senna e Londra il Tamigi, così Milano ha l’Olona. È il principale fiume della città che per molti secoli vi ha portato acqua e benessere, ma oggi scorre sotterraneo e alquanto ignorato nella zona ovest di Milano.

Famoso per le sue cascate, l’Olona lungo 71 km scorre interamente in Lombardia e nasce a 548 metri nell’area naturale protetta del Parco Regionale Campo dei Fiori, in provincia di Varese. Attraversa poi tutta l’alta pianura milanese e raggiunge Rho prima e Pero poi. Arrivato in Piazzale Lorenzo Lotto* (refuso corretto), prosegue il suo percorso fino in Piazza De Angeli, una volta detta La Maddalena. Da qui, sin dall’antichità, fu deviato verso la città. Si diramava poi per formare la cosiddetta Isola di Brera, tra le attuali via di Giorgio Washington e Vincenzo Foppa, per riunirsi prima di sfociare nella Darsena con il famoso canale chiamato “ramo darsena”.

Olona_in_via_Carlo_Troya

Solo nel 1919 fu costruita nell’attuale Piazza Tripoli la deviazione verso il fiume Lambro Meridionale delle acque dell’Olona, che sarebbero dovute normalmente entrare nel “ramo darsena”. Questa nuova strada era utilizzata soprattutto nelle annate di secca per dare acqua al fiume Lambro, che al tempo era un collettore di fogna della città e per questo era anche chiamato “Lambro Merdario”.

olona milano celtica

La prima opera di copertura dell’Olona avvenne nel 1935 su una parte del “ramo darsena”, tra le attuali via Valparaiso e viale Coni Zugna, dove poi fu costruito l’attuale Parco Solari. Poi con l’espandersi e l’industrializzarsi della città, le acque del fiume diventano tra le più inquinate e si inizia l’opera di tombinatura per tutti gli anni 50 e 70, fino a che l’Olona scomparse sotto le strade di Milano dove ancora oggi scorre tranquillo.

Piccola nota: per evitare inondazioni dell’Olona nel suolo cittadino, è stato costruito un canale artificiale detto “deviatore Olona” che sposta le acque in eccesso verso Corsico e le immette nel Lambro.

#2 Seveso

E’ uno dei più noti fiumi cittadini, soprattutto per le sue ricorrenti esondazioni. Il Seveso è lungo 52 km e nasce a Cavallasca, in provincia di Como, sul monte Sasso a 490 metri. Da qui poi passa da Bresso e raggiunge Milano in Zona Niguarda. Ai tempi dei romani, il fiume proseguiva fino al centro storico cittadino penetrando da Piazza San Babila per alimentare le terme Erculee. Le sue acque arrivavano fino a sud est di Milano e si immettevano nel fiume Lambro dopo aver percorso il moderno canale Cavo Redefossi all’altezza delle successive mura spagnole.

Questo percorso fu modificato nel 1471, quando vennero terminati i lavori del Naviglio della Martesana. I due corsi d’acqua si incrociarono precisamente all’altezza di via Giacomo Carissimi e il Naviglio della Martesana diventa foce del Seveso.

Anche in questo caso il fiume venne gradualmente interrato nel corso del 1900, proseguendo nella copertura dal centro verso la periferia, prima fino a Niguarda poi fino al confine comunale con Bresso. Oggi ci sono 9 km di fiume coperto.

Piccola nota: Il Seveso ha richiamato l’interesse di tutta Europa con un incidente avvenuto il 10 luglio 1976, passato alla storia come “disastro di Seveso“. Un incidente avvenuto nell’azienda ICMESA di Meda causò la dispersione di una nube di una sostanza chimica fra le più tossiche, la diossina TCDD. Questo veleno colpì tutti territori lungo il fiume Seveso, in particolare il comune omonimo.

Leggi anche: Covid e Seveso: la Lombardia come nel disastro del 1976

#3 Torrente Pudiga

Attraversa la città metropolitana e poi il Parco delle Groane. È l’ultimo affluente dell’Olona, in cui si immette precisamente all’altezza di piazza Carlo Stuparich, in zona San Siro. Scorre ancora oggi nel sottosuolo di via Espinasse, via Accursio e sotto la circonvallazione filoviaria.

Il suo percorso è stato totalmente interrato con i lavori avvenuti tra il 1955 e il 1967.

 

#4 Torrente Merlata

Nasce a Baranzate dall’unione di altri due torrenti Nirone e Guisa. Attraversa poi i quartieri di Gallaratese e Lampugnano, arriva nella zona a sud del Montestella e qui si unisce al Pudiga e, dunque, poi all’Olona. Così come il Pudiga, anche il Merlata è uno dei tanti corsi d’acqua che rimangono nel sottosuolo di Milano perché coperti negli anni 50 del secolo scorso.

Piccola nota: il torrente dà il nome alla celebre Cascina Merlata.

#5 Torrente Bozzente

Un torrente che a tratti è ancora visibile. Prende avvio nel territorio tra Varese e Como, per poi procedere in direzione di Lainate. Sottopassa l’Autostrada dei Laghi e il Canale Villoresi. Entrato in territorio di Rho, scorre quasi interamente sotto il livello stradale per poi riapparire nei pressi della stazione di Rho. Confluisce infine nel fiume Olona. Anche il Bozzente è stato in parte vittima dell’opera di copertura delle acque avvenuta nel secolo scorso.

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