Covid19 e Diossina: la Lombardia come SEVESO durante il disastro del 1976

Le morti, l’arresto dell’economica locale, il marchio di ‘infettati’. I lombardi hanno rivissuto sulla propria pelle quello che Seveso ha già vissuto a metà degli anni ‘70

Il disastro di seveso

La paura di ciò che non si conosce, le regole restrittive, la zona rossa. Le morti, l’arresto dell’economica locale, il marchio di ‘infettati’. Con il Covid si è rivissuto il trauma di allora, i lombardi hanno rivissuto sulla propria pelle quello che Seveso ha già vissuto alla fine degli anni ‘70, il Disastro di Seveso.

Il Covid-19 e diossina: la Lombardia come Seveso durante il disastro del 1976.

Uno dei dieci disastri ambientali più gravi al mondo

incidente seveso diossina
incidente seveso diossina

Allora non si conosceva la sostanza chimica che, il 10 luglio del 1976, fuoriuscì da un reattore dell’Icmesa di Meda. Una nube tossica di diossina investì una vasta area di terreni dei comuni limitrofi della bassa Brianza, particolarmente quello di Seveso. Noto come il Disastro di Seveso, fu il primo vero disastro ambientale italiano, di risonanza internazionale, classificato tra i primi 10 al mondo dal Time (all’ottavo posto).


Morti precoci, malattie cardiache, tumori, infertilità, queste alcune delle conseguenze sulla salute delle persone a causa della diossina. Oggi come allora abbiamo rivissuto senza conoscere pienamente ciò che si propaga tra noi: molto virale, tanto da riempire gli ospedali lombardi. Ma può essere utile rivivere quello che accadde sottolineando alcune somiglianze.

Le zone di restrizioni

Il disastro di seveso

In seguito alla fuoriuscita della nube bianca, l’area di Seveso colpita venne suddivisa in zona A e B, secondo il grado di pericolosità ambientale. In un mese gli abitanti della zona A furono fatti evacuare dalle proprie case. Per precauzione vennero distrutte colture e abbattuti tutti gli animali da cortile. Per anni tutta la Zona A fu presidiata da militari con il divieto assoluto di ingresso.

Così prima Codogno e Casalpusterlengo zone rossa poi tutta la Lombardia è stata chiusa



Il marchio di ‘infetto’, una macchia rimasta per anni

Paura dell’incerto, paura del futuro, paura dell’irreparabile. I telegiornali di oggi come allora raccontano di un territorio deserto, fermo, che quasi non lo si riconosce più. Molti dicono: sarà come le altre volte, passerà. Però qualcosa è già cambiato e nulla sarà più come prima. Il nome di Seveso, come quello della Lombardia in epoca Covid, è diventato un marchio lugubre in giro del mondo. 

Quanto ci vorrà prima di levarci questa macchia? Ora Milano ammette che deve ripartire per superare il male. A noi ci resta ora solo di seguire le regole nella speranza di tornare un giorno a non dover più temere l’aria che respiriamo o chi incontriamo.

SILVIA BOCCARDELLI

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