La Città dello SPORT: nuovi impianti per una Milano all’altezza delle OLIMPIADI

La Città dello Sport per i giovani e per le piccole società. Nuovi palazzetti in un progetto che potrebbe rientrare nelle Olimpiadi 2026 Milano-Cortina.


In ogni città, Milano su tutte, la vita quotidiana divisa tra lavoro e famiglia può essere alquanto stressante, pertanto urge un luogo in cui sfogare i propri malesseri. Cosa c’è di meglio di uno spazio in cui scaricare la tensione praticando del sano sport? La Città dello Sport sa da fare e possibilmente entro le Olimpiadi del 2026.

La Città dello SPORT: nuovi impianti per una Milano all’altezza delle OLIMPIADI

# La città dello sport per le Olimpiadi invernali del 2026

Credits: milano.repubblica.it

Sono anni che tra i tanti progetti ventilati o esistenti si parla anche di una città dello sport. Con l’aggiudicazione delle Olimpiadi invernali del 2026 in gemellaggio con Cortina il Comune lascia presupporre si faranno nuove strutture ma la possibilità che tali strutture possano poi diventare le solite cattedrali nel deserto come già tristemente avvenuto in altre località (vedi Torino ed il villaggio olimpico o la pista di bob) indicherebbe sia meglio adoperarsi per costruzioni meno faraoniche ma decisamente più adattabili alle esigenze di Milano.


# Hockey e pallavolo in cerca di casa

Credits: pistoiasport.com

Abbiamo già il Forum di Assago che solo con l’Olimpia può contare nella occupazione di quasi tutta la capienza. L’Hockey che una volta vantava di una gloriosa squadra in serie A è passato di moda, la pallavolo tranne che in rari casi di confronti internazionali ha bisogno di strutture più piccole, così come molte altre realtà che non trovano palazzetti adeguati e si adattano a palestre spesso al limite delle norme richieste. Ne va quindi la possibilità di poter esercitare e crescere di moltissime società, squadre e sport vari che non trovano una “casa” adeguata alle attuali esigenze.

# Il PalaIseo: fonte d’ispirazione per nuovi mini palazzetti

Credits: milanosport.it

Non siamo quindi contrari ad una città dello sport che raggruppi strutture polivalenti e che potrebbero trovare sede, per esempio, nella vecchia piazza d’Armi retrostante alla caserma Perrucchetti in quel lembo di terra che viene sempre preso d’assalto da progetti e speculazioni di ogni sorta, ma saremmo più felici se ogni Municipio di Milano potesse essere dotato di un palazzetto dello stesso taglio del PalaIseo, situato in via Iseo, zona Niguarda, che con i suoi 400 posti a sedere indica un taglio strutturale perfetto per il 99% delle società che operano le loro attività al chiuso. Un parallelepipedo in cemento da poter replicare riducendo i costi di progettazione e realizzazione al limite con grande risparmi del Comune.

# Cosa manca a Milano? Nuovi campi e palazzetti a uso pubblico

Credits: canottierimilano.it

Mancano inoltre piscine olimpioniche coperte, fatta eccezione della Canottieri Milano che è privata e che in inverno è agibile grazie ad un pallone pressostatico oltre alla nuovissima piscina del REC Center della Bocconi, prima olimpionica da 50 metri coperta con struttura in cemento, sempre privata.



Mancano campi da calcio, rugby, tennis e ora anche da paddle che con la grande espansione di praticanti soffre nel non poter trovare campi liberi. Insomma bisognerebbe operare per costruire campi e palazzetti che siano poi funzionali e agibili tutto l’anno e accessibili senza grandi budget considerando che la stragrande maggioranza delle società che permettono di praticare lo sport a Milano sono gestite e foraggiate tendenzialmente da veri e propri filantropi che immettono soldi personali per far si che giovani e meno giovani possano esercitare, divertirsi e tenersi in forma praticando sport.

# Lo sport aiuta il corpo e la mente, soprattutto dei ragazzi

Credits: labottegadellopsicologo.it

Lo sport è salute, aggregazione, è una valida alternativa alla strada e al bighellonamento di molti ragazzi che trovano, proprio nello sport, una valvola di sfogo oltre che, a volte, una fonte di guadagno diventando maestri, istruttori e coach oltre al sottobosco di occupazioni necessarie per il normale funzionamento di ogni società. Basterebbe che chi si occupa di sport sia competente ma, soprattutto, conosca la realtà sportiva e di come si mantiene e funziona. Pertanto, concludendo, ben venga una Città dello Sport ma quello di cui c’è realmente bisogno sono campi e palazzetti che si adattino a tutte quelle società che non sono l’eccellenza, alle quali rivolgiamo ogni onore e rispetto, ma a quella moltitudine di gruppi sportivi, squadre e società minori che da sempre sono la colonna vertebrale dello sport in città ma anche in Italia.

# Guadagni, costi e risparmi

Credits: iefeso.it

Per finire, ma non meno importante, è necessaria una gestione che non sia estremamente orientata al guadagno ma che possa calmierare i costi di esercizio perché quello che non viene guadagnato direttamente dai ricavi generati dagli affitti orari viene poi generato in termini di risparmio grazie alla salute che si gode facendo sport, quindi meno obesità, problemi vascolari, muscolari e di sviluppo. Al massimo qualche spesa ortopedica ma una visita in qualche reparto ortopedico da parte di un atleta equivale ad una ferita di guerra per la quale andare fieri. Provare per credere.

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ROBERTO BINAGHI

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Roberto Binaghi
Nato a Milano il 25 agosto 1965. Sin da bambino frequento l’azienda di famiglia (allora una tipografia, ora azienda di comunicazione e stampa) dove entrerò ufficialmente a 17 anni. Diplomato Geometra all’Istituto Cattaneo a 27 anni e dopo aver abbandonato gli studi grafici a 17, mi iscrivo a Scienze Politiche ma lascio definitivamente 2 anni dopo per dedicare il mio tempo libero alla famiglia e allo sport. Sono padre di Matteo, 21 anni, e Luca, 19 anni. Sono stato accanito lettore di quotidiani e libri storico-politici, ho frequentato gruppi politici e di imprenditori senza mai tesserarmi, per anni ho seguito la situazione politica italiana collaborando anche con L’Indipendente allora diretto da Vittorio Feltri e Pialuisa Bianco (1992-1994). Per questioni di cuore ho iniziato a seguire il mondo del basket dilettantistico ricoprendo il ruolo di dirigente della società Ebro per oltre 10 anni e della Bocconi Basket FIP dal settembre 2019 (ruolo che ricoprirò anche per la prossima stagione). Nel corso degli anni ho contribuito allo sviluppo di alcune start-up e seguito alcuni progetti di mia ideazione che hanno come obiettivo la rivalutazione del patrimonio meneghino oltre che un chiaro interesse sociale.

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