Il TABÙ del GIOCO legale

Il comparto del gioco legale è chiuso da 8 mesi a causa della pandemia, lasciando i lavoratori a casa e dando il potere al gioco illegale

Credit: ilsole24ore.com

In un giorno semi primaverile a 15 km da Milano, nella ridente cittadina di Corbetta (cittadina che deve il suo nome a sant’Ambrogio il quale nell’anno 374, in groppa ad una mula di nome Betta, scappava da Milano incitando in dialetto il quadrupede a correre con un “cur Betta”) mi trovo nel bar di Patty.

Il TABÙ del GIOCO legale

Nel bar di Petty si annidano una miriade di famigerate p.iva, artigiani, operai e pensionati. Siamo in un luogo dove l’ascolto e l’osservazione trovano piena soddisfazione.


Vedo la gente che fa sacrifici, lavora basandosi principalmente sulla propria forza fisica e presenza costante nei luoghi deputati alla fatica: la barista, il muratore, la custode, il ferroviere, la parrucchiera, la badante, l’idraulico…

Passano di qui a certe ore fisse, perché loro non collaborano da remoto o come si usa dire a Milano in “smartworking”; alle 6,30 arrivano per il caffè e alle 12, a volte, per il pranzo. Le loro mani non sono affusolate e morbide, il loro sguardo ha un fondo di stanchezza che mi ricorda quello di mio padre e sento che in questo bar posso stare “come d’autunno sugli alberi le foglie” percependo le stagioni dell’anima anche senza guardare fuori dalla finestra.

Proprio qui, dove impazzano i discorsi sulla situazione pandemica e sul futuro del lavoro, incontro Andrea del punto SNAI che mi spiega che il loro comparto è chiuso da 8 mesi (sui 12 di Covid), sottolinea che il gioco legalizzato è estremamente controllato e che chiudendo le attività come la sua, lo stato non fa altro che dare agio al gioco illegale. Ma cosa significa questo?



# Un problema che riguarda anche noi non giocatori

Le giocate illegali, che vanno ad arricchire la criminalità organizzata sono aumentate, mentre l’erario italiano nel 2020 ha perso 5 miliardi e c’è inoltre da considerare che sono 150 mila le persone a casa che stanno attendendo che i nuovi provvedimenti le facciano tornare a lavorare, in totale sicurezza e con la dignità di chi è abituato a guadagnarsi la giornata, anche perché “di ristori non si parla e la cassa integrazione non arriva o arriva a singhiozzo”.

Premetto che non frequento il gioco legalizzato e nemmeno quello d’azzardo, non ricordo di aver mai nemmeno comprato un biglietto della lotteria; però una sola volta a Las Vegas mi sono imbattuta in miriade di slot machines e sono caduta in tentazione scappando col malloppo dopo un’unica giocata fortunata che ho subito investito in un’ottima cena americana.

# “Giocate d’asporto” o “giocate a domicilio”

Credit: topscommesse.com

Quindi dico ad Andrea, cerchiamo una soluzione per fare in modo che riapriate, ci sarà qualcosa di intelligente da proporre al Governo e in quel momento Patty, la proprietaria del bar, dice “facciamo le giocate da asporto come facevamo col caffè “… A quel punto mi sembra di aver sentito una proposta estremamente smart e mi si illuminano gli occhi quando Andrea conferma che sì, sì può fare!

Con degli accorgimenti tipo: prenotare dalla app le giocate e poi passare al punto Snai per confermare la giocata, basterà passare al cliente lo scontrino dalla grata del punto gioco (come in farmacia).

E poi pensiamo a qualcosa di più disruptive, Andrea arriva a suggerire che si potrebbero organizzare le consegne a domicilio, senza che i giocatori escano da casa; insomma consegnare la stessa giocata con i riders, creare una specie di Deliveroo o Glovo delle scommesse legali.

# Effetti collaterali

Il proibizionismo negli USA aveva creato dei danni enormi, se pensiamo al periodo dal 1920 al 1933, ricordiamo che quello fu il momento di massima ascesa della mafia….cerchiamo di non seguire questo esempio chiudendo le sale del gioco legale.

Il gioco legalizzato non deve essere demonizzato in quanto grazie a queste attività sul territorio si possono tenere sotto controllo certi flussi di denaro e assicurare un monitoraggio costante del settore escludendo le mafie e l’illegalità legata anche allo strozzinaggio.

Non dimentichiamo certamente gli altri comparti come per esempio quello dello sci, ma anche le palestre, i centri benessere, i locali serali, senza considerare l’intero settore della cultura o quello collegato a fiere e a eventi…Anche qui sono numerose le persone che non possono tornare al lavoro e non hanno alcuna certezza di essere aiutati economicamente.

Il Tg sta raccontando proprio ora dell’ennesima vittima da Covid, non ha mai contratto il virus ma si è tolto la vita perché non aveva più senso di essere vissuta: il lavoro è una parte fondante della dignità di un uomo, e in Italia è anche un diritto sancito dalla Costituzione. L’articolo 1. 

Continua la lettura con: Aziende milanesi in CRISI: 1.360 aziende e 42% di nuove imprese in meno. I tre SETTORI più colpiti

LUISA COZZI

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