Fu così che due MILANESI si giocarono il futuro dell’Italia

Se guardo al futuro prossimo del Paese vedo due possibili protagonisti con il boccino in mano. Personaggi diversissimi tra di loro con un unico punto in comune: Milano.

I risultati delle elezioni sono ancora caldi di forno che già si moltiplicano le palle di cristallo su quello che accadrà. Lo scossone è stato netto, nel giro di un anno lo scenario della politica nazionale è stato rivoluzionato. Il partito egemone è precipitato, la Lega ha raddoppiato i suoi voti balzando al primo posto, il PD ha invertito la tendenza con un nuovo segretario che fa l’occhiolino ai 5 Stelle.

La sensazione diffusa è da una situazione così trasformata possa derivare qualunque cosa. Se si immagina il futuro, assurdo e verosimile sono separati da una sottile linea: difficile escludere a priori ogni previsione. D’altra parte questo contesto così confuso in una politica mai così mutevole fa venire voglia di provare a prevedere quello che potrebbe accadere.

Se guardo al futuro prossimo del Paese vedo due possibili protagonisti con il boccino in mano. Personaggi diversissimi tra di loro con un unico punto in comune: Milano.

Se guardo al futuro prossimo del Paese vedo due possibili protagonisti con il boccino in mano. Personaggi diversissimi tra di loro con un unico punto in comune: Milano.

Fu così che due MILANESI si giocarono il futuro dell’Italia

#1 Matteo Salvini

Il primo protagonista è scontato. Il capitano è diventato generale, a capo di un partito che in un battito di ciglia è passato dal 4% al 34%, primo in Italia e tra i più forti d’Europa. Dalla campagna elettorale del 2018 ad oggi non ha sbagliato un colpo. In un anno di governo ha fatto la scorpacciata del partito di maggioranza, giocando al cavaliere bianco (il partito del sì) contro il cavaliere nero (il partito del no). Forse unico caso di partito di minoranza di governo che ribalta il primo partito italiano, passando dalla metà al doppio dei suoi voti in poco più di un anno. Dal punto di vista politico ha saputo trasformare in opportunità ogni situazione che si è trovato sul suo cammino: TAV no TAV, inchieste e scandali per l’azione anti immigrazione, scontri con l’Europa e, soprattutto, ogni attacco ricevuto dai media e dai suoi avversari politici. Inutile girarci attorno: quota 34% è un capolavoro di fiuto e di astuzia politica. Ora tutti gli occhi sono puntati su di lui per capire che cosa combinerà. Quello che capiterà lo si può intravedere tra le pieghe del suo primo discorso post elezioni, quando ha dichiarato che non userà il risultato ottenuto per chiedere mezzo ministro o mezzo segretario in più, ma solo per accelerare alcuni punti del contratto elettorale su cui i 5 stelle per ora hanno alzato il ponte levatoio: flat tax, autonomia di Veneto e Lombardia, TAV. E’ proprio questo il punto. Non si tratta di richieste banali, ma di proposte che vanno contro l’identità stessa dei 5 stelle, movimento che basa la sua forza sulle regioni del sud, contrarie all’autonomia, sulla giustizia sociale, in contraddizione con la flat tax, e sull’opposizione alla Torino e Lione.

Salvini ha il boccino in mano. Sa bene che se dovesse predisporre un pacchetto con tutte queste richieste da fare approvare ai 5 Stelle si arriverebbe alla rottura. In fondo Salvini in mano ha un boccione costituito dal 34% delle preferenze e dalla potenziale maggioranza della coalizione di centro destra, di cui è sovrano assoluto. Può andare avanti con il governo facendo passare la sua linea, ingraziandosi così il suo elettorato e stritolando definitivamente i 5 stelle, oppure può puntare alle elezioni che gli potranno consentire di arrivare dritto dritto alla carica di primo ministro. Salvini sembra in una situazione in cui qualunque cosa accada lui si presenterà alla cassa a ritirare la sua vincita. Ma tra un governo controllato e la crisi con le elezioni c’è anche una terza strada. Una strada che potrebbe mettere in scena un altro protagonista, forse l’unico avversario possibile allo strapotere del capitano. 

Salvini sembra in una situazione in cui qualunque cosa accada lui si presenterà alla cassa a ritirare la sua vincita. Ma tra un governo controllato e la crisi con le elezioni c’è anche una terza strada.

#2 Beppe Sala

Siamo arrivati alla terza ipotesi. Salvini alza le sue richieste, i 5 stelle non cedono e si arriva alla rottura del governo. La Lega e Fratelli d’Italia invocano le elezioni. I 5 stelle tremano, sanno che in caso di voto, 2 su 3 dei loro eletti rischia di rimanere a casa. Perdendo così uno stipendio corposo e benefit garantiti per altri quattro anni, tutto per portare in Parlamento un movimento molto indebolito alla mercé dei partiti tradizionali. Ma i 5 stelle non sono i soli a tremare dall’idea di tornare al voto. C’è anche il PD costituito ancora da molti parlamentari renziani che con la nuova segreteria di Zingaretti sono a rischio di essere lasciati fuori lista o, quantomeno, si vedranno togliere il paracadute elettorale, tipo Boschi candidata in un carosello di collegi, per giocarsela in collegi blindati per gli avversari. Un PD che rischia di andare alle elezioni con la certezza di non poter puntare alla maggioranza e di vedersi annullata anche la possibilità di creare un governo con i 5 stelle, vista la loro probabile caduta. Quindi, che senso avrebbe affrontare le elezioni per lasciare il paese in mano al centro destra? Se a questo si aggiungono il piccolo esercito di deputati e senatori di Forza Italia che, discorso simile a quello dei 5 stelle, in caso di nuove elezioni sono sicuri di una cosa: molti di loro perderanno seggio, prebende e sfiziosità varie. 

In caso di crisi di governo solo il 17% dei parlamentari avrebbero un vantaggio a tornare ad elezioni, quindi come si fa a pensare che si arriverà allo scioglimento delle Camere? Mai vista una cosa del genere nella storia d’Italia. E allora che cosa dovrebbe accadere? Anche in questo caso la strada porta a Milano, questa volta in piena zona 1.

In caso di crisi di governo solo il 17% dei parlamentari avrebbero un vantaggio a tornare ad elezioni, quindi come si fa a pensare che si arriverà allo scioglimento delle Camere?

Questa la prevedibile successione di avvenimenti.
Crisi di governo, tutti a parole invocano le elezioni ma prima c’è da votare la legge di bilancio, quindi si va avanti senza governo per votarla in Parlamento, passa l’aumento dell’IVA, ufficialmente per colpa di nessuno, la crisi prosegue, tutti a parole invocano le elezioni ma intanto la borsa va giù, lo spread impazza, i giornali lanciano titoloni, inizia a circolare la parolina magica “responsabilità”, i responsabili chiedono aiuto a Mattarella, l’Europa alza la voce contro salti nel vuoto, Mattarella avvia le consultazioni, si bruciano tre o quattro nomi, Conte, Cottarelli, Gentiloni, finchè alla fine proprio quando lo spettro delle nuove elezioni o della bancarotta dello stato, più il primo del secondo, atterrisce i parlamentari, ecco all’orizzonte l’uomo della Provvidenza, l’unico politico di centro sinistra che si sta dimostrando capace di consenso e che ha l’immagine del bravo amministratore, in più è di Milano, ha dietro di sé il successo di Expo, è apprezzato in Europa, forse avrà conquistato anche le Olimpiadi, non ha tessera di partito, potrebbe essere l’uomo giusto per far smettere di litigare PD, 5 Stelle, Forza Italia e traghettare il paese fino al più ambito sogno di ogni parlamentare: la fine della legislatura.

Sala all’inizio si dichiara freddo, tentenna, prende tempo, ricorda che lui fa il sindaco ed è felice di farlo, poi si lascia tirare per la giacchetta, i bimbi piangono, allora dice forse sì, ma a queste condizioni, tra cui una vasta maggioranza, scopre d’incanto di avere con sé tutti i 5 stelle, il PD, la sinistra, la maggioranza dei parlamentari di Forza Italia et voilà, proprio quando ci stavamo preparando alla cabina elettorale, ha inizio un nuovo governo del Presidente, di scopo, dei responsabili che ci conduce a tre anni e passa di braccio di ferro tra due milanesi.  Uno con in pugno il Parlamento, l’altro che fa incetta di comuni e regioni preparandosi alla presa del potere più scontata della nostra storia. Anche se per lui il futuro si farà attendere.

Ah, e Milano? Senza più il suo sindaco la sinistra dovrà trovare l’uomo giusto per presentarsi in continuità con il nuovo primo ministro. Che ne dite di Boeri?

Fantapolitica? Chi scommette con me una cena?

ANDREA ZOPPOLATO

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Andrea Zoppolato
Più che in destra e sinistra (categorie ottocentesche) credo nel rispetto della natura e nel diritto-dovere di ogni essere umano di realizzare le sue potenzialità, contribuendo a rendere migliore il mondo di cui fa parte.